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 2026  febbraio 19 Giovedì calendario

Oggi la prima riunione del Board. Per Trump solo un breve discorso

Questa mattina alle 10 locali, il presidente Donald Trump riunirà Paesi membri e osservatori all’atteso incontro inaugurale del Board of Peace, in cui si parlerà della ricostruzione di Gaza. La portavoce Karoline Leavitt ha ripetuto ieri che i membri del Board of Peace hanno promesso «oltre 5 miliardi di dollari» per gli sforzi umanitari e di ricostruzione della Striscia e «migliaia di persone per la forza internazionale di stabilizzazione e la polizia locale» (Indonesia, Marocco, Grecia, Albania potrebbero inviare personale). Il programma non è confermato dalla Casa Bianca ma alcune fonti parlano di una colazione di lavoro per i capi delegazione, seguita da un incontro del Board, con foto di gruppo all’Istituto della Pace di Washington che a dicembre è stato intitolato a Trump. Il presidente farà un discorso, ma dovrà subito partire per un altro appuntamento: è atteso oggi a Rome, in Georgia, dove visiterà un’acciaieria e parlerà di economia, poiché inizia il voto anticipato per il seggio della deputata Marjorie Taylor Greene, ex alleata ora nemica (che non si ricandiderà).
Mentre molti alleati europei si tengono cautamente a distanza o ai margini, sono attesi alla prima riunione del Board diverse nazioni del Medio Oriente e dell’Asia. La Casa Bianca ha invitato 50 paesi, 35 leader hanno mostrato interesse ma finora 27 hanno aderito – secondo il Times of Israel – mentre almeno 14 hanno rifiutato. Sono attesi i leader di Albania, Armenia, Azerbaigian, Argentina, El Salvador, Paraguay, Pakistan, Indonesia, Cambogia, Bahrain, Uzbekistan, Kazakistan, Kosovo, Qatar (il premier, che è anche ministro degli Esteri), Ungheria, Egitto (il premier), Vietnam. A livello ministeriale ci saranno Giordania, Kuwait, Emirati, Arabia Saudita, Marocco, Oman, Turchia, Bielorussia, Israele. La Bulgaria, che vuole far parte del Board dopo ratifica parlamentare, manderà una delegazione guidata da Ivan Naydenov, segretario permanente del ministero degli Esteri.
Dei Paesi osservatori: oltre all’Italia con Antonio Tajani, ci sono Cipro (ministro degli Esteri), la Grecia (vice ministro degli Esteri), la Romania (il presidente); per la Corea del Sud l’ambasciatore Yonghyon Kim; per il Giappone l’assistente speciale del ministro degli Esteri Takeshi Okubo, incaricato della ricostruzione a Gaza, per l’Olanda l’ambasciatore negli Usa, per la Polonia il consigliere di politica estera del presidente. La Commissione europea ha confermato l’invio della commissaria per il Mediterraneo Dubravka Šuica, a rappresentare «il nostro impegno per implementare la pace a Gaza»; ma la portavoce ha evitato di adottare il termine «osservatore». La Germania non diventerà membro, ma invierà il direttore generale per gli affari politici del ministero degli Esteri, Christian Buck.
Leavitt ha parlato di «risultato storico» che mira a ricostruire Gaza e di una strategia security-first: «Prima dobbiamo ottenere la sicurezza per arrivare alla prosperità». A una domanda sul rifiuto del Vaticano di partecipare perché dovrebbe essere l’Onu a gestire queste crisi, Leavitt ha replicato: «È un peccato. Non pensiamo che la pace dovrebbe essere una questione di parte, politica o controversa. Ovviamente l’amministrazione vuole che tutti coloro che sono stati invitati a unirsi al Board della Pace lo facciano, perché si occuperà della ricostruzione di un territorio che per troppo tempo ha patito violenza, spargimenti di sangue e povertà… Questa è un’organizzazione legittima con decine di membri in tutto il mondo».