corriere.it, 17 febbraio 2026
Bernard Arnault cambia yacht: il nuovo «mega» sarà un mostro da 143 metri che costerà 650 milioni di dollari
Va bene che nel 2015 gli era costato qualcosa in più di 150 milioni di euro, ma Symphony, il mega yacht da poco più di 100 metri costruito in Olanda dal famoso cantiere Feadship, cominciava evidentemente a stargli stretto. E dunque Bernard Arnault, il paperone francese del lusso anima di Lvmh, il cui patrimonio è valutato in qualcosa come 200 miliardi di euro, ha deciso di trovare una barca – una nave, pardon – più comoda.
Tornato dal cantiere di fiducia, si sussurra negli ambienti della grande nautica, ha ordinato un «mega mega yacht» di oltre 140 metri (143 per la precisione) che dovrebbe costargli più o meno 650 milioni di dollari e diventare uno dei più costosi, lussuosi e tecnologici del mondo.
Del progetto, ovviamente, si sa poco o nulla perché i cantieri tengono in modo maniacale alla riservatezza dei loro clienti (e dei loro introiti), ma è chiaro che se il Symphony è in grado di ospitare 40 persone, 27 delle quali di equipaggio, offrendo ogni genere di comfort – dal cinema alla piscina, alla palestra a un’infinità di giochi d’acqua – il nuovo mega yacht sarà una meraviglia dei mari.
Lo yacht, sempre secondo le indiscrezioni di settore, dovrebbe svilupparsi su 8-9 ponti, con una stazza di 10-12 mila tonnellate, e un centro benessere all’avanguardia (sauna, bagni turchi, crioterapia), oltre a stanze dedicate al pianoforte (per la moglie Hélène Mercier-Arnault) e alloggi per un equipaggio di circa 80 persone.
Se il costo per tutto questo sembra immenso, bisogna pensare che per mantenerlo, mister lusso dovrà sborsare ogni anno tra i 60 e i 70 milioni di dollari. Se poi, seguendo l’esempio di colleghi di portafoglio del calibro di Jeff Bezos, volesse navigare con al fianco una «barca» d’appoggio (quella di mister Amazon è lunga circa 70 metri) per non avere l’ingombro di elicottero, auto e così via, i costi sarebbero destinati a crescere. Troppo? Trattandosi di Bernard Arnoult, le fric c’est chic…