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 2026  febbraio 17 Martedì calendario

Zaia, l’obiettivo sulle Politiche. Così il Doge è pronto a dire no alla corsa per guidare Venezia

L’ultima proposta gli è arrivata dai piani altissimi di via della Scrofa, quartier generale romano di Fratelli d’Italia: «Se ti candidi, noi ti garantiamo il massimo appoggio». Ma anche se questo sostegno andava ad aggiungersi a quello scontato della Lega, le possibilità che Luca Zaia si candidi a sindaco di Venezia, dando forma istituzionale a quell’appellativo (Doge) che lo accompagna da anni, sono ridotte al minimo. Quasi nulle.
Questione di giorni, se non di ore, e la rinuncia a quella che è stata per molto tempo una suggestione più che un’ambizione diventerà ufficiale. Dopo lo stop al terzo mandato da presidente della Regione, la corsa per la guida di una città dalla fama mondiale, scrigno di arte e di cultura, sede di prestigiose istituzioni, era una delle ipotesi sul tavolo, insieme alla presidenza di una società pubblica (Eni) e alla candidatura alle suppletive per entrare in Parlamento. Zaia non ha mai detto esplicitamente di volersi candidare ma non ha nemmeno mai chiuso la porta. E anzi, nel novembre scorso, a urne delle Regionali ancora calde, di fronte al boom di preferenze raccolte a Venezia (quasi 7 mila) al Corriere aveva detto: «I veneziani hanno voluto darmi un segnale che mi vogliono come sindaco...».
Uno scambio di amorosi sensi che pareva il miglior viatico per una nuova esperienza. Ma poi la politica, che ha le sue logiche stringenti, ha piano piano preso il sopravvento sulla suggestione. E spinto a ragionamenti che hanno portato a una conclusione pressoché scontata: quella corsa non s’ha da fare.
Sono almeno tre le ragioni che spiegano la rinuncia. La prima è di carattere generale. Candidarsi oggi a Venezia, e con molte probabilità diventare sindaco, per Zaia significherebbe precludersi la partita nazionale. Tra un anno e mezzo (o forse meno) ci sono le elezioni politiche. L’impegno preso con i veneziani non potrebbe essere buttato a mare facilmente, fosse pure (come si ipotizza) per un ruolo da ministro o da presidente della Camera. La città dovrebbe tornare alle urne, sarebbe una mancanza di rispetto. E Zaia, amato e riamato dal suo popolo, non vuole correre questo rischio.
Ci sono poi due motivazioni locali. Il voto a Venezia è previsto a fine maggio. Un mese dopo il referendum sulla giustizia che potrebbe avere, qualora fosse bocciato dagli elettori, ricadute politiche rilevanti. Anche, o soprattutto, in una città storicamente di sinistra (e anche alle recenti Regionali è l’unica del Veneto dove non ha prevalso il centrodestra). La partita, insomma, potrebbe rivelarsi più ostica del previsto, anche per chi comunque gode di un certo seguito. Infine, se FdI a livello nazionale chiede a Zaia di candidarsi, il commissario del partito a Venezia Fabio Raschillà se n’è uscito con un’espressione («Non è che siamo in attesa di nostro Signore Luca Zaia...») poco amichevole nei confronti dell’ex governatore.
Risultato? Mentre il centrosinistra da settimane ha deciso di puntare sul senatore pd Andrea Martella ed è già in piena campagna elettorale, il centrodestra sembra destinato a convergere su Simone Venturini, giovane assessore al Turismo della giunta guidata da Luigi Brugnaro. Una figura civica, espressione diretta del sindaco manager che sta finendo il suo mandato decennale con lo spettro di un rinvio a giudizio per corruzione. E anche l’inchiesta penale che ha travolto l’assessore Renato Boraso avrà un peso nella sfida della prossima primavera.
Tutti questi elementi sono stati messi sul tavolo da Zaia, insieme a valutazioni su scala più ampia, compreso un possibile ruolo nella Lega (anche se Matteo Salvini non pare interessato a nominarlo vicesegretario come vorrebbero in molti dentro il partito). Tirate le somme, il risultato è un saluto a Venezia.