Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  febbraio 17 Martedì calendario

Armi, l’Olanda contro gli Usa: cracchiamo gli F35 per impedire che l’America blocchi il software

“Sto per dire qualcosa che non dovrei mai dire, ma lo farò lo stesso. Così come si fa con gli iPhone, si può craccare un F35. Ma non dirò niente di più…”. Il clima di sospetto che sta dividendo i due lati dell’Atlantico ha raggiunto l’apice con queste dichiarazioni di Gijs Tuinman, segretario della Difesa olandese. Nel mirino c’è il “caccia invisibile” Lockheed Martin F35, l’unico velivolo operativo di quinta generazione considerato il simbolo della supremazia tecnologia dell’Alleanza Atlantica. Un aereo guardato con crescente diffidenza perché le sue prestazioni dipendono interamente dal software che è monopolio statunitense. Anche nell’impianto italiano di Cameri, l’unica fase dell’assemblaggio dell’F35 riservata solamente al personale americano è quella in cui viene “caricato” il cervello elettronico.
La nuvola che gestisce gli aerei
Ci sono timori, bollati come leggende metropolitane, che il Pentagono possa da remoto paralizzare tutti i supercaccia in dotazione ai Paesi europei se intendessero compiere missioni non concordate con Washington. E c’è la certezza che senza la Lockheed Martin sarebbe impossibile inserire gli aggiornamenti del sistema di combattimento, indispensabili per l’attività delle squadriglie. Tra le particolarità di questa macchina c’è la distribuzione degli aggiornamenti attraverso una rete di cloud chiamata Alis – Autonomic Logistics Information System – che però ha mostrato una serie di problemi, tali da portare a sviluppare un altro sistema l’Odin – Operational Data Integrated Network (ODIN) – a cui sta venendo trasferito la gestione di queste procedure. Queste “nuvole” sono onniscienti: ricevono ogni informazione raccolta dai singoli caccia e sanno tutto quello che fanno gli aerei in servizio con ogni nazione.
Il diktat tecnologico dei Paesi Bassi
E se gli europei venissero tagliati fuori dal cloud? Gijs Tuinman ha presentato un “piano B” drastico: “Se nonostante tutto volessimo aggiornare il software, allora lo possiamo craccare”. Una dichiarazione sorprendente: l’Olanda è stato il secondo partner internazionale a ricevere il caccia, di cui ha ordinato 57 esemplari che formeranno l’intera dotazione della sua aviazione. Si tratta di un alleato storico degli Stati Uniti e Tuinman non è uno sprovveduto: è un ufficiale delle forze speciali, che ha condotto cinque turni di combattimento in Afghanistan ed è stato decorato con la più importante onorificenza militare dei Paesi Bassi. Dal 2024 ha l’incarico di segretario alla Difesa, simile ai nostri sottosegretari, con delega proprio alle forniture, all’innovazione e all’IT. Il suo discorso è semplice: si può “violare” la protezione del codice e “introdurre i nostri update per rendere l’aereo completamente europeo. Vedremo se gli americani mostreranno il loro vero volto”.
La svolta del Canada
Le parole di Tuinman sembrano indicare la strada che molti membri della Nato intendono percorrere per rendersi autonomi dalle pretese dell’amministrazione Trump. Ieri il Financial Times ha pubblicato le anticipazioni sul piano del governo canadese per rispondere ai dazi statunitensi: un incremento senza precedenti della spesa militare, che sarà portata al 5 per cento del Pil destinando però i fondi alla produzione in patria del 70 per cento dei sistemi acquistati dalle forze armate. Il documento del governo Carney definisce questo approccio “un nuovo modo di fare affari negli appalti per la difesa”: “I dazi e i cambiamenti nelle relazioni commerciali hanno esercitato una pressione significativa sulle industrie strategiche canadesi. Adottare queste misure essenziali ridurrà la dipendenza dai fornitori esteri e favorirà la nascita di campioni nazionali”.
Anche in Canada il bersaglio principale del gelo con Washington è l’F35: nel 2023 è stata annunciata la decisione di acquistarne 88 esemplari con l’investimento di 19 miliardi di dollari americani. Ma lo scorso anno la scelta è stata sospesa, nonostante il pagamento della prima trance, e si stanno valutando le possibili alternative. In pole position c’è il caccia svedese Gripen mentre la Francia sta spingendo per il Rafale, entrambi velivoli di quarta generazione che però sono liberi dai vincoli del Pentagono.
Il firewall per la sovranità italiana
C’è una sola nazione che finora ha ottenuto la piena indipendenza del software dell’F35 ed è Israele. Già nel 2018 però alcuni acquirenti del velivolo hanno negoziato con l’amministrazione Usa e con Lockheed Martin la creazione di un “blocco” che impedisca la condivisione di tutti i dati raccolti dai loro aerei. Un “firewall” per mantenere in patria almeno parte di quello che gli F35 vedono e fanno. A chiederlo sono stati proprio l’Olanda e l’Italia, che ne ha ordinati ben novanta. “L’Italia in casi specifici vuole preservare la sovranità sulle informazioni, impedendo che ci siano rivelazioni non necessaria – ha dichiarato all’epoca un anonimo alto ufficiale dell’Aeronautica alla rivista FlightGlobal – Per questo, come hanno fatto altri partner, abbiamo intrapreso una serie di iniziative per garantire un impiego effettivo del sistema, senza scoprire alcuni dati che sono considerati sensibili”. Stando al contratto approvato dal Congresso Usa, che non specifica i Paesi committenti definendoli solo membri internazionali del programma F35, questa sovranità parziale sarebbe venuta a costare 26 milioni di dollari.