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 2026  febbraio 17 Martedì calendario

“Annibale attraversò le Alpi con gli elefanti”: la prova è il ritrovamento di una zampa in Spagna

Sono soltanto le ossa di una zampa, ma quella zampa apparteneva a un elefante, e l’elefante in questione si trovava in Spagna intorno al terzo secolo prima di Cristo. Averle ritrovate, afferma un gruppo di archeologi spagnoli, costituisce la prima prova concreta che Annibale attraversò davvero le Alpi con gli enormi animali africani per cogliere di sorpresa i Romani nella seconda guerra punica. Una scoperta di eccezionale importanza storica, su uno degli episodi militari più incredibili e affascinanti dell’antichità.
Come riporta la Bbc, i resti dello scheletro dell’elefante sono stati rinvenuti durante scavi in una località chiamata Colina de los Quemados, vicino alla città di Cordoba, nel sud della penisola iberica. La squadra di ricercatori guidata dal professor Rafael Martinez Sanchez ha estratto dal terreno anche monili, monete, ceramiche e armi, tutti oggetti che agli esami al carbonio sono risultati risalire, come le ossa della zampa, all’epoca della seconda guerra punica. Il fatto che le ossa dell’elefante fossero piuttosto comuni sembra escludere che avessero una funzione decorativa, ovvero che qualcuno le avesse portate con sé dall’Africa: dovevano appartenere a un animale, morto durante lo spossante viaggio e abbandonato lì dove si trovava.
“La presenza di scheletri di elefanti in Europa in un contesto archeologico è estremamente rara”, scrivono gli studiosi sulla rivista Journal of Archeological Science. “Questa potrebbe dunque essere la prima prova del fatto che c’erano effettivamente degli elefanti nella spedizione di Annibale che attraversò le Alpi”.
Disegni e storiografia hanno sempre sostenuto che nel 218 avanti Cristo il leggendario generale concepì un audace piano per invadere l’Italia: partito da Cartagine, l’odierna Tunisia, attraversò su imbarcazioni lo Stretto di Gibilterra, avanzando quindi lungo la Spagna, i Pirenei e le Alpi, per scendere poi verso Roma prendendo per così dire i Romani alle spalle. Annibale era alla testa di un formidabile esercito, composto da 90 mila fanti e 12 mila cavalieri, ma l’elemento più spaventoso era rappresentato da 37 elefanti. Questi ultimi, i più grandi mammiferi viventi, rappresentavano una risorsa prodigiosa per quei tempi, permettendo ai cartaginesi di suscitare il panico e creare lo scompiglio nelle forze avversarie: l’equivalente di un inarrestabile carro armato.
La traversata delle Alpi in inverno con decine di elefanti fu probabilmente l’impresa più ardua per il condottiero venuto da Cartagine. Superate le montagne, Annibale sconfisse le truppe della repubblica romana in quattro battaglie, fino a quella di Canne nel 216 avanti Cristo. Ma poi gli invasori si bloccarono nei cosiddetti “ozi di Capua”, in seguito il generale cartaginese fu costretto a rientrare in patria, dove anni dopo venne definitivamente battuto dai Romani nella battaglia di Zama, l’evento che concluse le guerre puniche. Annibale scelse l’esilio, si rifugiò in Libia, dove morì apparentemente suicida, bevendo una pozione velenosa piuttosto che venire catturato dai Romani, nel 183 o 182 avanti Cristo. Lo stesso anno della morte di Scipione l’Africano, il generale romano che lo aveva sconfitto e che distrusse Cartagine.
Quelle epiche guerre hanno lasciato il segno per molte ragioni nella storia di Roma antica: l’aspetto più stupefacente, tuttavia, rimane la traversata delle Alpi con gli elefanti da parte di Annibale. Per un’impresa del genere si può passare alla storia anche se si finisce per perdere. Ma fu verità o leggenda? Gli storici e la fantasia popolare lo hanno a lungo dibattuto. Ora le ossa di una zampa potrebbero avere fornito la conferma definitiva. La storia, si usa dire, è raccontata dai vincitori. In questo caso l’ultima parola l’avrebbero gli sconfitti, grazie a un elefante morto in Spagna.