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 2026  febbraio 16 Lunedì calendario

Intervista a Francesca Reggiani

Da Alba Parietti a Sabrina Ferilli, da Maria Elena Boschi a Giorgia Meloni: le sue imitazioni lasciano il segno. Francesca Reggiani, attrice per il teatro, il cinema e la tv torna sul palcoscenico con lo spettacolo Titoli di testa, dal 17 al 22 febbraio al teatro Vittoria a Roma.
Chi ha preso di mira questa volta?
«Sono partita come sempre dall’attualità, concentrandomi sul rapporto tra società e media. Mi è sembrato interessante il successo dei programmi di cucina e di cronaca nera. Perché oggi se non hai un’opinione su Garlasco non sei nessuno. E poi l’eterno approfondimento politico».
Vogliamo i nomi.
«Alessandro Borghese per gli chef e Federica Sciarelli per la nera. E poi Bianca Berlinguer che con quel cognome era impossibile pensare a Rete 4. Tant’è vero che lei dice (parte l’imitazione, ndr) “però è inutile che mi stanno tanto a scocciare. Scusate ma se non è compromesso storico questo di che parliamo, ho semplicemente portato a compimento il grande obiettivo di mio padre”».
A proposito di genitori, i suoi erano contenti del suo voler fare l’attrice?
«No, non erano troppo della mia scelta. Pensavano fosse uno dei mestieri più precari al mondo. Un po’ li capisco, loro avevano un’azienda ed erano molto impegnati».
Come li ha convinti?
«Con molto pragmatismo mi hanno dato una scadenza. Insomma, mi hanno detto: hai un anno per provare, altrimenti cominci a lavorare seriamente».
Che famiglia era la sua?
«Nessuno romano. Da parte di mio padre erano napoletani, il resto della famiglia veniva tutto da Milano. Ho uno speciale ricordo del mio nonno materno che si è fatto nove anni di carcere politico, perché era anarchico. Poi è finito a Roma perché lavorava con la Rizzoli e ha aperto i primi uffici nella capitale».
Qualcuno lavorava nello spettacolo?
«No. Ho sviluppato questa mia personalissima passione da spettatrice. Da piccolina, non avevo nemmeno dieci anni, chiedevo continuamente di andare al cinema. E ricordo il cinematografo insieme ai miei genitori come una cosa fantastica. Diciamo che sono cresciuta con la commedia all’italiana che per me è una forma di espressione strepitosa».
Dopo tanti provini arriva la grande occasione con Gigi Proietti.
«Studiavo tantissimo, una cosa molto rara oggi. In tanti mi avevano sconsigliato di provare perché dicevano che c’era la fila, la sua era una scuola molto seria, con Falk e Panelli. Invece Gigi mi ha presa».
Quale ricordo ha di quel periodo?
«È stata la mia vera scuola, altro che liceo: è lì che ho imparato tutto. Dal solfeggio cantato – su cui Gigi era quasi fissato – alla storia della musica, dalla dizione a tutto quello che riguarda la letteratura e la poesia. Per qualche giorno abbiamo avuto come insegnante anche Liza Minnelli, nel periodo d’oro di Cabaret».
Mica male.
«Niente male affatto. Arrivava e diceva “Do you want to see something in yellow or in orange or in blue?”, cioé: volete vedere questa canzone in giallo, in arancione o in blu? Sono momenti indimenticabili».
Intanto comincia con il cinema. Il primo film è una commedia sexy con Lino Banfi e Alvaro Vitali.
«Volevo essere autonoma e guadagnare un po’ di soldi. E comunque, partecipando ai provini a Cinecittà ho incontrato anche Fellini».
Con cui fa “Intervista”.
«Come Proietti, anche lui diceva di non aver mai visto degli occhi così grandi. Me lo ricordo sul set con il megafono che mi chiamava “occhioni grandi"».
Ci provava?
«Ma no! Diciamo che aveva un atteggiamento un po’ piacione».
 
Il grande successo arriva sul piccolo schermo con “La tv delle ragazze” e “Avanzi”.
«Una stagione irripetibile per la tv. Quella era la Rai 3 di Guglielmi dove si sperimentava e si osava tanto. Serena Dandini poi è stata bravissima perché insisteva nel dire che bisognava dare tempo a queste ragazze. Non come oggi, che se un programma dopo due puntate non va come da aspettative si chiude».
Alcune imitazioni sono diventate dei cult. La più riuscita?
«Quella di Alba Parietti sicuramente ma anche Sabrina Ferilli va sempre alla grande».
 
Qualcuno c’è rimasto male?
«Per i più è un piacere essere imitati perché trovano una conferma alla loro notorietà. So che all’epoca c’era rimasta male Giovanna Maglie anche se mi sembrava di aver trovato una buona chiave per interpretare il personaggio».
Nostalgia?
«Nostalgia non è la parola giusta. Ma di certo in giro si vede meno competenza e meno preparazione di un tempo. Io porto in palmo di mano gli autori, perché il nostro cinema senza un certo tipo di autori non avrebbe avuto la stessa eco. In teatro c’è una grande penuria di registi che non possono essere solo quelli che accendono le luci o ti dicono come entrare o uscire».
Chi le piace oggi?
«Ho avuto la fortuna di fare l’ultimo film di Francesca Archibugi che uscirà in primavera, Illusione. Lei è una grandissima autrice con cui spero di collaborare di nuovo in futuro. Ma ce ne sono anche altri. Che gli vuoi dire a Sorrentino, Virzì e Garrone? Sarebbe bellissimo poter lavorare con uno di loro».