Avvenire, 17 febbraio 2026
In Serbia contro Vucic scendono in campo anche gli agricoltori
La nevicata domenicale ha rimandato a Belgrado l’appuntamento con la protesta antigovernativa. Non a Valjevo, nella Serbia centrale, e neanche sulla strada da Cacak a Kraljevoda, dove decine di trattori hanno inscenato cortei e domani vorrebbero bloccare le strade. Agricoltori e allevatori accusano il governo di averli abbandonati.
Per il presidente Vucic le prossime giornate non porteranno sonni tranquilli. L’Unione Europea minaccia di trattenere i fondi di un prestito da 1,6 miliardi euro e delle sovvenzioni alla Serbia, dopo che Belgrado ha approvato leggi che stanno «minando la fiducia» nel suo impegno a favore dello Stato di diritto, ha affermato nei giorni scorsi la commissaria europea all’Allargamento, Marta Kos. Le riforme che centralizzano il sistema giudiziario hanno suscitato critiche da parte di giudici e pubblici ministeri che le considerano un rafforzamento del potere personale del presidente, un indebolimento della lotta alla criminalità organizzata e un ostacolo all’adesione all’Unione Europea. Tentando di guadagnare tempo e tenere aperta la porta di Bruxelles, Belgrado ha chiesto il parere della Commissione di Venezia, un gruppo di esperti di diritto costituzionale e di diritti umani del Consiglio d’Europa. Se dovesse arrivare una bocciatura, Vucic sarebbe costretto a prenderne atto. Ma non è scontato. Nel Consiglio d’Europa, di cui fanno parte Paesi membri dell’Ue e altri esterni, siedono Stati con sistemi giudiziari controversi, tra i quali Azerbaigian e Turchia e, fino al momento dell’attacco contro Kiev, anche la Russia.
Proprio il presidente azero Aliyev è giunto domenica a Belgrado per suggellare un accordo sponsorizzato anche dalla Turchia, che in tre anni potrebbe consentire alla Serbia di affrancarsi dalla completa dipendenza energetica da Mosca, ottenendo gas azero e mettendo a disposizione di altri Paesi dei Balcani occidentali il gasdotto che aggira le forniture russe. Una leva geopolitica con cui fare pressione sull’Ue perché non sia troppo severa. A impensierire Vucic è anche la protesta degli studenti. Tra sabato notte e ieri a migliaia si sono radunati a Valjevo, nel centro della Serbia, criticando «l’autoritarismo di Belgrado». Il movimento, pur meno massiccio rispetto ai picchi del 2025, continua ad avere una presenza sul territorio che non si limita alla sola capitale. I cortei vengono inscenati a partire da novembre 2024, quando a Novi Sad crollò la pensilina di una stazione appena inaugurata, facendo 16 morti e scoperchiando un sistema di corruzione e malaffare. Un malcontento che sta contagiando altri settori. A cominciare dagli agricoltori che in alcuni centri stanno promuovendo blocchi stradali. Accusano il governo di non averli protetti dalle importazioni che stanno minando un comparto vitale per il sistema economico e sociale serbo. Al massiccio corteo di Valjevo, i media statali quasi non hanno dedicato spazio. I ricercatori che esaminano le tendenze mediatiche attraverso l‘Ufficio per la ricerca sociale (Birodi) hanno segnalato come la Radiotelevizija Srbije (Rts) nei telegiornali abbia dedicato alla protesta una rapida citazione di 18 secondi. L’emittente privata Pink, sempre secondo Birodi, ha destinato più spazio, ma in una «cornice basata sul discredito e l’etichettatura ideologica dei manifestanti».