Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  febbraio 19 Giovedì calendario

Dai tempi alle tutele per la minoranza. Le nuove regole di Montecitorio

«L’ultima riforma è del 1997, io nemmeno votavo allora...». Il presidente Lorenzo Fontana ne è convinto: il nuovo regolamento della Camera, approvato all’unanimità martedì sera, è un «risultato eccezionale che durerà a lungo».
La soddisfazione del presidente della Camera nasce dall’aver «superato la disputa politica e lavorato sulle regole: una prova di maturità». Sottolinea Fontana che «siamo nell’80esimo dell’Assemblea costituente e il metodo utilizzato è stato molto simile a quello che ci fu allora». Anche il relatore Pd Federico Fornaro ne è convinto: «Le regole si decidono insieme. È importante che la riforma del regolamento della Camera sia stata approvata senza alcun voto contrario», si sono astenuti solo i 5 Stelle, grazie a un lavoro «fuori dalla contingenza quotidiana». Anche il relatore di FdI Angelo Rossi ha parlato di «un lavoro fatto in silenzio che ha consentito una riforma storica».
In effetti, non era poi scontato che maggioranza e opposizione si accordassero senza voci fuori dal coro. Un lavoro partito con l’avvio della legislatura arrivato al round finale e più sostanzioso. «Ci siamo messi tutti dietro un “velo d’ignoranza” – dice il relatore leghista Igor Iezzi – nessuno di noi sa se in futuro sarà in maggioranza o all’opposizione». Il punto di caduta della discussione è stato quello: la riforma entrerà in vigore con la prossima legislatura, dopo le Politiche 2027.
I riflettori si erano accesi sulle norme contro il cambio di casacca, il passaggio dei deputati da un gruppo a un altro, anche per l’adesione di tre deputati a Fnv. In realtà, i lavori sul tema erano iniziati ben prima. La norma prevede che i componenti dell’ufficio di Presidenza, se cambiano gruppo, decadono automaticamente dall’incarico. Inoltre, il gruppo che accoglie i fuoriusciti non si vedrà attribuita la somma corrispondente dei contributi economici, ma soltanto la metà. Si tratta del budget per i collaboratori e gli eventi del gruppo, suddiviso proporzionalmente alla consistenza del gruppo stesso. Per dare un’idea, nel 2024 la Camera ha speso 31 milioni di euro, 22 milioni il Senato. Anche Giuseppe Conte, ha sottolineato che il M5S, «è assolutamente contrario ai cambi di casacca, li abbiamo subiti»
Altra novità, il contingentamento dei tempi. Secondo Iezzi, che ha anche presentato la proposta di modifica costituzionale contro i cambi di casacca, questa norma «è stata presentata come una penalizzazione delle opposizioni, in realtà serve a evitare le questioni di fiducia: il governo sa che il passaggio parlamentare non significa rinviare un provvedimento a chissà quando». In caso di fiducia, non sarà necessario attendere 24 ore tra la richiesta della fiducia e il voto in aula. Prevista anche almeno una seduta al mese per la discussione delle proposte di opposizione, né sarà più possibile, spiega Iezzi «rinviare in commissione sine die un provvedimento senza esprimersi: quello che è accaduto nella scorsa legislatura con il premierato e in questa con il salario minimo».