Corriere della Sera, 17 febbraio 2026
«Date la lista dei finanziatori». È scontro tra Nordio e l’Anm
«Non ho quella lista. L’Anm ha promosso il comitato, ma è un soggetto giuridico diverso. E, semmai, dovrei essere io a preoccuparmi delle incompatibilità: essendo stato denunciato, come mandante dei manifesti del No, dovrei temere la concreta ipotesi che venga indagato da un sostenitore del Sì. Invece mi fido dei colleghi». Cesare Parodi, presidente dell’Associazione nazionale magistrati, respinge al mittente la richiesta del capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio, Giusi Bartolozzi: valutare «l’opportunità di rendere noto alla collettività, nell’ottica di una piena trasparenza, gli eventuali finanziamenti ricevuti dal Comitato “Giusto dire No” da parte di privati cittadini». Una iniziativa che ha sollevato polemiche e accuse da sinistra al ministro Nordio di voler «compilare liste di proscrizione».
Proprio nel giorno in cui il senatore FdI, Salvo Sallemi, deposita una interrogazione al ministro destinata, anche questa, a far discutere: «Parodi sostiene che su 9.200 magistrati iscritti all’Anm, solo 2.100 aderiscono alle correnti. Ma omette un dato: quanti di loro siedono nel Csm e quanti hanno incarichi direttivi o semi-direttivi? È ora di fare un’operazione verità sul peso delle correnti».
Ma a tenere banco, nella giornata di ieri, è soprattutto lo scambio tra il ministero della Giustizia e l’associazione delle toghe sulla lista dei donatori del comitato per il No. Nella lettera inviata all’Anm, Bartolozzi prefigura possibili incompatibilità. E parla di «potenziale conflitto tra magistrati in servizio iscritti all’Anm e privati sostenitori che finirebbero per praticare una forma di finanziamento indiretto» all’associazione dei magistrati. L’idea era venuta al deputato forzista, Enrico Costa, pivot della campagna del Sì, che spiega: «Il punto è il rapporto organico che c’è tra Anm e Comitato. Hanno sede nello stesso posto, uno finanzia l’altro, lo statuto del Comitato dice che le direttive generali le dà il Comitato direttivo dell’Anm e il presidente Parodi sta nel direttivo. C’è un impasto evidente». All’obiezione che sia un soggetto giuridico diverso, Costa replica: «È una barzelletta. Non è autonomo. È totalmente dipendente dall’Anm. E cosa accadrebbe se un magistrato iscritto all’Anm si trovasse di fronte in tribunale un finanziatore del comitato? Si asterrebbe?».
Le opposizioni si schierano contro la mossa del ministero. «È un segnale che sa tanto di liste di proscrizione. Il ministro chiarisca subito. Le istituzioni e il popolo sovrano si rispettano. Non si intimidiscono», accusa la responsabile giustizia del Pd Debora Serracchiani. E Francesco Boccia, capogruppo dem al Senato, incalza: «A che titolo il governo pretende quei nomi? L’Anm è un’associazione privata e un comitato referendario risponde ai cittadini che lo sostengono, non all’esecutivo». Peppe De Cristofaro, di Alleanza verdi e sinistra, parla di «clima preoccupante». «Hanno qualcosa da nascondere? Non credo», dice sarcastico il forzista Maurizio Gasparri.
Intanto il Comitato del No rilancia il video del magistrato antimafia Nino Di Matteo contro la riforma Nordio: «Questa non è una riforma della giustizia, è una riforma della magistratura contro i magistrati, mossa da un intento di rivalsa. Verso quella magistratura che nel tempo ha avuto in alcune occasioni il coraggio di esercitare il controllo di legalità veramente a 360 gradi, veramente nei confronti di chiunque, anche nei confronti dei potenti». Una risposta a Nordio che, citando le parole di Di Matteo, aveva parlato di «sistema para-mafioso del Csm». Da FdI, Andrea Delmastro rilancia: «Nordio, al di là dei toni, non è molto distante dal merito, il sistema para-mafioso esiste». L’Associazione magistrati della Corte dei conti, invece, «dopo le parole del ministro Nordio sulle logiche para-mafiose, esprime piena solidarietà ai magistrati ordinari». «Le parole di Nordio sono come quelle di Gratteri, è intollerabile», commenta il leader di Azione Carlo Calenda.