la Repubblica, 17 febbraio 2026
Il priore di Camaldoli mette in guardia i frati dai social
Internet è una sfida per la vita monastica e religiosa. Cercare l’ultimo film in tendenza su Netflix, scrollare Instagram e TikTok, inviare messaggi su WhatsApp: sono tutte cose da evitare assolutamente in cella, il luogo della preghiera e del ritiro. Lo dice dom Matteo Ferrari, cinquantunenne che è monaco da quando aveva ventisette anni. Adesso è priore generale della Congregazione camaldolese dell’ordine di San Benedetto, a capo anche del monastero di Camaldoli, nelle foreste casentinesi, nel Comune di Poppi, Arezzo. Nei giorni ha lanciato un appello contro le app che “danno dipendenza” e, curiosamente, il tutto ha preso piede proprio da un’app, vale a dire Facebook. Il religioso ha diramato una nota ufficiale dal proprio profilo, si tratta di una lettera ai responsabili delle comunità monastiche.
La cella non è il luogo dove guardare film individualmente: Netflix e altre piattaforme di streaming online, così come social come Instagram e TikTok, pensate appositamente per dare dipendenza, penso siano da evitare assolutamente, anche per una questione di povertà e sobrietà” si legge nella missiva di dom Matteo Ferrari. E ancora: “La cella, da crogiuolo di ascolto, preghiera e vita di sapienza, può davvero trasformarsi in luogo di dispersione, di perdita di tempo, di fuga da se stessi e dalle proprie tensioni interiori? Credo che la cella monastica non sia il luogo per guardare film individualmente e che sia molto più sano pensare a momenti comunitari, che potrebbero avere un valore formativo per tutti e anche di crescita nella comunione e nella fraternità”.
Per il priore generale l’uso di smartphone, social, video e film online è “una sfida per la vita monastica e religiosa”. Dom Matteo Ferrari dà anche consigli a chi è nel postulantato, prima tappa formativa formale nella vita religiosa cattolica: “Occorre condurre gradualmente i candidati ad avere un senso critico verso l’utilizzo di internet e dei social, dei rischi e del valore del vivere la cella e la solitudine”; in questo momento bisogna “maturare una sana disciplina e un distacco”. Per il priore il noviziato, invece, è “il tempo del distacco” in cui “occorre vivere un reale distacco sospendendo l’uso dei social, l’uso di internet in cella, la visione individuale di filmati o di film, l’abbonamento a piattaforme come Netflix e disciplinare la comunicazione con la famiglia e gli amici tramite WhatsApp”.
Nel tempo della professione semplice, infine, “occorre che le persone in formazione imparino a fare uso saggio di internet e dei social, anche scegliendo responsabilmente di non farne uso, se non lo richiedono incarichi comunitari”. Dom Matteo Ferrari prosegue: “I Professi semplici dovrebbero abituarsi responsabilmente a usare questi mezzi come strumenti di lavoro e come utilizzo saggio del tempo e non come occasione di dispersione, di fuga e di ozio”. La riflessione è aperta.