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 2026  febbraio 16 Lunedì calendario

Fusione nucleare, Wall Street scommette sulle nuove centrali: il peso del «fattore Trump» e dei big dell’Ai

Prima di Natale il merger di Tae Technologies con Trump Media Technology Group. Pochi giorni fa l’annuncio del prossimo sbarco al Nasdaq della canadese General Fusion.
Corre veloce il gruppo delle compagnie della fusione nucleare: per accelerare su tecnologie e impianti che dovranno generare energia imitando le stelle e il Sole, il contributo del venture capital evidentemente non è più ritenuto sufficiente. E quindi qualcuno ha pensato di affrontare il mare aperto del mercato, una tendenza che ricalca altre scommesse «tech» del recente passato, come Tesla. Ma se la ricompensa può essere elevata – essere i pionieri di una disruption epocale – il rischio lo è altrettanto.
I mercati non sono nuovi alla valutazione di aziende ricche di aspettative, ma senza assets e ricavi, e si sono destreggiati – spesso con esiti negativi – tra hype stock, titoli figli della narrativa corrente, e meme stock, azioni che diventano virali, ma scollegate da qualsiasi fondamentale.
Il pronti-via che ha visto protagonista Tae Technologies – società fondata nel 1998 dallo scienziato-manager austro-californiano Michl Binderbauer – ha coinvolto addirittura il Trump Media Technology Group (Tmtg), holding di famiglia proprietaria di Truth, il social prediletto dal presidente Usa. Nel cda di Tae c’è Donald Trump junior. Si tratta di una «fusione inversa» (finanziaria) valutata sei miliardi di dollari che metterà sotto lo stesso cappello non solo le attività energetiche di Tae e il social media, ma anche il business delle criptovalute lanciato nel 2024 da Trump Media, e che fino ad oggi ha ottenuto risultati deludenti.
Tmtg investirà 300 milioni di dollari in Tae con il proposito di iniziare subito a costruire il primo impianto di fusione «utility scale» e di ottenere la prima energia utile dal reattore chiamato «Da Vinci» nel 2031.
Inutile negare che il board della nuova combinazione avrà un «peso politico» non indifferente: non vi siederanno solo Binderbauer e il ceo di Tmtg, Devin Nunes, ma anche Michael Schwab, figlio del miliardario Charles Schwab, sostenitore di Trump, e soprattutto il figlio del presidente, Donald Trump junior. Tae Technologies nel recente passato ha già raccolto secondo i documenti pubblicati, 1,3 miliardi di dollari tra Google, Chevron, Goldman Sachs, Wellcome, Sumitomo e New Enterprise Associates.
Diverso invece il caso di General Fusion, l’azienda con base a Vancouver creata dal fisico canadese Michel Laberge. 
Il ceo Greg Twinney (anche lui canadese, ma di Toronto) lo scorso anno aveva addirittura scritto una lettera aperta per condividere le difficoltà di finanziamento del progetto LM26 (basato sulla compressione meccanica dell’idrogeno fino ad arrivare a condizioni di fusione). Ora, grazie al suo attivismo («sono il ponte tra la visione del fondatore e ciò che agli investitori serve capire», afferma) General Fusion sarà quotata attraverso una Spac, Spring Valley Acquisition Corp, e conta di arrivare al Nasdaq entro il primo semestre 2026 con una valutazione da un miliardo di dollari.
La società incasserà 335 milioni di dollari, finalizzati al raggiungimento entro il 2028 del breakeven scientifico, ovvero del livello di temperatura che rende la fusione del plasma autosufficiente.
Spring Valley, dal canto suo, non è nuova a operazioni simili, visto che ha veicolato sul mercato (questa volta sul Nyse) anche NuScale, la società Usa del nucleare, ma da fissione, che si occupa degli Small modular reactor (Smr).
Se la strada della Borsa è aperta, e se per i protagonisti del settore si tratta di percorrere l’ultimo miglio – un entusiasmo che però non trova corrispondenza univoca – chi potrebbe essere il prossimo a percorrerla? Distinguere tra l’immaginazione e le intenzioni reali è d’obbligo.
Una volta fatta questa premessa, sono almeno tre le società che stuzzicano la fantasia di osservatori e analisti. La prima, per un valore simile a General Fusion, è Zap Energy, sede a Seattle, spin-out dell’Università di Washington e co-fondata da Uri Shumlak, professore del locale dipartimento di aereonautica e astronautica. Ad attrarre gli investitori è stata la sua tecnologia «semplificata» che non richiede l’uso di campi magnetici esterni.
Per un valore superiore, anche Helion Energy potrebbe essere candidata, non fosse altro per la presenza come maggior investitore individuale, e chairman, di Sam Altman di OpenAI e del contratto di fornitura di elettricità dal 2028 siglato con Microsoft.
Tuttavia l’oggetto principale del desiderio resta Cfs, Commonwealth Fusion Systems, lo spin-out del Mit di Boston di cui Eni è tra i maggiori investitori e partner assieme a Google, al fondo Breakthrough di Bill Gates, a Nvidia e altri. Anche in questo caso sono già stati siglati contratti miliardari di fornitura di energia elettrica. Qualche pubblicazione specializzata ha definito Cfs, guidata da Bob Mumgaard (phd al Mit), «the 800 pound gorilla», spingendosi a sostenere che, se e quando avverrà, e dopo il breakeven industriale, la sua potrebbe essere l’Ipo più significativa nell’energia dai tempi di Saudi Aramco.