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 2026  febbraio 16 Lunedì calendario

L’occupazione cresce. Ma in tre anni di gioverno Meloni, solo per over 50. “È l’effetto pensioni”

Tre anni di governo Meloni e il lavoro cresce. Ma non nel modo in cui viene raccontato. Gli occupati aumentano di 851mila tra dicembre 2022 e dicembre 2025. Il tasso di occupazione sale di poco al 62,5%, ancora tredici punti sotto la media Ue. La disoccupazione scende dal 7,9 al 5,6%, meglio dell’Ue (5,9). Ma basta guardare dentro i numeri Istat per vedere che il “milione di posti” non c’è, se non in una sola classe d’età. E si tratta di occupati, non di posti, over 50 che si impennano di 1,1 milioni. Sorpresa: 881mila tra 50 e 64 anni e addirittura 237mila tra gli over 65. Nel frattempo, calano gli occupati giovani: di 136mila fino a 24 anni e di 254mila nella fascia 36-49. Un mercato che invecchia, con una dinamica che non si spiega solo con la congiuntura.
Andrea Garnero, economista Ocse, ridimensiona i trionfalismi: «Non è successo solo in Italia. Il calo del tasso di disoccupazione si è visto in molti Paesi, soprattutto nel Sud Europa: i vecchi Pigs si sono avvicinati al Nord». Ma ammette una specificità: «La parte over 50 è più forte in Italia: ogni mese la quantità di occupati che “si muovono di fascia” è maggiore che altrove e trascina i dati». E qui entra il fattore pensioni: «Incide la stretta normativa di questi anni che ha tenuto molte persone incollate al lavoro: uno specifico italiano. In ogni caso, un dato positivo. Non era scontato che le aziende non se ne liberassero».
Maurizio Del Conte, giuslavorista e docente alla Bocconi, spinge la lettura oltre: «L’occupazione netta è cresciuta in tutta Europa, da noi meno di altri Paesi Ue. In larghissima parte oggi dipende da condizioni internazionali». Sul boom di over 50: «Diciamolo chiaro: non sono nuovi posti di lavoro, le imprese non assumono i cinquantenni che rimangono una categoria fragile se restano disoccupati: aumentano perché chi aveva 49 anni ora si sposta di coorte». Insomma per spiegare cosa succede nel mercato del lavoro italiano ci sono almeno tre componenti: «Il governo incassa l’onda lunga post Covid, lo smottamento demografico che si somma ai 15 anni della legge Fornero resa ancora più rigida dalle norme recenti». Forse l’unica politica del lavoro messa in campo dal governo di destra: meno pensioni.
I numeri difatti raccontano una partecipazione al lavoro che si muove poco in questi tre anni: i tasso di attività e di inattività sono stabili (salgono e scendono dello 0,3% appena). Ma il vero buco nero italiano sono gli inattivi che restano 12,5 milioni al 33,7%. Quasi un terzo della forza lavoro italiana. Contro il 25% di media Ue, il 19 della Germania, il 25 di Francia e Spagna. Nei tre anni di Meloni salgono gli inattivi under 24 (oggi 4,6 milioni), come pure fino a 34 anni (1,6 milioni). Calano sopra. Segno che l’Italia fatica a recuperare il bacino che servirebbe per compensare la piramide demografica.

Guardiamo poi agli ultimi vent’anni. Nel 2005 gli occupati over 50 erano 5 milioni, oggi sono 10,3 milioni: raddoppiati. Gli over 65 occupati in vent’anni sono passati da 359mila a 935mila, quasi triplicati. Al contrario, gli occupati giovani scendono di 1,5 milioni sia nella fascia 25-34 anni che in quella 35-49 anni. Infine, il confronto con le medie Ue: l’occupazione femminile al 54% è 17 punti sotto, quella tra 25-34 anni al 68,4%, 14 punti in meno. I Neet, giovani tra 15 e 29 anni che non studiano, non si formano, non lavorano: sono il 16,1% contro l’11 della media Ue. «In questi anni abbiamo dimenticato i Neet», avverte Garnero: «È una fetta troppo alta che non ci possiamo permettere. I giovani, anche laureati, faticano ad entrare nel mercato del lavoro in Italia. E non penso sia colpa solo dell’Intelligenza artificiale».