il Fatto Quotidiano, 18 febbraio 2026
Il Bengodi lucano: indennità record, rimborsi e ora i vitalizi
C’è chi si allontana dall’aula perché la diretta farà perdere voti. E chi invece resta per zittire come può l’opposizione pronta a svelenare. Ma che sarà un bagno di sangue si capisce dall’antipasto: due pezzi grossi arrivano al panza-a-panza tipo Hulk Hogan o André the Giant ai tempi belli del wrestling americano. Benvenuti al Consiglio regionale della Basilicata, seduta del 16 febbraio, vigilia del martedì grasso. Qui di grasso però ci sono soprattutto i vitalizi che il centrodestra nel blitz di Natale ha reintrodotto più ricchi che pria, ma i lucani se ne sono accorti e sono, come si dice in buon francese, incazzati neri. Lo saranno ancora di più a fine seduta: i nuovi vitalizi vengono approvati, nonostante tutto. Dove per tutto s’intende l’inedito conto del magna magna degli eletti: a forza di ritocchi approvati in questa legislatura tra indennità e rimborsi i consiglieri lucani si mettono in tasca la bellezza di oltre 11 mila euro, circa duemila in più della media nazionale. Popcorn.
Ma è d’obbligo riavvolgere il nastro. A dicembre la maggioranza di centrodestra infila, con un emendamento al collegato della Finanziaria, la reintroduzione dei vitalizi finanziandoli con i soldi del fondo in teoria destinato al sociale e invece destinato a fare la gioia di chi lascerà il Consiglio regionale in futuro ma anche di chi lo ha già lasciato, grazie alla clausola della retroattività. Un blitz approvato alla chetichella, ma smascherato dai soliti 5Stelle e anche dal resto delle opposizioni che ha innescato una protesta popolare di dimensioni bibliche. La maggioranza Bardi è da settimane bersaglio di vagonate di insulti e l’unica soluzione (oltre all’idea di querelare chi è accusato di aver aizzato la piazza), è sembrata quella di riportare il testo in aula promettendo un ritocchino alle norme.
Queste le premesse della seduta “riparatoria” di lunedì 16 febbraio e motivo del clima da fossa dei leoni. Anche per l’imbarazzo arrivato fino a Roma. “Non avremmo mai consentito di dare parere favorevole a questa norma” ha detto il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli. Però alle latitudini del Consiglio regionale riunito a Potenza i meloniani se ne fregano: con l’eccezione dell’assessore all’Agricoltura Carmine Cicala, che vorrebbe subito prendere le distanze dalla sua stessa maggioranza. Il suo collega Cosimo Latronico, già senatore e oggi assessore alla Salute, pure lui di Fratelli d’Italia, lo frena. A quel punto entra in scena Angelo Chiorazzo, re delle coop attive nei servizi legati alla sanità che siede tra i banchi dell’opposizione e con Latronico volano parole grosse, vengono separati prima che succeda il peggio. Alla fine le versioni dei due duellanti però divergono: Chiorazzo denuncia il tentativo di bavaglio, Latronico invece riferirà di essere stato minacciato anche se lo perdona. “Come ogni sera dedicherò del tempo alla preghiera. Questa sera rivolgerò un pensiero anche a lui” dice prima di giurare, con una punta di veleno, che nel diverbio con Chiorazzo i vitalizi non c’entrano.
La seduta allora può iniziare. Il presidente della Regione Vito Bardi di Forza Italia annuncia correttivi alla riforma approvata appena dicembre ma poi scarica le responsabilità sulle opposizioni. “Il dibattito ha finito per gettare solo discredito. Siamo in un clima tale, anche per via del referendum sulla giustizia, che richiede lucidità e garbo istituzionale da parte di tutti. Basta strumentalizzazioni”. Peccato però che poi tocchi anche alla minoranza parlare. “Non basta aver tolto le nefandezze più evidenti. Bisogna dire che con 10 mila lucani in difficoltà, non doveva essere questa la priorità della regione” dice per il M5S Alessia Araneo che striglia Bardi, il quale per salvare la faccia ha appena annunciato che rinuncerà al nuovo vitalizio. Qualcuno nel centrodestra invita Araneo a “sciacquarsi la bocca quando parla di Bardi” anzi a tacere (“citta tu”). Qualcun altro punzecchia l’altro protagonista del ring con Latronico per i suoi interessi in campo sanitario, ma alla fine Chiorazzo usa la clava: rivela che il compenso medio di un consigliere regionale in Italia è di 9.200 euro al mese. Invece “noi in Basilicata, tra 6.600 euro di indennità di carica lordi e 4.500 di rimborsi netti, guadagniamo 11 mila 200 euro al mese. E senza più neanche l’obbligo di rendicontare i 1.950 euro che vengono accreditati anche se i consiglieri scelgono di non avvalersi di collaborazioni”. A quel punto è di nuovo caos, qualcuno se la dà a gambe. Ma alla fine nel centrodestra tutti presenti al momento del voto per dire sì pure ai vitalizi.