ilmessaggero.it, 18 febbraio 2026
Edicola votiva a Treviso, aperta la cassetta delle offerte dopo 15 anni: trovati 60 chili di monete e banconote da 50 euro
Una montagna di monetine con qualche banconota di vari tagli, compresa una da 50 euro, accumulate in più di 15 anni di offerte mai raccolte. Una quantità tale da riempire tre sacchi da 20 chili l’uno. E nei prossimi giorni verranno portati in banca per il conteggio. Questa la sorpresa trovata dall’amministrazione comunale dopo aver aperto la cassetta delle offerte dell’edicola votiva, dedicata alla Madonna del Carmine, che accoglie chi entra in piazza Rinaldi.
Di proprietà del Pime, che fino agli anni Cinquanta possedeva due appartamenti sopra l’edicola poi ceduti all’amministrazione comunale, da almeno 15 anni non veniva aperta perché se ne erano perse le chiavi. A metà gennaio, su richiesta proprio del Pime, i tecnici di Ca’ Sugana hanno cambiato la serratura aprendo la cassetta e trovando un piccolo tesoro. I fedeli, negli anni, hanno continuato a infilare nella feritoia piccole somme come voto. E lì sono rimasti fino a pochi giorni fa. I tre sacchi di offerte, assieme alle nuove chiavi, ieri mattina sono stati consegnati dal sindaco Mario Conte e dal presidente del consiglio comunale Antonio Dotto al rettore Piero Facci.
«Abbiamo sostituito le serrature – racconta il sindaco Conte – e, il 21 gennaio scorso, aperto la cassetta. Le offerte, costituite prevalentemente da monete, sono state custodite dall’Economato fino alla consegna al legittimo beneficiario». Dietro questa semplice consegna c’è però una storia, venuta a galla grazie al lavoro del presidente del consiglio Dotto.
«Negli anni Cinquanta Adele Zaniol Casellato, rimasta vedova di Guiscardo Casellato, storico titolare della pasticceria del Portico Oscuro, fece ristrutturare a proprie spese i due appartamenti sopra l’edicola, allora di proprietà dei Padri Missionari del Pime poi venduti al Comune di Treviso – raccontano Conte e Dotto – per anni la signora Zaniol si prese comunque cura personalmente del capitello: sistemava i fiori, lo teneva pulito, vi si recava ogni giorno a pregare, attraversando a piedi il centro storico».
Assieme a lei c’era anche uno storico personaggio della Treviso di un tempo, Giuseppe Vendramin, noto come “Beppi prete”. «Dopo la sua scomparsa, nel 1992, altri familiari come Luigina Bianco, vero anello di congiunzione per la ricostruzione della vicenda, oltre a Claudio Muz, hanno continuato a occuparsi dell’edicola, mantenendo viva una tradizione fatta di fede e senso di appartenenza».
Ma, da almeno 15 anni, nessuno ha più saputo nulla delle chiavi per aprire la cassetta. I trevigiani però, e anche i visitatori della città, hanno continuano a mettere il loro obolo: «La cosa che mi ha colpito – spiega Dotto – è che all’interno della cassetta non abbiamo trovato immondizia. Ma solo monete, qualche banconota e dei biglietti. Per oltre 15 anni la gente ha continuato a venire qui, solo per devozione». Contento il sindaco Conte: «Ringrazio il Presidente Dotto. La cura dei luoghi della devozione popolare fa parte della nostra identità. A volte, dietro una semplice consegna di chiavi e di monete, si nasconde qualcosa di molto più grande, la storia di una comunità. La nostra storia».