Corriere della Sera, 18 febbraio 2026
Flavia Tabanelli: «Cresciuta nel rifugio, senza tv, social e tablet. Tutti i no di mamma»
Maggiorenne da tre mesi, Flora Tabanelli quest’anno prenderà la maturità allo ski college in Val di Fassa, indirizzo artistico. È la più giovane medagliata di questi Giochi, la prima azzurra di sempre nello sci freestyle. Sta pranzando con la sorella Irene, pittrice: «anche lei praticava skicross, poi ha smesso per gli infortuni. Ora fa la maestra di sci e l’artista». Al fratello Miro ha dedicato il bronzo, vinto con un legamento lesionato del ginocchio destro.
Ci racconti l’infanzia in rifugio di montagna. Com’è stato crescere così?
«La migliore educazione che potessi avere, l’ho capito ora. Da piccola i genitori mi privavano di telefono e tv, io, vedendo gli altri, mi chiedevo perché. Adesso non più».
Quindi è stato un bene?
«Sì. Vivevamo in montagna, a Sestola, e poi i miei avevano, e hanno ancora, un rifugio a 1800 metri (sul lago Scaffaiolo, Appennino tosco-emiliano, ndr) e lì passavamo giornate incredibili: da lì scendevamo direttamente con gli sci per andare a lezione sulle piste o a scuola. Poi tornavamo a piedi».
Scusi, come a piedi?
«I primi anni piangevo sempre perché ero un po’ sfaticata. A volte dovevamo camminare nella bufera».
Nella bufera?
«Da casa al rifugio impiegavamo 40 minuti di macchina. Poi dovevamo prendere una seggiovia e infine 20 minuti a piedi per l’ultimo pezzo. Mamma mi portava nello zaino, poi, quando sono cresciuta e dovevo affrontare quella strada con le mie gambe mi disperavo, piangevo».
E sua madre?
«Diceva: “se non vuoi salire, resta pure qua”. Così dopo un po’ salivo. Tutto questo ha forgiato me e i miei fratelli».
Quando ha avuto il cellulare?
«In prima superiore, l’età giusta, perché inizi a capirne l’uso corretto. Ma la mia felicità era in mezzo alla natura».
Non era invidiosa dei compagni con smartphone e social?
«Un po’, ma avevamo una casa con un giardino enorme, piena di tappeti elastici e giochi. Ce la spassavamo con i miei fratelli: si possono fare cose molto più interessanti che stare davanti a uno schermo».
Per esempio?
«Oltre allo sport, disegnare e suonare il pianoforte. Anche i lavoretti per la scuola li prendevamo con grandissimo impegno, come se dovessero essere esposti nelle gallerie d’arte».
Suo padre Antonio ha lavorato in un circo, che cosa faceva?
«Faceva l’acrobata. È stato lui a trasmetterci questa abilità: equilibrio e un po’ di follia. Ma anche mamma ha praticato ogni sport possibile e noi abbiamo provato di tutto grazie a lei: ginnastica artistica, pattinaggio sul ghiaccio».
Alberto Tomba, un amico di famiglia. Ricordi?
«Veniva spesso al rifugio, mi ha chiamata. È stato uno dei messaggi più belli, insieme a quello di Federica Brignone»
Cosa le ha detto Federica?
«Alla fine della riabilitazione mi ha scritto, e anche dopo, per farmi credere che sarei riuscita a superare l’infortunio. Una persona d’0ro, appunto!».
Le piacerebbe continuare a studiare dopo la maturità?
«Sarà un anno intenso, i miei ci tengono che continui gli studi e anch’io. Poi vorrei proseguire all’Università, amo la matematica, so che sarà difficile ma tanto vale provarci».
O la va o la spacca, come il salto con il quale ha conquistato il podio.
«Esatto, l’avevo provato soltanto due volte».
Che cosa pensa quando è lassù in aria?
«Su il tempo si blocca, da fuori è velocissimo. A me sembrava che quel salto non finisse mai, volevo soltanto atterrare».
Che messaggio vuole mandare ai diciottenni?
«Fate sport e rispettate la natura. E provate il freestyle, è uno sport fantastico».
È vero che i primi trick li provava in giardino insieme a suo fratello Miro?
«Costruivamo salti in giardino. Miro mi chiedeva di riprenderlo, ha sempre avuto la passione dei video e io mi mettevo davanti al tappeto elastico. Poi prendeva dei tubi per costruire i “rails” (passerelle di metallo sulle quali restare in equilibrio, ndr). Un giorno mi fa: prova anche tu. Così è iniziato tutto».