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 2026  febbraio 19 Giovedì calendario

Nordio: «Condivido al 101%, mi adeguerò»

«Mi adeguerò ovviamente e cercherò di essere il più possibile aderente, come spero di essere stato peraltro in passato, perché certe espressioni che io ho usato non erano mie, ho citato parole altrui». Poche ore dopo l’intervento del capo dello Stato al Csm il ministro della Giustizia Carlo Nordio arriva a Perugia per un evento pubblico. Era stato lui, tre giorni fa, ad accusare l’organo di autogoverno di usare «metodi paramafiosi nelle nomine», salvo poi fare marcia indietro sostenendo di aver «ripetuto soltanto le parole pronunciate nel 2019 dal magistrato antimafia Nino Di Matteo».
La «giustificazione» non è servita a spegnere le polemiche durissime. E ieri il Guardasigilli ha provato a smorzare: «Condivido al 101 per cento quello che ha detto il presidente della Repubblica e se leggete le mie prime interviste è quello che ho sempre detto io, mantenere il dialogo in termini contenuti. Certo, ci sono stati momenti in cui mi hanno detto che ero un pidduista, revanchista e che ero addirittura contiguo con la camorra o altro e allora qualche reazione magari c’è. Ma se come auspico manteniamo il dialogo in un ambito civile, pacato e razionale i toni si abbasseranno. E finalmente ragioneremo sul contenuto della riforma». Nel merito della riforma che il 22 e 23 marzo sarà sottoposta a referendum Nordio non sembra però intenzionato a tornare indietro. Anzi rimarca la sua denuncia sul «condizionamento» da parte dei gruppi associativi delle toghe sull’attività del Csm: «Il sorteggio per la composizione del Consiglio superiore della magistratura serve a recidere il cordone ombelicale tra elettori ed eletti e a superare il sistema delle correnti. I magistrati sorteggiati non saranno scelti tra passanti ignari del diritto ma all’interno di un canestro di togati già valutati più volte e con almeno vent’anni di esperienza. Si tratta quindi, per definizione, di persone preparate. È già previsto in alcuni casi, evidenzia e «non è una bestemmia giuridica né significa che uno vale uno». Poi la stoccata alle toghe: «La magistratura non può accodarsi alla politica in un confronto che rischia di diventare uno scontro. Lo dico da ex magistrato (e magistrato si resta per sempre)».