Corriere della Sera, 18 febbraio 2026
Il Vaticano declina l’invito. Parolin: sia l’Onu a gestire le crisi
«No, il Vaticano non parteciperà al Board of Peace su Gaza, per la sua particolare natura, che non è evidentemente quella degli altri Stati. Poi abbiamo preso nota che l’Italia parteciperà come osservatore…». Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato del Papa, ha l’aria tranquilla ma seria, si aspettava la domanda e non indulge a perifrasi. Fuori da Palazzo Borromeo è ormai buio, nell’ambasciata italiana presso la Santa Sede ha appena incontrato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la delegazione del governo italiano, guidata dalla premier Giorgia Meloni, l’incontro consueto nell’anniversario dei Patti Lateranensi. Poco meno di un mese fa, era stato lo stesso cardinale a spiegare che anche la Santa Sede aveva ricevuto l’invito a partecipare al «board» voluto da Trump, «il Papa l’ha avuto e stiamo vedendo che cosa fare, stiamo approfondendo». Già allora, del resto, si capiva che la risposta negativa di Leone XIV e della Santa Sede era nell’aria. Il governo italiano ha deciso altrimenti e quando gli si chiede come la veda, la partecipazione dell’Italia come «osservatore», Parolin alza appena le sopracciglia: «Beh, evidentemente ci sono punti che lasciano un po’ perplessi, alcuni punti critici che avrebbero bisogno di trovare delle spiegazioni. La cosa importante è che si stia tentando di dare una risposta. Però per noi ci sono alcune criticità che dovrebbero essere risolte». Come esempio, il cardinale spiega che «una preoccupazione è che a livello internazionale sia soprattutto l’Onu che gestisce queste situazioni di crisi: è uno di punti sui quali abbiamo insistito». Chiaro che il Board ristretto e a pagamento del presidente Usa non potesse piacere al Papa americano che il 9 gennaio, rivolto agli ambasciatori, aveva dettato la linea: «Nel nostro tempo, preoccupa in modo particolare, sul piano internazionale, la debolezza del multilateralismo. A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati». Al multilateralismo si va sostituendo un «multipolarismo» delle potenze, ha denunciato lo stesso Parolin. Ma non basta. Le «preoccupazioni» della Santa Sede sono tre: oltre allo scavalcamento dell’Onu, c’è il fatto che il Board consegni tutto il potere a Trump e soprattutto che ne siano esclusi i palestinesi. «Un’operazione colonialista», l’ha definita il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme: «Ci hanno chiesto di entrare, ma il compito della Chiesa non è questo. Sono i sacramenti la dignità della persona».