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 2026  febbraio 18 Mercoledì calendario

Niente corse a Capannelle stop fino a settembre

Alla fine, l’ippodromo della Capannelle, il più grande impianto sportivo di proprietà del Campidoglio, si ferma. Quanto meno, fino al prossimo settembre. L’ufficialità arriva con una nota del Ministero dell’Agricoltura, il Masaf, dal quale dipende l’ippica. «Il Ministero dell’Agricoltura prende atto, con rammarico, della comunicazione da parte del Comune di Roma dell’impossibilità di assicurare lo svolgimento delle corse a Capannelle fino a settembre 2026. La risposta del Comune di Roma alla richiesta di chiarimenti, formulata dal Masaf, in merito alla gestione dell’ippodromo romano, determina la conseguente necessità per il ministero di provvedere alla rimodulazione del calendario di corse, che per quanto concerne la spettanza di Capannelle verranno redistribuite su altri ippodromi tenendo conto principalmente del criterio del bacino territoriale di riferimento, per non creare ulteriori disagi agli operatori ippici, in particolare romani. Di tutto questo, si discuterà in ogni caso con le associazioni di categoria in una riunione urgente convocata dal Masaf per giovedì alle 11,30, al fine di mitigare gli effetti dovuti alla disponibilità parziale dell’ippodromo capitolino per il 2026».
La vicenda dell’ippodromo e delle sue difficoltà affonda le radici nel tempo: l’arrivo del Superenalotto e la fine del Totip, il sistema ippico in crisi dalla fine del primo decennio del 2000. Nel 2012, l’ippodromo di Tor di Valle va in crisi. Il sindaco di allora, Gianni Alemanno, per salvare l’ippica riesce ad accordarsi con Capannelle che si prende il trotto da Tor di Valle. Solo che deve adeguare l’impianto, le piste, l’illuminazione notturna e via dicendo. Sono tanti soldi. All’epoca il concessionario – la Hippogroup – poteva chiedere la proroga della durata della concessione a fronte di investimenti strutturali. Gli investimenti partono e la proroga pure. Poi, dopo la parentesi Ignazio Marino, i 5Stelle cambiano le regole e le proroghe (semi)automatiche non ci sono più. Inoltre, mentre Alemanno all’epoca fece a Capannelle un maxisconto per convincerli ad accettare di prendere il trotto, con i 5Stelle viene ricalcolato il canone di affitto che passa da 66mila a un paio di milioni di euro l’anno. Con tanto di richiesta di arretrati. In questo caos, Hippogroup che gestiva Capannelle da oltre 60 anni, entra in conflitto con il Campidoglio, con cartelle esattoriali, ricorsi alla Commissione tributaria e poi in tribunale.
Cambia Giunta, e l’attuale Amministrazione cerca una soluzione. Su due piani: il primo, chiudere il contenzioso con Hippogroup (anche in tribunale) e, il secondo, trovare un nuovo gestore. Viene bandita una gara. Che, però, ancora oggi non è stata assegnata e l’iter di valutazione delle quattro aziende in corsa non è ancora stato completato. Viene tentata una prima gara ponte, ma va deserta. Poi viene prorogata Hippogroup che, però, intanto, viene “declassata” da concessionario a gestore. E la cosa non è da poco: il gestore non può fare investimenti ma solo limitarsi all’ordinaria amministrazione. E, alla fine, arriviamo alla fine dello scorso anno. Hippogroup decide di chiudere l’esperienza di Capannelle. Il Comune tenta di nuovo la strada della gara ponte. Stavolta i partecipanti sono due: la Marsicana che gestisce l’ippodromo di Tagliacozzo e una società di Taranto. Vince Marsicana, anche perché Taranto non ha i requisiti richiesti dal bando. Passano i giorni ma la firma sul contratto non arriva. Fino all’ultimo, quando Marsicana decide di non chiudere l’accordo suscitando le ire di Palazzo Senatorio («Atteggiamento incomprensibile») e la piccata risposta della società («Il Comune non ha consegnato i documenti richiesti»). All’ultimo miglio l’affidamento a Zétema dell’impianto. Saranno necessari diversi mesi per i lavori di ripristino: del centro di allenamento a varie parti della struttura, tra cui le piste, la sala regia e i servizi.