la Repubblica, 17 febbraio 2026
McGrath perde l’oro e fugge nel bosco: “Sotto shock per l’errore, così sono scappato”
«Sono stato abbastanza a lungo nel bosco. Eccomi qua». Atle Lie McGrath dà un bacio alla fidanzata, Maud Brandtzæg, poi arriva al microfono davanti all’hotel della squadra, il San Lorenzo di Bormio. Cerca di sorridere ma a tratti gli occhi diventano lucidi: sono passate quasi tre ore dalla sua fuga tra gli alberi accanto alla Stelvio, disperato e inconsolabile, bastoncini lanciati oltre le reti, lui riverso sulla neve, dopo l’inforcata nello slalom che gli avrebbe potuto consegnare l’oro, visto il miglior crono nella prima discesa. Lo hanno recuperato con una motoslitta e portato a valle: lo sciatore norvegese, 25 anni, nato nel Vermont da papà americano, Felix, sciatore anche lui e mamma di Oslo, ha perso il nonno materno nel giorno della cerimonia di apertura dei Giochi. Ha corso col lutto al braccio.
Una perdita che ha influito sulla sua concentrazione?
«Lo amavo moltissimo, la sua morte mi ha colpito tremendamente, ha reso tutto davvero difficile. Ma non ha distolto la mia attenzione e la mia voglia di sciare positivo. Penso anzi che lui sia stato l’unica ragione per cui sono riuscito a guidare la prima manche e anche a farlo con un vantaggio così netto. Mi ha aiutato pensare a lui. Speravo di poter coronare questo periodo difficile con qualcosa di bello, in un’occasione così speciale come le Olimpiadi».
Invece, l’inforcata.
«È stato un misto di shock e sensazioni surreali per quello che è accaduto dalla caduta in poi, non ho mai provato niente di simile prima d’ora nella mia vita. È stata durissima».
La sua fuga nel bosco ha fatto il giro del mondo.
«Volevo allontanarmi da tutto e tutti, pensavo che avrei trovato un po’ di pace e tranquillità, avevo solo bisogno di un po’ di tempo per me stesso invece non è stato possibile, mi sbagliavo completamente, perché sono arrivati tutti, i fotografi e la polizia mi hanno trovato».
Cosa ha sentito dentro di lei?
«Non so, di solito sono una persona che sa vedere le cose nella giusta prospettiva, se non sciavo bene in una gara, potevo almeno dire a me stesso che ero in buona salute, che la mia famiglia stava bene e che le persone che amo erano lì con me. È una bella sensazione di solito, ma questa volta non è stato così».
Dopo il suo errore, un allenatore svizzero ha esultato.
«È stata la prima cosa che ho visto. Non ho bisogno di commentare. È chiaro cosa ne penso».
Una reazione che le ha dato particolarmente fastidio?
«No, è solo una goccia in un mare molto più grande. Sono stati giorni davvero difficili per me al di fuori dello sport, è stato il momento peggiore della mia carriera, e uno dei momenti più difficili della mia vita. Non conosco nessun altro sport in cui si possa passare da una posizione così vantaggiosa alla sconfitta in meno di mezzo secondo».
È così giovane.
«Ma è difficile pensare alla prossima volta che potrò sciare alle Olimpiadi: avrò 29 anni, e non 25. Mi ero concesso la migliore opportunità possibile, ho sciato al mio meglio, ero così orgoglioso di me stesso per aver messo giù una prima manche di così grande spessore, invece non sono riuscito a raggiungere il mio obiettivo. Mi fa davvero male».
Come userà questo dolore?
«Ora voglio stare con le persone che amo. È tutto ciò di cui ho bisogno. Credo che mi servirà molto tempo per elaborare tutto questo, sarà estremamente difficile. Vedremo come andrà, ma almeno sono circondato da persone fantastiche che mi vogliono bene e che io amo. Mi consola stare con mia madre, mio fratello, la mia fidanzata, felice che siano qui con me. Ho trascorso abbastanza tempo nella foresta».