corriere.it, 15 febbraio 2026
Auto fantasma, svolta sulla rottamazione: via libera anche con fermo amministrativo per 4 milioni di veicoli
Per anni sono rimaste parcheggiate ai margini delle città, immobili ma non invisibili. Auto sottoposte a fermo amministrativo, inutilizzabili ma ancora formalmente esistenti nei registri pubblici. Oggi sono circa 4 milioni in Italia. Di queste, almeno 1 milione è costituito da carcasse e veicoli fuori uso destinati alla demolizione. Ora una nuova norma cambia il quadro.
Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale entra in vigore la legge n. 14/2026 (DDL n. 1431), che modifica il decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209, introducendo disposizioni sulla cancellazione dai pubblici registri dei veicoli fuori uso sottoposti a fermo amministrativo. Fino ad oggi il fermo «congelava» l’auto: impossibile usarla, ma anche impossibile radiarla. Il risultato è stato un accumulo silenzioso di mezzi abbandonati su strade e terreni, con effetti evidenti sul degrado urbano e sull’inquinamento.
La novità consente ora sia ai proprietari sia ai Comuni e agli enti locali di chiedere la radiazione dal Pra e da ogni pubblico registro, oltre alla rottamazione fisica del veicolo. Una piccola rivoluzione, secondo Federcarrozzieri, l’associazione delle autocarrozzerie italiane, che ricorda come finora i proprietari fossero tenuti a pagare il bollo e, fino al 2024, anche l’assicurazione, pur non potendo utilizzare il mezzo.
La possibilità di liberarsi del veicolo non comporta però uno «sconto» sul debito: chi opta per la radiazione non vedrà cancellate le somme dovute allo Stato e non potrà beneficiare di incentivi o agevolazioni pubbliche per l’acquisto di una nuova auto. Per i Comuni, invece, si apre la strada a una rimozione più agevole dei mezzi abbandonati o pericolosi, con effetti potenzialmente significativi sulla qualità dello spazio urbano.
Accanto alla rottamazione dei veicoli fantasma, arriva un’altra novità che riguarda la sicurezza stradale. Con decreto del direttore generale della Motorizzazione civile è stato istituito l’elenco telematico previsto dall’articolo 80 bis del nuovo Codice della strada: un database delle vetture che non hanno completato le campagne di richiamo disposte dalle case automobilistiche.
Le case costruttrici avranno l’obbligo di inserire nel sistema i dati dei veicoli che, a 24 mesi dall’avvio della campagna di richiamo per interventi correttivi, non siano stati portati in officina per la messa in sicurezza. L’elenco acquista efficacia entro 60 giorni dalla pubblicazione del decreto – avvenuta il 19 dicembre – quindi entro il 17 febbraio, e sarà consultabile dai cittadini tramite il Portale dell’automobilista o con un’applicazione mobile dedicata.
Un passaggio rilevante in un contesto in cui i richiami si moltiplicano, complice la crescente complessità tecnologica delle vetture. Il rischio, segnalano gli operatori del settore, è che informazioni non sempre tempestive o efficaci lascino circolare auto potenzialmente difettose.
Ma è soprattutto sul fronte ambientale che la nuova disciplina potrebbe produrre effetti misurabili. Secondo la Società Italiana di Medicina Ambientale, le auto abbandonate sono vere e proprie «bombe» ecologiche. Nel tempo rilasciano nel suolo e nelle acque oli minerali, carburanti residui, liquidi refrigeranti, metalli pesanti e acidi delle batterie, con un concreto rischio di contaminazione delle falde, in particolare nelle aree non impermeabilizzate.
Un veicolo fuori uso contiene inoltre componenti classificati come rifiuti pericolosi, come accumulatori e materiali plastici che degradandosi contribuiscono alla formazione di microplastiche e residui tossici. Sul piano sanitario, la presenza prolungata di carcasse aumenta il rischio di incendi, accidentali o dolosi, con emissioni altamente nocive contenenti idrocarburi policiclici aromatici, particolato fine e altre sostanze tossiche, con effetti diretti sulla qualità dell’aria.
Il fenomeno non è solo italiano. A livello europeo i cosiddetti «missing vehicles» – mezzi che non completano il percorso ufficiale di fine vita e scompaiono dai canali autorizzati attraverso esportazioni irregolari, smontaggi illegali o abbandono – generano una perdita economica stimata in circa 2,9 miliardi di euro, oltre a un impatto ambientale significativo dovuto alla mancata operazione di depollution, cioè la rimozione preventiva di fluidi e componenti pericolosi. Intervenire su questa anomalia significa quindi non solo alleggerire i registri e le strade, ma riallineare il ciclo di vita dei veicoli agli obiettivi di economia circolare e di tutela sanitaria.