corriere.it, 16 febbraio 2026
Inchiesta Beic a Milano, conflitto di interessi sulla Biblioteca europea: Boeri e Zucchi a processo per turbativa d’asta
Il conflitto di interessi produce un altro rinvio a giudizio per l’archistar Stefano Boeri, già a processo a Milano per contestazioni urbanistiche sul suo progetto BoscoNavigli: ora il giudice dell’udienza preliminare Fabrizio Filice ha deciso che il presidente uscente della Triennale, docente della facoltà di architettura del Politecnico ed ex assessore comunale alla Cultura nella giunta Pisapia nel 2011-2013, celebre in tutto il mondo soprattutto per il progetto del Bosco Verticale nell’area di Porta Nuova, debba essere processato per le ipotesi di turbativa d’asta e false dichiarazioni sulle proprie qualità personali nel suo ruolo di presidente della commissione aggiudicatrice nel 2022 del concorso internazionale tra 44 candidati per la progettazione da 8,6 milioni di euro della Beic-Biblioteca europea di informazione e cultura, la cui realizzazione era prevista teoricamente entro il 2026 nella zona di Porta Vittoria. Boeri ha commentato: «Confermo la fiducia nella magistratura. Confido di poter dimostrare nel corso del dibattimento la mia totale estraneità ai fatti che mi sono contestati».
Con Boeri sono stati rinviati a giudizio l’altro grande architetto e e membro della commissione, Cino Paolo Zucchi; i vincitori del progetto Angelo Raffaele Lunati e Giancarlo Floridi di «Onsitestudio» (ricercatori nel dipartimento universitario dei due architetti, a cui per i pm erano legati anche da «rapporti professionali relativi a progetti estranei al contesto universitario»); il terzo arrivato nel concorso, Andrea Caputo, che avrebbe comunicato a Boeri le «caratteristiche funzionali» del suo lavoro in modo da renderlo «riconoscibile»; e l’architetto Pierpaolo Tamburelli (studio Baukhu), che, oltre a essere tra i redattori del progetto, sarebbe stato per i pm Giancarla Serafini e Paolo Filippini la cerniera tra i commissari Boeri-Zucchi e i candidati poi vittoriosi, «violando l’anonimato previsto dal bando» del Comune «durante l’iter di valutazione dei progetti» e «nelle fasi immediatamente precedenti alla scelta del concorrente vincitore», in modo che «i commissari potessero individuare, valorizzare e sostenere il progetto presentato dal raggruppamento Onsitestudio-Baukuh». Un’accusa basata anche sulla «messagistica Whatsapp e Telegram» tra il 6 e l’8 luglio 2022, «successivamente cancellata da Boeri» ma in parte recuperata dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Milano.
Boeri e Zucchi a inizio 2025 erano stati non arrestati (come chiesto dalla Procura), ma sottoposti dal gip Luigi Iannelli alla misura interdittiva del divieto di far parte di commissioni di concorso in bandi della pubblica amministrazione, il primo per un anno, il secondo per 8 mesi. Rispetto all’accusa di aver attestato falsamente di non essere in conflitto di interessi, turbando la gara pubblica, Boeri nell’interrogatorio preventivo per il gip aveva dato «versioni non convincenti» e dimostrato di essersi comportato come «chi ritiene di poter derogare, per la propria autorevolezza, fama internazionale e l’ottimo credito», alle regole che servono ad assicurare l’imparzialità della pubblica amministrazione, come quella dell’anonimato dei concorrenti «rimasta sulla carta»: «approccio altamente disinvolto, per certi versi proprietario, rispetto alle regole», come dimostrerebbe l’uso di WhatsApp e Telegram per «discrezione e sicurezza», anche cancellando i messaggi che per il gip dimostravano un incontro con l’architetto Tamburelli vicino alla Stazione centrale la sera prima dell’assegnazione della gara, incontro negato da Boeri.
Il Comune di Milano non si è costituito parte civile, e del resto la Fondazione Beic all’inizio dell’inchiesta aveva «rinnovato la piena fiducia nell’operato della commissione presieduta dall’architetto Boeri, come anche nel lavoro della magistratura, certi che l’evolversi dell’iter giudiziario chiarirà la trasparenza dell’operato della Commissione». «Ho un rapporto personale di stima sia nei confronti di Boeri sia di Zucchi – aveva aggiunto il sindaco Beppe Sala -, mi auguro che tutto ciò non porti a conseguenze per loro e per la città».
La nuova Beic dovrebbe essere realizzata entro il 2026 nell’area di Porta Vittoria, ma il progetto, ideato a fine anni ’90 da Antonio Padoa Schioppa e coltivato dal 2004 dai soci della Fondazione Beic (il ministero dei Beni culturali, il ministero dell’Istruzione, Regione Lombardia, Comune di Milano, Università degli Studi di Milano, Politecnico, Associazione Milano Biblioteca del 2000 e Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere) è stato molto travagliato anche dopo la localizzazione nell’area dell’ex stazione di Porta Vittoria. Nel 2009 fu approvato il progetto esecutivo dello studio Bolles+Wilson, vincitore nel 2001 del concorso internazionale fra 90 candidati, ma a causa delle dimensioni (86 mila metri quadri di superficie) e dei costi (saliti nelle stime da 150 a 227 milioni) si arenò fino al 2012, per essere poi ridiscusso e infine abbandonato nel marzo 2022 con il bando di un nuovo concorso, quello appunto ora al centro del processo.