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 2026  febbraio 17 Martedì calendario

Non diamo troppo potere ai PM

I punti chiave dei sostenitori della riforma sulla separazione delle carriere sono tre. I giudici sono subalterni ai pm, di qui la necessità della separazione delle carriere. L’Alta Corte è necessaria perché la sezione disciplinare dell’attuale Csm sarebbe troppo lassista. Il Pd ha già proposto la separazione delle carriere e l’istituzione di un’Alta Corte.
Cerco di spiegare, senza citare la P2 o Askatasuna.
I dati ci dicono che circa il 50 per cento delle richieste di condanna avanzate dai pm sono respinte dai giudici; sembra quindi che il problema della soggezione dei giudici ai pm non esista. «Non capisco tutto questo entusiasmo (per la separazione delle carriere) nella convinzione che avremo sentenze più giuste. Questa possibilità non la vedo», ha detto recentemente Franco Coppi uno dei maggiori penalisti italiani.
La separazione delle carriere è una delle forme di organizzazione del potere giudiziario riconosciuta in Paesi che hanno una civiltà giuridica assai simile alla nostra, come, ad esempio, la Francia e la Germania. Ed è quindi ragionevole proporla. Non è in sé sbagliata la separazione tra pm e giudici; è sbagliata questa separazione tra pm e giudici. Il pm ha la funzione di avviare un’indagine penale, cercare i responsabili di un reato, raccogliere le prove. Incide perciò in modo decisivo sulla reputazione, le libertà e i diritti dei cittadini, sulla reputazione e sul funzionamento delle aziende, sulla legittimazione delle funzioni politiche. Per evitare abusi, negli altri Paesi, i pm sono sottoposti a regole precise.
Nel sistema sottoposto a referendum, invece, i pm sono privi di vincoli, si governano e si promuovono da soli attraverso un proprio Consiglio Superiore nel quale sono pm i due terzi dei componenti (oggi nel Csm, su 20 magistrati i pm sono 5 e i giudici sono 15), gode della obbligatorietà dell’azione penale, per la quale qualsiasi inchiesta può diventare «atto dovuto», ha la polizia giudiziaria alle proprie esclusive dipendenze e a volte la cronaca giudiziaria al seguito. Invece di riequilibrare i rapporti di forza a favore dei cittadini e della stessa politica, la riforma provoca uno squilibrio a danno dei cittadini, delle imprese e della stessa politica: nessuno potrà essere contento di vivere in un Paese con pubblici ministeri onnipotenti. Non sono mosso da sfiducia pregiudiziale nei confronti dei pm. Ma è buona regola non conferire a una istituzione un potere eccessivo: prima o dopo quel potere verrà usato e sarà troppo tardi per lamentarsi. Come nasce questa soluzione così contraria alle intenzioni dei legislatori?
La legge propone la massima separazione delle carriere impedendo a un pm di diventare giudice e a un giudice di diventare pm, ma innesta questa innovazione su un sistema che aveva un modello diverso. La Costituzione è un edificio complesso; può avere effetti controproducenti, come in questo caso, inserire nuovi mattoni senza tener conto dell’edificio esistente.
Passiamo all’Alta Corte. Il progetto dei senatori pd non riguarda solo la magistratura ordinaria, come la legge sottoposta a referendum, ma tutte le magistrature, il Consiglio di Stato, la Corte dei Conti, la magistratura tributaria e quella militare. È solo un organo di impugnazione delle decisioni prese dal Csm e dagli organi di governo interni delle altre magistrature, di quelle disciplinari e di quelle che riguardano le carriere e le promozioni dei singoli magistrati. L’Alta Corte proposta dalla legge sottoposta a referendum riguarda solo i magistrati ordinari e ha solo competenze disciplinari. Il ministro Nordio sostiene che è necessaria perché le decisioni dell’attuale sezione disciplinare sono frutto di intese tra le correnti e quindi lassiste. I dati sembrano smentirlo. In questa consiliatura le sentenze di condanna sono state circa il 47 per cento, una percentuale simile a quella delle condanne pronunciate dai giudici ordinari nei confronti degli imputati. Inoltre il ministro ha impugnato solo 9 delle 319 decisioni emesse della sezione disciplinare del Csm sino al 31 dicembre 2025, segno che le altre 310 erano da lui condivise. A questo punto una considerazione. Era proprio il caso di istituire un nuovo organo di rilievo costituzionale, composto da 15 personalità, con un proprio edificio, proprie risorse di personale amministrativo, propri servizi e proprie strutture informatiche, rispetto a un carico di lavoro di circa 70/100 procedimenti per anno, che dall’attuale Sezione Disciplinare del Csm, sono decisi nel 97 per cento dei casi con soluzioni condivise dallo stesso ministro Nordio?