Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  febbraio 18 Mercoledì calendario

Tajani: il Board serve alla pace. In Aula scontro con Schlein

Con 183 voti di tutta la maggioranza unita – compresa la componente di Vannacci – la Camera ha ieri approvato la risoluzione illustrata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani che autorizza l’Italia a partecipare, «in qualità di osservatore», alla riunione inaugurale del Board of peace che si terrà a Washington domani, e ad ogni futura attività che lo stesso Board svolgerà «sulla base del mandato ricevuto con la risoluzione del Consiglio di Sicurezza 2803». Come previsto, bocciata la risoluzione che stavolta era unitaria per tutte le opposizioni e che contestava la costituzionalità e il senso politico di una scelta che era stata un atto di «sottomissione» a Trump. Immediata la replica di Tajani: «Noi non scodinzolavamo dietro alla Merkel e non scodinzoliamo dietro a Blair, non partecipiamo a nessun comitato di affari. In quest’aula non ho ascoltato alcuna proposta alternativa al piano di pace ma solo critiche legittime a Trump e al Board, se ce ne sono io sono pronto a tenerne conto».
Ma il governo era stato irremovibile, anche se, a meno di sorprese dell’ultimo momento, a Washington non andrà la premier Meloni ma lo stesso Tajani. Che ha spiegato, in sostanza, come aderire al Board in altra forma, piuttosto che quella degli osservatori, «non avrebbe garantito i principi della Costituzione. Ma l’assenza dell’Italia a un tavolo in cui si discute di pace nel Mediterraneo sarebbe non solo politicamente incomprensibile, ma anche contrario alla lettera e allo spirito dello stesso articolo 11 della nostra Costituzione, laddove sancisce il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie». E comunque «alternative non ve ne sono», l’unico piano di pace è portato avanti da Trump, inutile ignorare «la realtà». E in ogni caso, ha aggiunto Tajani, il governo italiano «ha condannato qualsiasi ipotesi di annessione della Cisgiordania, e anche di parte del territorio della Cisgiordania». L’Italia ha, infatti, aderito ad un documento, presentato all’Onu dall’ambasciatore palestinese a nome del «gruppo arabo», per condannare le azioni di Israele nei Territori.
Trump, però, ha comunque compiuto un piccolo miracolo: è riuscito a ricompattare le opposizioni italiane, con un testo (dovuto alla pazienza certosina della capogruppo dem Chiara Braga) che «impegna il governo a non aderire in nessuna forma al Board of peace» per «non delegittimare il ruolo dell’Onu che va rafforzato e sostenuto». Le differenze tra i diversi partiti restano però tutte. A Montecitorio c’è Ricciardi del M5S che ripete ossessivamente la parola genocidio, ci sono Richetti di Azione, Faraone di IV che quel termine non lo adoperano proprio e c’è Schlein che lo utilizza solo una volta.
Ma tutti attaccano il governo. Fratoianni si chiede se i rappresentanti italiani in quel Board facciano la parte dei «guardoni o degli imbucati» e su Tajani: «Parole vuote e senza coraggio». Per Magi (+Europa): «Il governo scodinzola dietro Trump». Per Richetti stare nel Board «mette in dubbio la dignità dell’Italia», Ricciardi parla di «un comitato di affari simbolo dei nostri tempi». Chiude Schlein: «Mi rivolgo a Meloni, noi siamo le opposizioni ma quando lei va all’estero rappresenta tutto il Paese e anche noi. Le chiediamo di non far partecipare l’Italia al Board, di tener fede alla nostra Costituzione e alla storia del nostro Paese, eluderla è come violarla. Siete i cavalli di Troia di Trump e la vostra subalternità la paga a caro prezzo l’Italia».