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 2026  febbraio 19 Giovedì calendario

Quarant’anni fa Silvio Berlusconi planò sul calcio italiano (e non solo) con l’acquisto del Milan che avrebbe trascinato in cima al mondo: «Lui è stato l’uomo della svolta in termini di organizzazione e soprattutto di affetto che aveva nei confronti di questo club

Quarant’anni fa Silvio Berlusconi planò sul calcio italiano (e non solo) con l’acquisto del Milan che avrebbe trascinato in cima al mondo: «Lui è stato l’uomo della svolta in termini di organizzazione e soprattutto di affetto che aveva nei confronti di questo club. Lui è stato la chiave di tutto», le parole di Roberto Donadoni, il primo acquisto dell’era Berlusconi.
Donadoni, lei fu pagato dieci miliardi di lire dall’Atalanta.
«Avevo l’opportunità di approdare in un club del quale ero tifoso fin da ragazzino. Il fatto di indossare quella maglia e di essere desiderato da un presidente come Berlusconi fu per me motivo di orgoglio».
Una volta lei disse: Berlusconi ti faceva rendere di più…
«Sì, ci dava un grande esempio. Ce lo dava con la cura di ogni singolo dettaglio. Ti rendeva consapevole di questo ed essendo lui un esempio, ti trasmetteva questo suo credo».
Per lei litigarono pure Juventus e Atalanta.
«In quegli anni i giovani dell’Atalanta andavano alla Juventus e per me poteva valere la stessa cosa. La parte affettiva, visto il mio tifo per il Milan, mi ha portato in una direzione diversa nonostante la Juventus all’epoca fosse la squadra che vinceva di più e otteneva i migliori risultati. Forse, inizialmente, poteva sembrare una scelta azzardata, ma la parte sentimentale ha avuto la sua spinta».
Berlusconi disse: “Donadoni accende la luce a San Siro”. Una frase rimasta nella storia.
«Chiaramente è stata una cosa che mi ha riempito di orgoglio e di responsabilità. Una frase che mi fece piacere. Mi sono sentito in dovere di ripagare questo affetto».
Un giorno Berlusconi la prese per il braccio a Milanello e le chiese se anche lei lo considerava Re Mida.
«La prima stagione non è stata facile. Ci trovammo a giocarci lo spareggio con la Sampdoria per andare in Coppa Uefa. Lui, come era solito fare, era vicino alla squadra prima dei grandi appuntamenti. Mi prese sottobraccio e mi fece questa domanda. La gente lo considerava un Re Mida e io ero imbarazzato, ma lui anticipò la mia risposta. Mi disse che in realtà lui non lasciava nulla di intentato. Cercava di fare tutto quello che era nelle sue possibilità. Risposta semplice che racchiudeva un grande insegnamento».
In tutto questo cosa è stato Silvio Berlusconi per lei?
«Lui ha sempre avuto un rapporto buono con tutti noi. In certe occasioni ci siamo sentiti. Magari io lo chiamavo per salutarci, parlavo con la sua segretaria e lui puntualmente il giorno dopo mi contattava. È successo pochi giorni prima della sua scomparsa e mi ha fatto piacere parlare con lui in quella circostanza. Era appena tornato dal San Raffaele e volevo sentire come stesse. Al telefono la voce era stanca. Mi disse: “Mi fa piacere che ti sei ricordato del tuo presidente”. Mi ha aperto il cuore e anche in quella circostanza si è dimostrato altruista. Mi ha chiesto come stessi, si preoccupava di questo. È stato un’altra sua lezione».
Quando il Milan è davvero salito sul tetto del mondo, come lui aveva profetizzato anni prima, cosa avete pensato nello spogliatoio, fra di voi?
«Quello era un gruppo capitanato da Berlusconi. Non credo che qualcuno di noi abbia pensato “ok, ci siamo arrivati”. Anzi, si pensava a cosa potesse venire dopo, con la consapevolezza che tutto questo portava indiscutibilmente a migliorare qualcosa, perché tutti quanti quando sei in alto cercano di farti cadere. Tu dovevi dare continuità e cercare altri stimoli».
Come ha visto in questi anni il Milan senza Silvio Berlusconi?
«Chiaramente è un Milan che, come la nostra società, condivide pregi e difetti. Ci si deve adeguare un po’, è una gestione di un certo tipo. Finito quel periodo, le cose dovevano essere affrontate in maniera diversa. Questo fa parte della vita. Non mi piace quando sento dire “era meglio o peggio”. I tempi oggi sono decisamente diversi ed è logico che ci si debba adeguare. Non vuol dire accettare passivamente tutto, ma cercare di dare un contributo affinché le cose possano migliorare».