Il Messaggero, 18 febbraio 2026
Certe notti (insonni) di milioni di italiani
Altro che “chi dorme non piglia pesci”. Il vero problema semmai è che oggi si dorme sempre meno e sempre peggio. Eppure, questo bisogno fisiologico, come certificano centinaia di pubblicazioni scientifiche, è fondamentale per la salute, per la produttività e non ultimo anche per mantenere buoni rapporti con gli altri.
Ogni notte sono milioni nei Paesi occidentali che si girano e rigirano nel letto in preda a stress, ansia e pensieri che non si spengono insieme alla luce della lampada. Italia compresa con 12-13,4 milioni di insonni. A riaccendere i riflettori su questo disagio così diffuso, foriero di nervosismi diurni e di malattie e di sovrappeso è la quinta edizione della Global Sleep Survey realizzata da ResMed su oltre 30.000 persone in 13 Paesi diversi. E il verdetto di questa indagine non lascia adito a dubbi: siamo nel pieno di una crisi globale del sonno.
E il gender gap è a sfavore delle donne che fanno più difficoltà ad addormentarsi e dormono peggio della controparte maschile. Colpa, secondo uno studio del Loughborough University Sleep Research Center nel Regno Unito, del loro essere multitasking, che drena energie mentali e aumenta il bisogno di sonno ristoratore. E poi certo, le montagne russe ormonali (soprattutto della menopausa), non aiutano. Durante la menopausa, ad esempio, ben il 51% delle donne soffre di disturbi del sonno. Infine, per il 37% delle femmine, il sabotatore del sonno è il partner che, di notte, si trasforma in un’orchestra di russate.
A contare non è solo la quantità, ma anche e soprattutto la qualità del sonno. Ci si può sentire a pezzi anche dopo aver dormito (apparentemente) il minimo sindacale delle 7 ore per notte raccomandate dall’American Academy of Sleep Medicine. Molti degli intervistati hanno dichiarato che quasi tre giorni a settimana si alzano dal letto senza sentirsi davvero riposati, perché il cervello non ha recuperato la stanchezza accumulata durante il giorno. Dormire male può avere conseguenze pesanti anche nei rapporti: l’umore si fa più instabile, si scatta più facilmente per un nonnulla, le relazioni si fanno inevitabilmente più tese.
L’insonnia non significa solo non riuscire a dormire ma anche difficoltà ad addormentarsi, frequenti risvegli notturni o risveglio precoce. Si considera cronica se si verifica almeno 3 volte a settimana per oltre 3 mesi.
Il 32% degli intervistati dai ricercatori della Global Sleep Survey riferisce di soffrire di cefalee mattutine, mentre sul lavoro o nello studio si fa fatica a concentrarsi con un inevitabile calo delle performance lavorative (o scolastiche). Dormire male e meno di 6 ore per notte è un moltiplicatore di problemi: aumenta il rischio di sviluppare diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari (ictus e infarto) e di disturbi cognitivi. Il sonno non è tempo perso.
La mancanza di sonno, dunque, ha gravi conseguenze fisiche e mentali: a breve termine provoca stanchezza, irritabilità, calo di memoria e concentrazione, oltre a un sistema immunitario più debole. A lungo termine, aumenta il rischio di obesità, disturbi psichiatrici (ansia, depressione) e invecchiamento precoce del sistema nervoso.
È, piuttosto, manutenzione del cervello, stabilità emotiva, metabolismo, memoria e energia. E i suoi nemici principali sono lo stress cronico (nel 57% dei casi) e l’ansia (riferita soprattutto dalla Gen Z), spesso alimentati dall’iperconnessione, con i “ding” in piena notte delle notifiche del cellulare messo in carica sul comodino, il lavoro ibrido e i confini sempre più sfumati tra tempo personale e professionale. E a strappare la gente dalle braccia di Morfeo contribuiscono non poco le preoccupazioni finanziarie (per il 31% degli intervistati) e i problemi di coppia o familiari (per il 15%).
Ma ancora troppi fingono di ignorare il problema, di non vedere l’elefante nella stanza. Colpa del ritornello “siamo tutti stanchi, è normale”, del fatto che dormire meno è equivocato come segno di maggior efficienza o più banalmente per una sottovalutazione del problema, anche da parte dei medici.
La buona notizia è che è possibile fare molto per migliorare la qualità e la quantità del sonno. Bastano una strategia e tanta consapevolezza. Seguire alcune semplici regole può fare la differenza: mantenere orari regolari di addormentamento e risveglio anche nel fine settimana; stop alla luce azzurrina degli schermi almeno 60 minuti prima di dormire; seguire una routine serale ripetitiva e rilassante; inondarsi di luce naturale al mattino, per rimettersi in moto in maniera fisiologica, fare attività fisica regolare, evitando però quella più strenua a ridosso delle ore serali. Il cross fit o lo spinning meglio spostarli al mattino.
Infine, se il problema persiste, è bene parlarne con un medico. Non si tratta di un fallimento personale, ma di fare prevenzione e manutenzione della nostra salute e dei rapporti con gli altri.