La Stampa, 18 febbraio 2026
La zona grigia del "stavo solo scherzando" Così la violenza tra ragazzi diventa un gioco
«Stavo solo scherzando», una frase che attraversa le aule, le chat, i marciapiedi davanti alle scuole. È il punto cieco delle relazioni adolescenziali, la soglia opaca in cui la violenza diventa un gioco, il controllo si traveste da premura, la gelosia da amore. È lì, in quella zona grigia, che si muove l’ultima indagine promossa da Save the Children e realizzata con Ipsos su mille adolescenti tra i 14 e i 18 anni.
Un lavoro che non fotografa un’emergenza isolata, ma un paesaggio quotidiano, un vero e proprio “violencescape”, per usare la categoria proposta dalla sociologa Elena Pavan: un ambiente ibrido in cui online e offline si rincorrono, si sovrappongono, si amplificano a vicenda, fino a diventare indistinguibili.
Secondo il rapporto, il corpo è il primo campo di pressione, non solo nello spazio fisico. Quattro adolescenti su dieci considerano diffuso il ritrovare una propria foto in una chat senza aver dato consenso. Una quota simile percepisce come frequente l’insistenza nel chiedere immagini intime o seduttive. Quasi la metà racconta che, nel proprio ambiente, la condivisione di immagini intime senza consenso è accaduta almeno una volta.
Il dato più delicato e preoccupante riguarda la percezione. Molti di questi comportamenti vengono minimizzati, quasi normalizzati. Nei focus group i ragazzi parlano di “complimenti”, di “esagerazioni”. Solo quando le coetanee raccontano la paura o l’umiliazione, la dimensione del danno diventa visibile.
Anche dentro le relazioni affettive la grammatica del controllo appare diffusa. Il 44% degli intervistati riferisce di aver ricevuto almeno una volta la richiesta di non uscire con alcune persone; il 43% di non accettare determinati contatti sui social; il 39% di cancellare contenuti dal telefono o dai profili. Il 32% racconta episodi di geolocalizzazione o uso di app per monitorare la propria posizione e il 40% ha ricevuto pressioni sull’abbigliamento.
Colpisce che i ragazzi dichiarino di subire controlli in misura persino superiore alle ragazze. Un elemento che segnala quanto il modello relazionale fondato su possesso e sorveglianza sia condiviso e interiorizzato. Ma la simmetria dei gesti non equivale a una simmetria degli effetti. In una cultura che continua a distribuire potere e libertà lungo linee di genere, le conseguenze restano asimmetriche: paura, stigma, limitazioni della libertà di movimento gravano soprattutto sulle ragazze.
L’adolescenza italiana – 4 milioni e 40mila giovani tra i 13 e i 19 anni – vive immersa in una connessione permanente, dove la visibilità è continua e la performance non si interrompe mai. Negli ultimi due anni e mezzo l’iperconnessione è raddoppiata, dal 23,1% al 39,4%. In questo contesto, la risposta immediata al messaggio diventa misura dell’affetto, la presenza costante prova d’amore. Il confine tra cura e controllo si assottiglia, poi sparisce: l’obbligo di essere sempre reperibili, la verifica continua, la perdita di qualsiasi spazio proprio diventano il paesaggio normale di una relazione.
Non si tratta di demonizzare il digitale, né di stigmatizzare un’intera generazione. I focus group restituiscono anche tentativi di rinegoziare confini, desideri di modelli diversi. Ma il quadro complessivo indica una cultura dello stare insieme in cui il consenso è fragile, il ricatto emotivo normalizzato, la derisione virale premiata come intrattenimento.
Per questo la richiesta che emerge dal report è politica prima ancora che educativa. Serve un’educazione sessuo-affettiva strutturale, obbligatoria, lungo tutto il percorso scolastico, in linea con le indicazioni Unesco e con gli standard dell’Organizzazione mondiale della sanità. Non un modulo sporadico, ma un percorso che intrecci consenso, gestione delle emozioni, rispetto delle differenze, uso consapevole delle tecnologie, lettura critica degli stereotipi e dei bias algoritmici.
Uscire dalla zona grigia dello “stavo solo scherzando” significa rendere visibile il confine prima che venga oltrepassato, dare a ragazze e ragazzi gli strumenti per riconoscerlo e la responsabilità di custodirlo. È una scelta che riguarda la qualità delle relazioni, e dunque la libertà di tutti.