Il Messaggero, 17 febbraio 2026
Roman Khlynovskiy, catturato il super-hacker kazako: «Non estradatemi negli Usa, aiuterò gli 007 italiani»
Ha messo ko ospedali e operatori sanitari americani con attacchi informatici reiterati, in cui chiedeva – insieme alla sua banda di hackers – riscatti da milioni di dollari per non diffondere le fotografie riservate dei pazienti e le malattie di cui erano affetti. Roman Khlynovskiy, cittadino kazako di 42 anni, è stato arrestato lo scorso 30 luglio a Rimini, mentre soggiornava in un resort a 4 stelle, sulla base di un mandato di cattura internazionale spiccato due giorni prima dal Tribunale degli Stati Uniti per il distretto est del Tennessee con le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla frode telematica, al furto d’identità, al riciclaggio di denaro, estorsione informatica e minacce di divulgazione di immagini intime non consensuali.
La moglie dell’hacker ha lanciato un appello al ministro della Giustizia Carlo Nordio affinché non conceda agli Usa l’estradizione: «Le sue competenze, se impiegate in un quadro legale e trasparente, potrebbero contribuire a una migliore comprensione e prevenzione di fenomeni tecnologici complessi, legati alla cybersicurezza, alla protezione delle infrastrutture e agli interessi nazionali».
L’indagine condotta dall’Fbi ha scoperto che Khlynovskiy – con residenza permanente negli Emirati Arabi, in Spagna e Ucraina – faceva parte dell’“8-Digits Team”, un’organizzazione criminale che si fa chiamare così perché non accetta pagamenti di riscatto inferiori a otto cifre e ha messo a segno raid pirata di notevole portata da ottobre 2021 a luglio 2025. Utilizzando l’identità rubata e le credenziali di accesso di un dipendente dell’ospedale del Kentucky, l’organizzazione si è infiltrata nei sistemi informatici di una società di software statunitense, accendendo ai dati relativi a oltre 100 ospedali e fornitori di assistenza sanitaria e a 70 milioni di cartelle cliniche.
Poi, da un indirizzo email crittografato, ha chiesto un riscatto di 500 milioni di dollari per evitare la pubblicazione online di questo materiale. Il 13 aprile scorso “8-Digits Team” ha lanciato un avvertimento: «Stiamo filtrando tutti i dati in nostro possesso, al fine di creare un elenco delle 500 persone più influenti, potenti e famose. Questo includerà atleti di alto livello, musicisti, artisti, funzionari governativi di alto rango, militari, ecc.» Quattro giorni dopo il team ha inviato un elenco contenente 6mila nomi di vip e il 27 giugno il gestore del software violato ha pagato 3 milioni di dollari. Altri 5 milioni li ha pagati un ospedale in California affinché cancellasse i dati sanitari dei suoi pazienti.
Il 20 agosto il Gran Giurì ha rinviato a giudizio Khlynovskiy, rendendo la sua estradizione verso gli Usa sempre più imminente. Ma la moglie Olena si è rivolta al ministro Nordio «chiedendo che venga esaminata con attenzione e responsabilità la possibilità di non estradare Roman». «Sono consapevole delle complesse conseguenze umanitarie, giuridiche e geopolitiche che una simile decisione comporta. Mio marito non è un criminale violento e non rappresenta una minaccia per la società – si legge nell’appello – Ritengo legittimo domandarsi se la sua permanenza in Italia non possa costituire una soluzione più equilibrata e, al contempo, più utile per lo Stato stesso. Roman ha sempre espresso la disponibilità a collaborare con le istituzioni, mettendo a disposizione la propria esperienza e le proprie conoscenze».
«Come difesa siamo pronti a ogni rimedio, incluso il ricorso al Tar del Lazio, ma riteniamo doveroso investire il Ministro Nordio della possibilità di esercitare le sue prerogative – spiega l’avvocato Alexandro Maria Tirelli – La mancata estradizione potrebbe infatti consentire allo Stato italiano di acquisire informazioni e competenze strategiche in materia di sicurezza informatica, in un contesto segnato da gravi attacchi hacker contro infrastrutture sensibili. Per questo chiederemo che Roman venga quantomeno ascoltato dalle autorità competenti, affinché sia valutato l’interesse pubblico e la sicurezza nazionale prima di una decisione definitiva».