la Repubblica, 16 febbraio 2026
La nuova corsa alla Luna, ora Musk sfida Bezos per costruire la prima colonia
La corsa alla Luna non è più una sfida tra superpotenze, ma tra super ricchi dell’era digitale: chi renderà possibile la colonizzazione del satellite naturale della Terra? Elon Musk o Jeff Bezos?
Per ego e patrimoni ugualmente smisurati, un solo pianeta non basta. Ed ecco allora che il patron di Tesla e quello di Amazon proiettano da tempo i loro sogni di grandezza verso lo spazio. Ma se in passato la competizione tra i due era limitata alle navette che fanno la spola con la Stazione spaziale internazionale che sorvola la Terra a 400 km di altezza, ora si fronteggeranno su un obiettivo ben più ambizioso: riportare gli esseri umani sulla Luna per la prima volta dal 1972.
La svolta c’è stata la settimana scorsa, quando Elon Musk ha annunciato un radicale cambio di strategia per la sua SpaceX. Fin dalla sua creazione nel 2002, Musk aveva chiarito che l’obiettivo colonizzare Marte. E a chi gli suggeriva di concentrarsi sulla Luna, rispondeva: «La Luna è solo una distrazione».
Il 9 febbraio Musk ha annunciato sul suo sociali network il cambio di rotta: «SpaceX ha spostato l’attenzione sulla costruzione di una città autosufficiente sulla Luna, poiché potremmo realizzarla in meno di 10 anni, mentre su Marte ci vorrebbero più di 20 anni».
Quello stesso giorno Jeff Bezos, ha invece postato l’enigmatica foto di una tartaruga, senza alcun testo. La tartaruga è l’animale che compare nello stemma di Blue Origin, la compagnia spaziale di Bezos. Oltre a essere la protagonista della favola di Esopo che batte una lepre più veloce ma troppo sicura di sé. E pochi giorni dopo, il proprietario di Amazon, ha sospeso il suo programma di turismo spaziale per permettere a Blue Origin di concentrarsi sulla Luna.
Ma tra i due sfidanti chi è più avanti nella corsa alla Luna? E che ruolo gioca la Nasa, che tra poche settimane dovrebbe lanciare la missione Artemis III, con a bordo un equipaggio umano che volerà intorno alla Luna per poi tornare sulla Terra dopo 10 giorni? «L’agenzia spaziale americana si rivolgerà a entrambi i fornitori per avere dei razzi-cargo», risponde Roberto Battiston, fisico all’Università di Trento e da poche settimane presidente del Comitato europeo per le scienze spaziali. «I piani Nasa per la colonizzazione della Luna si basano su una combinazione di due razzi», spiega. «Uno che trasporta solo astronauti, come quello che dovrebbe decollare a giorni. E un grande razzo-cargo, capace di portare sulla Luna tonnellate di attrezzature, per rendere possibile la vita umana in un ambiente ostile. SpaceX ha il razzo Starship, recuperabile dopo ogni lancio, che almeno nominalmente può portare 100 tonnellate. Finora, anche se non è mai riuscito a volare a pieno carico, restava l’unico sul mercato. Poi dall’ombra è uscito Bezos con Blue Origin, che dispone della tecnologia necessaria, perché fu la prima a far riatterrare il primo stadio di un lanciatore nel 2015».
Questa riscoperta della Luna nasconde dinamiche economiche e tecnologiche molto terrene. «Musk e Bezos guidano due imperi di cui devono garantire il futuro», fa notare Battiston. «Amazon per esempio non può non avere una sua rete di satelliti all’avanguardia. E infatti sta sviluppando razzi per questo scopo. Ma nel frattempo, pochi giorni fa, il razzo europeo Arianne 64 nel suo volo inaugurale ha messo in orbita 32 satelliti di Bezos. Sull’altro fronte, non credo che Tesla continuerà a puntare sulle auto elettriche, c’è troppa concorrenza in quel campo. Presto potrebbe costruire meno macchine e più robot. Per la Terra o per lo spazio».