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 2026  febbraio 19 Giovedì calendario

«L’Italia risarcisca la SeaWatch». Ira di Meloni sulle toghe: assurdo

L’appello del capo dello Stato Sergio Mattarella al rispetto reciproco tra le istituzioni e l’invito ad abbassare i toni sembrano caduti nel vuoto. A poche ore dall’intervento del presidente della Repubblica al Consiglio superiore della magistratura, a riaprire il fronte della polemica è stata la sentenza con cui il tribunale di Palermo ha stabilito che lo Stato dovrà risarcire la ong SeaWatch con 76mila euro per il fermo illegittimo subito da una sua nave nel 2019.
Le reazioni del centrodestra, con in testa la premier Meloni e il leader leghista Salvini, non si sono fatte attendere. «Non solo all’epoca la Rackete è stata assolta perché secondo alcuni magistrati è consentito forzare un blocco di polizia in nome dell’immigrazione illegale di massa. Oggi i giudici prendono un’altra decisione che lascia letteralmente senza parole», commenta Meloni. Il riferimento è all’allora comandante dell’imbarcazione Carola Rackete che, in piena stagione dei decreti sicurezza, il 29 giugno del 2019, forzò il blocco navale della guardia di finanza per far sbarcare a Lampedusa 42 migranti soccorsi in acque libiche. La «Capitana», così la chiamavano i suoi, venne arrestata per resistenza e violenza contro una nave da guerra (accusa da cui poi venne assolta) e l’imbarcazione messa sotto sequestro. Il 21 settembre i legali della organizzazione umanitaria fecero ricorso al prefetto di Agrigento senza avere risposta. Un silenzio assenso, così la ong interpretò la linea della prefettura. Alla nave, però, per altri 3 mesi fu impedito di prendere il mare e solo un ricorso d’urgenza sbloccò l’impasse. La restituzione dell’imbarcazione non ha chiuso il caso, perché la SeaWatch, ritenendo il fermo illegittimo, ha presentato il conto, ottenendo ieri dal tribunale la condanna dello Stato a risarcire le spese portuali, di agenzia e del carburante sostenute nei mesi del sequestro.
«Il compito dei magistrati è quello di far rispettare la legge o quello di premiare chi si vanta di non rispettare la legge?», si chiede, polemica, la premier. E di «decisione incredibile» parla Salvini, che aggiunge: «Il 22-23 marzo voterò Sì al referendum per cambiare questa in(Giustizia) che non funziona».
In difesa del provvedimento dei giudici scende in campo il presidente del tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini. «La sentenza – dice – è stata emessa da una magistrata competente e preparata, dopo l’esame del materiale probatorio e il contraddittorio tra le parti. Come ogni decisione è impugnabile. Denigrare i giudici per un provvedimento non condiviso o non gradito, magari senza neppure conoscerne le motivazioni, non ha nulla a che vedere con quel diritto di critica delle decisioni giudiziarie che va riconosciuto a ogni cittadino».
E con le toghe si schiera il Pd. «Restiamo noi senza parole di fronte all’ennesimo sconsiderato attacco alla magistratura da parte della premier – scrive il presidente dei senatori Boccia —. Dopo le sagge parole del capo dello Stato, nuovamente Meloni attacca in modo violento la magistratura. Non si può, per propaganda e per fare la faccia feroce, non rispettare la legge. La gestione dell’immigrazione del governo è stata ed è fallimentare. I nodi vengono al pettine».