la Repubblica, 17 febbraio 2026
Sanatoria e soldi per la sicurezza di strade e binari. Le 27 leggi di Salvini incagliate al Mef
Il contraccolpo più pesante è sul disegno di legge per la riforma del Testo unico dell’edilizia. Per Matteo Salvini conta molto. Vale il via libera alle procedure semplificate e al riordino dei titoli abilitativi, ma soprattutto una corsia preferenziale per una nuova sanatoria. In ballo c’è il bollino della Lega sul tema della casa. Promesso a «milioni di italiani» a colpi di annunci e post sui social. Conteso da Fratelli d’Italia e FI, perciò da blindare e velocizzare.
Ecco perché il supplemento di indagine della Ragioneria sta generando malumori ai piani alti del partito di via Bellerio. L’irritazione nei confronti del Mef, guidato da Giancarlo Giorgetti – leghista anche lui – è così forte che nelle ultime ore gli uomini più vicini al leader del Carroccio hanno iniziato a mettere in fila i provvedimenti del Mit in attesa di una risposta dal ministero dell’Economia.
Il censimento è stato chiuso mercoledì scorso: sulle scrivanie di via XX settembre sono fermi 27 provvedimenti. Da settimane, se non da mesi. Tre non hanno ancora ricevuto la bollinatura della Ragioneria. È il caso, appunto, della delega al governo per l’adozione del nuovo Codice dell’edilizia: il disegno di legge è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 4 dicembre scorso, ma i funzionari del Mef non hanno ancora dato il loro benestare.
In attesa del sigillo c’è anche il decreto sui commissari delle opere pubbliche che il Cdm ha licenziato il 5 febbraio. Ma il caso più eclatante è il disegno di legge «in materia di sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali». Dentro ci sono norme sensibili, dalle manutenzioni alle ispezioni. Tutti passaggi fondamentali per migliorare la vigilanza su binari e strade. Il disco verde del governo risale al 24 maggio del 2024, ma anche questo provvedimento è in stand-by.
Gli altri 24 testi fanno riferimento a provvedimenti «in attesa di riscontro», in gran parte decreti interministeriali che necessitano della firma di Giorgetti per entrare in vigore. È il cosiddetto concerto. Come quello che il Mit ha richiesto proprio al Mef lo scorso 8 ottobre per sbloccare l’assegnazione delle risorse del fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale.
Un altro esempio, sempre relativo al concerto: la richiesta della controfirma del titolare dell’Economia al decreto interministeriale per aggiornare il contratto di programma tra il Mit e Rfi è partita dagli uffici di Salvini il 24 dicembre scorso. La posta in gioco è di quelle che contano (e costano): gli investimenti ferroviari. Anche in questo caso mancherebbe una risposta dell’Economia. Sono fermi, tra gli altri, anche il decreto per l’abolizione delle barriere architettoniche negli edifici privati e quello per la messa in sicurezza e la realizzazione di nuovi ponti nel bacino del Po.