il Giornale, 18 febbraio 2026
La bufera sui grillini: "Ora spieghino"
Sono più che opachi i rapporti che intercorrono tra Alessandro Di Battista, citato nelle carte della Procura di Genova che Il Giornale ha riportato in esclusiva, e la galassia degli islamisti oggi indagati per il reato 270 del codice penale. Diversi, infatti, i dialoghi tra l’ex parlamentare e Sulaiman Hijazi, il braccio destro di Mohammad Hannoun che si trova in cella in regime di massima sicurezza a Terni. Hijazi, invece, non è stato oggetto di misure cautelari, ma resta comunque uno degli indagati sull’indagine che mira a smantellare la cupola di Hamas in Italia grazie alla maxi operazione “Domino” condotta da Digos, forze di polizia, Procura e Guardia di Finanza. A chiedere spiegazioni a chi ha sempre preteso e predicato trasparenza è il centrodestra: “Il quadro che emerge è inquietante: sarebbe gravissimo se soggetti pericolosi per la sicurezza nazionale avessero trovato una sponda più o meno consapevole negli esponenti del partito di Giuseppe Conte”, sottolinea la responsabile dell’immigrazione di Fdi Sara Kelany. Così come il vicepresidente di Fdi in Senato Marco Scurria: “Pretendiamo chiarezza da parte del M5s perché un conto è schierarsi a chiacchiere, altro è aiutare concretamente un movimento terroristico di matrice islamica quale è Hamas”. Questo perché, in un’intercettazione tra Hijazi e l’ex deputato del Movimento Davide Tripiedi si legge che “Hannoun vuole partire con un milione di euro che li ha già raccolti e son bloccati in un conto... vuole trasferirli in... sta cercando di riuscire a farla tramite la Farnesina... ma è una cosa abbastanza difficile... cioè, il nome di Hannoun alla Farnesina... con la associazione è molto difficile... quindi... eh... non so... io ho detto Hannoun potresti sentire Di Battista...”.
Perché mai Di Battista avrebbe dovuto in qualche modo prestarsi a una simile richiesta? A chiedere un intervento dai vertici del partito è anche il senatore Raffaele Speranzon: “Forse un chiarimento dalle parti pentastellate sarebbe opportuno anche perché l’inchiesta in corso coinvolge la deputata Stefania Ascari, definita da Hijazi cara amica”. Secondo l’onorevole di Fdi Augusta Montaruli “se confermate, queste vicinanze rappresenterebbero un rischio serio per la sicurezza nazionale e metterebbero in luce una preoccupante vicinanza tra soggetti pericolosi e figure politiche del partito guidato da Conte”.
A chiedere che fine abbiano fatto quei soldi è Stefania Pucciarelli, senatrice e capogruppo Lega in commissione Esteri: “Ogni giorno emergono dettagli sempre più ambigui sui rapporti tra la sinistra nostrana e gli estremisti islamici coinvolti nell’inchiesta di Genova. Ora, come ci informa il Giornale, saltano fuori strani finanziamenti rivolti a Gaza che il vice di Hannoun avrebbe gestito con l’aiuto di Di Battista. Che fine hanno fatto questi soldi? Certi partiti dovrebbero fare chiarezza sulle loro amicizie imbarazzanti”.
A chiedersi “quali sarebbero gli agganci di Di Battista di cui parla Hijazi e quale sia il reale tenore della collaborazione professionale e politica tra i due” è il deputato di Fdi Federico Mollicone. Chissà se Conte e i diretti interessanti questa volta risponderanno.