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 2026  febbraio 19 Giovedì calendario

Epstein, l’accusa degli esperti Onu «Possibili crimini contro l’umanità»

Per la prima volta il caso Jeffrey Epstein viene accostato alla categoria più grave del diritto internazionale: i crimini contro l’umanità. Dai milioni di file resi pubblici dal dipartimento di Giustizia americano emerge, secondo un gruppo di esperti indipendenti nominati dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, l’esistenza di una «impresa criminale globale» fondata su abusi sessuali, tratta e sfruttamento sistematico e su larga scala di donne e ragazze.
«La portata, la natura, il carattere sistematico e transnazionale di queste atrocità sono così gravi che alcune potrebbero ragionevolmente rientrare nella soglia legale dei crimini contro l’umanità», si legge in una nota del gruppo. I fatti descritti nei documenti si inserirebbero in un contesto di suprematismo, razzismo, corruzione e misoginia estrema, con una vera e propria mercificazione e disumanizzazione delle vittime.
Gli esperti chiedono un’indagine indipendente, approfondita e imparziale, non solo sui singoli episodi ma anche sulle eventuali coperture che hanno consentito al sistema di operare per anni. Nei fascicoli pubblicati, tra l’altro, ci sarebbero anche «gravi carenze di conformità e redazioni maldestre» che avrebbero esposto informazioni sensibili su oltre 1.200 vittime, aumentando il rischio di ritorsioni e stigmatizzazione. «Voltare pagina è inaccettabile», avverte il gruppo di lavoro dell’Onu: le dimissioni non sostituiscono la responsabilità penale. «Nessuno è troppo ricco o troppo potente per essere al di sopra della legge», spiegano.
Intanto le procure di Parigi e Londra invitano possibili vittime e testimoni a farsi avanti. In Francia cinque magistrati indagano su reati commessi sul territorio o che coinvolgano cittadini francesi. Nel Regno Unito nuove verifiche riguardano anche i legami con Andrea Mountbatten-Windsor, già duca di York, che ha sempre negato ogni accusa, comprese quelle relative a Virginia Giuffre. Negli Stati Uniti il caso resta una mina politica. Hillary Clinton ha definito «un diversivo» le domande sui rapporti suoi e del marito con Epstein, accusando i repubblicani di voler proteggere Trump. I Clinton compaiono nei file ma senza prove di coinvolgimento criminale e l’ex first lady chiede che la loro audizione al Congresso sia pubblica.
Secondo un sondaggio Reuters/Ipsos, il 69% degli americani ritiene che i dossier dimostrino come le persone potenti siano raramente chiamate a rispondere delle proprie azioni. Oltre l’80% di repubblicani e democratici concorda almeno in parte, ma il Paese si divide sull’opportunità di «voltare pagina»: il 67% dei repubblicani è favorevole, contro il 21% dei democratici. Le rivelazioni hanno già prodotto conseguenze ai vertici di grandi gruppi finanziari e corporate Usa, con dimissioni eccellenti e verifiche interne ancora in corso.
Intanto, mentre nuove inchieste si aprono in Europa, resta la denuncia dei sopravvissuti che parlano di «gaslighting (manipolazione psicologica, ndr) istituzionale» e di una verità ancora parziale. È su questo terreno – quello della responsabilità delle élite e della fiducia nella giustizia – che il caso Epstein continua a pesare, ben oltre le sue aule giudiziarie.