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 2026  febbraio 16 Lunedì calendario

Nel pasticcio Mediobanca spunta l’insider trading nel silenzio del Tesoro

Ci mancava solo l’insider trading. Vedi che non c’è più limite al peggio, in questa folle trama di palazzo?». Non c’è pace per il Banchiere Anziano. La scellerata cronaca finanziaria sul pastrocchio Mps-Mediobanca-Generali offre troppi spunti, scegliete voi di cosa: riflessione, depressione, indignazione.
Nonostante la consumata esperienza sul campo, questi stati d’animo il Banchiere Anziano li attraversa un po’ tutti. I fatti che stanno emergendo descrivono una chiara ed amara evidenza, che fa pensare, fa temere, fa arrabbiare. «Non bastava il “concerto” tra i soci nella privatizzazione del Monte e poi nella scalata al cielo di Piazzetta Cuccia e del Leone di Trieste, e non bastava nemmeno il caos sulla nomina del successore di Savona alla Consob, esploso dopo che si è saputo che il candidato-sottosegretario Federico Freni è citato anche in un’altra inchiesta, oltre a quella sul caso Inver-Anas. Ora scopriamo addirittura che al Mef un dirigente generale ha approfittato delle informazioni privilegiate che aveva per fare qualche affaruccio in famiglia. Ci rendiamo conto della gravità? E possibile che di fronte a un’ipotesi di reato di questa portata Giorgetti non dice una parola, mentre Meloni e i suoi vice si preoccupano solo di un cabarettista destrorso che rinuncia a Sanremo? Siamo o non siamo la Repubblica delle banane?». Ancora una volta, a sovrastare i silenzi ipocriti della politica e a riempire i vuoti cosmici della vigilanza provvedono solo gli atti dovuti della magistratura.
Aspettiamo di conoscere gli sviluppi dell’inchiesta della Procura meneghina sull’ipotetico “patto occulto” che ha consentito a Lovaglio, Caltagirone e Milleri di conquistare Siena per poi espugnare l’ex Salotto Buono di Milano: ma intanto viene fuori che il 2 gennaio dell’anno scorso un alto dirigente del Tesoro, Stefano Di Stefano – informato dell’Ops che sarebbe stata lanciata il 24 dello stesso mese – ha acquistato circa 33 mila euro di azioni Mps e 120 mila euro di titoli Mediobanca, per poi rivendere tutto il 28 gennaio, lucrando una plusvalenza di circa 10 mila euro. L’indagine è partita da una Sos dell’Unità Informazione Finanziaria della Banca d’Italia, trasmessa al Nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza e poi ai pm milanesi (pare sia stata inoltrata anche alla Consob, ma a quanto pare lì nulla si è mosso, come nella peggiore tradizione dell’autority di Borsa). Così nasce l’avviso di garanzia per abuso di informazioni privilegiate nei confronti di Di Stefano. «Capito l’andazzo?», butta lì il Banchiere Anziano. Tra i furbetti del Quartierone non solo si concertava, ma si speculava. Ma ora, come sempre nel Belpaese, tutto degenera velocemente nella solita farsa. La novità è che, proprio in seguito all’avviso di garanzia, l’alto dirigente del Mef si è dimesso dal suo ruolo di consigliere d’amministrazione non indipendente e membro del Comitato rischi e sostenibilità del Montepaschi: «per ragioni personali e in relazione all’avvio di indagini a suo carico». Un «passo indietro» dovuto per il quale Mps in una nota lo ringrazia, «anche per l’attività svolta in questi anni». E qui il Banchiere Anziano sbotta: «Capisco che a Siena lo ringrazino per i servizi resi, ma questo scandalo può finire col sacrificio dell’ipotetica “mela marcia”, e per il resto chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto?
Il nodo non è il consiglio d’amministrazione di Mps: il problema vero è il Tesoro, cioè il ruolo che il dicastero di Giorgetti ha giocato e sta continuando a giocare nelle partite del potere economico-finanziario. Più che dal Cda del Monte, Di Stefano si deve dimettere dal Mef: possibile che nessuno lo dica, nemmeno i partiti di opposizione?». Qui non si tratta di rilanciare il solito derby tra “giustizialisti” e “garantisti”. Bisogna essere semplicemente realisti, e riconoscere che un funzionario dello Stato, per potersi difendere da accuse così gravi, non può mantenere il suo incarico pubblico. Ma al peggio non c’è mai fine. Conclude il Banchiere Anziano: «Il dramma è che questo verminaio, per l’ennesima volta, lo stanno scoperchiando le toghe. E così, fatalmente, anche queste inchieste sulla finanza opaca si sovrappongono alla tossica campagna referendaria sulla giustizia. Separare le carriere tra inquirenti e giudicanti, mettendo le procure sotto il controllo del potere politico, serve anche a evitare che in futuro i pm alla Gaglio e Pellicano, Polizzi o Storari, vadano a ficcare il naso dentro il risiko bancario. Le regole di quel “gioco” le vuole stabilire un arbitro solo: la merchant bank di Palazzo Chigi».