il Fatto Quotidiano, 18 febbraio 2026
Un’attesa di 9 anni per l’udienza: il ministero della Giustizia condannato al risarcimento
C’è un tempo per tutto, anche quando si tratta della durata dei processi. E anche quando si può far fatica a crederlo, talmente abituati a restare impassibili di fronte alla macchina processuale. Eppure è accaduto che il ministero della Giustizia sia stato condannato dalla Corte d’Appello di Milano proprio per la violazione del termine ragionevole della durata del processo, i cosiddetti procedimenti “a rischio Pinto”. I giudici milanesi hanno, infatti, accolto il ricorso – presentato dall’avvocato Salvatore D’Angelo per conto di ItaliaRimborso – di un cittadino che, secondo la giustizia, avrebbe dovuto aspettare “appena” nove anni – dal 2019 al 2028 – per vedersi riconosciuto un indennizzo di 600 euro. E per questo il ministero dovrà ora risarcirlo con 400 euro, oltre interessi e spese legali, perché invece, per legge, la durata ordinaria di un giudizio civile di primo grado è fissata in massimo tre anni, vale a dire un terzo del tempo di questo caso. Insomma, hai voglia a ripetersi che per ogni cosa c’è il suo momento. La storia, del resto, è tanto semplice, quando assurda.
Il 27 giugno 2019 un povero malcapitato avventore della compagnia Neos subisce il ritardo di oltre tre ore dell’aereo sulla tratta Cancun-Roma Fiumicino. Come prevede il regolamento Ue, fa richiesta di indennizzo. Il procedimento è datato aprile 2020. Eppure, dopo la prima udienza del novembre 2020, il fascicolo resta fermo. Le due azioni civili successive, davanti al giudice di Pace di Busto Arsizio, vengono riunite solo nel febbraio 2024, complice anche il passaggio degli atti di citazione che dal periodo Covid passano alla modalità Pec e poi all’entrata in vigore, nel giugno 2023, delle modifiche della riforma della mediazione civile. E da qui un nuovo rimpallo: il giudizio è stato rinviato per la precisazione delle conclusioni ad aprile 2028. Si arriva così a 9 anni dal ritardo dell’aereo per una decisione di primo grado. Un superamento che i giudici hanno quantificato in un danno indennizzabile, liquidato in 400 euro, il minimo previsto dalla legge. “La Corte – commenta l’avvocato D’Angelo di ItaliaRimborso – ha riconosciuto l’irragionevolezza del ritardo, ma il vero tema è un sistema che costringe i cittadini a chiedere giustizia sulla giustizia. Nel 2025 sono stati corrisposti dallo Stato ben 207 milioni a titolo di indennizzo previsti dalla legge Pinto per irragionevole durata del processo”.