Corriere della Sera, 17 febbraio 2026
Misteri, tracce di Dna: la madre sparita della star della tv tiene in ansia l’America
La scomparsa della madre di Savannah Guthrie, presentatrice di uno dei programmi del mattino più popolari d’America – «Today» su Nbc – ha colpito molto gli americani: giornalisti, curiosi e droni hanno inondato le strade di Tucson, città dell’Arizona di 500mila abitanti a circa 100 chilometri dal confine con il Messico.
Il New York Times l’ha definita «la mamma di tutti». Il presidente Donald Trump ha subito parlato al telefono con la giornalista e ha scritto sui social di aver mobilitato tutte le risorse per trovarla. Nelle ultime due settimane, a partire dal 1° febbraio, quando pare che l’84enne Nancy Guthrie sia stata rapita nella sua casa durante la notte, i media americani hanno dedicato a questa storia una copertura costante, a volte superiore a quella delle Olimpiadi o del caso Epstein. Esperti e dilettanti continuano a offrire teorie: c’è chi sospetta che il responsabile conoscesse bene la vittima, mentre altri affermano che non sembra un rapimento pianificato ma il risultato di una tentata rapina. E c’è ovviamente chi ipotizza un collegamento con la storia di Epstein, madre di tutti i complotti: su X si scatenano perché Savannah Guthrie aveva intervistato le ragazze vittime di Epstein, compresa Virginia Giuffre, poi suicida.
Nancy Guthrie è scomparsa sabato 31 gennaio: quel pomeriggio alle 5:30 aveva preso un uber per andare a cena a casa dell’altra figlia, Annie, ed era stato il genero italiano, Tommaso Cioni, a riaccompagnarla, nella sua abitazione appena fuori Tucson, verso le 9:48 di sera. Alcuni siti minori hanno subito indicato lui come sospetto, ma lo sceriffo Chris Nanos ha dichiarato chiaramente ieri che i familiari, ovvero i tre figli e i loro partner, non sono sospettati.
Quando gli agenti sono arrivati nella casa, hanno trovato gocce di sangue sulla soglia (è il suo, secondo l’analisi del dna). Era stata rimossa la telecamera attaccata al campanello. All’interno, c’erano danni che fanno pensare che la vittima sia stata portata via contro la sua volontà. Le autorità non hanno voluto dire se ci fossero anche segni di ingresso forzato. Nancy Guthrie ha lasciato in casa il cellulare, la sua auto era parcheggiata davanti all’abitazione. Secondo i familiari, non aveva problemi cognitivi.
Il 2 febbraio è arrivata a diversi media una richiesta di riscatto, scaduta il 5 febbraio; un’altra è stata recapitata il 6 febbraio alla tv locale «Kold», scadeva il 9 febbraio. Uno di questi messaggi chiedeva 6 milioni di dollari in bitcoin. Le autorità non hanno finora confermato se siano richieste collegate ai veri rapitori.
Nel decimo giorno dopo la scomparsa, gli inquirenti sono riusciti a recuperare un video in bianco e nero girato dalla telecamera sul campanello: si vede un uomo «alto tra 1 metro e 75 e 1 metro e 78» con un passamontagna, una pistola in fondina e uno zaino nero Ozark che si avvicina alla porta e oscura la telecamera. Uno degli ultimi sviluppi è che nella proprietà è stato trovato il dna di un’altra persona, che gli investigatori stanno cercando di identificare. Nei giorni scorsi sono state perquisite una Range Rover e una casa a circa tre chilometri dalla casa di Nancy.
La figlia Savannah doveva seguire per Nbc le Olimpiadi in Italia ma è tornata a Tucson. Nel quarto giorno di ricerche inutili ha diffuso un video con il fratello Camron, ex pilota di caccia, e la sorella Annie chiedendo ai rapitori di fornire la prova che la madre sia viva. I figli spiegano che, se la madre non prende le medicine, potrebbe morire, poi si rivolgono a Nancy, tra le lacrime: «Sii forte». È il primo di una serie di filmati: il 5 febbraio chiedono ai rapitori di contattarli, il 7 si dicono pronti a pagare, il 9 la presentatrice, sempre solare in tv, ora senza trucco, autentica nel suo terrore, ringrazia per le preghiere per madre e aggiunge di credere che sia «ancora là fuori»; il 15 febbraio torna a rivolgersi a chi l’ha rapita o a chiunque sappia dove si trova: «Non è mai troppo tardi per fare la cosa giusta».
Un mix di celebrità, mistero e vulnerabilità tiene gli americani incollati, anche se alcuni lettori si sono lamentati con il New York Times per l’attenzione eccessiva data alla storia «di una donna bianca» in un momento in cui ci sono cose «più gravi» come le operazioni degli agenti ICE. Ma a molti ricorda vicende traumatiche come il rapimento nella culla, nel 1932, in New Jersey, di Charles Lindbergh junior, figlio di 20 mesi del famoso aviatore (il neonato fu ucciso) o dell’ereditiera ventenne Patty Hearst, presa nella sua abitazione nel 1974 dall’Esercito di Liberazione Simbionese. Storie inquietanti che mostrano quanto sia illusoria la sicurezza della propria casa.