Corriere della Sera, 16 febbraio 2026
Trapianti, la rete virtuosa. Quasi cinquemila l’anno
Il 1 ottobre del 1994 Nichola Green, 7 anni, viene ucciso da banditi sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria mentre dorme sul sedile posteriore dell’auto. I genitori donano i suoi organi. Cittadini, politici, istituzioni scoprono l’esistenza del mondo dei trapianti. La scorsa settimana a Napoli un bimbo di 2 anni e pochi mesi riceve un cuore arrivato da Bolzano in condizioni presumibilmente deteriorate da modalità di trasporto non corrette. In pochi giorni l’Aido, l’associazione donatori organi presieduta dalla veneta Flavia Petrin, rileva un leggero calo di sottoscrizioni, «ci auguriamo passeggero». L’episodio avvenuto al Monaldi, su cui sta indagando la Procura, rischia di allungare ingiuste ombre su un sistema che è probabilmente uno dei migliori offerti dal nostro sistema sanitario pubblico.
Dopo la storia del piccolo Green, l’Italia – a quei tempi fanalino di coda nella graduatoria dei donatori di organi e per numero di trapianti – comincia a risalire la china sullo slancio di una serie di mosse organizzative e legislative confermatesi vincenti. Oggi siamo ai vertici della piramide. «È una delle migliori macchine al mondo, forte di regole chiare a trasparenti», rivendica fiero Massimo Rossi, chirurgo al Policlinico Umberto I di Roma. «È un meccanismo trasparente, sicuro, garantista. Gli organi vengono assegnati in modo tracciabile», sgombra il campo da eventuali sospetti il cardiochirurgo Mariano Feccia. La costruzione di questa struttura è partita nel 1993, con la legge sull’accertamento di morte, che è servita a dare certezze sulla cessazione della vita, collegandola al termine dell’attività cerebrale. Nel 1999 è arrivata poi la prima legge italiana sui trapianti, passata con voto bipartisan. È da lì stata tessuta la rete di centri di chirurgia dei trapianti nazionali e regionali, affinata la procedura per dare il consenso alla donazione e migliorato il coordinamento tra rianimazioni ospedaliere e centri di coordinamento.
Nel 2024 – ultimi dati ufficiali disponibili – sono stati eseguiti 4.642 trapianti, il 3,9% in più dell’anno precedente: di questi, 179 sono stati classificati come «urgenza nazionale» (75 fegato, 86 cuore, 14 polmone, 4 rene) e 191 hanno riguardato minorenni (79 fegato, 76 rene, 32 cuore, 4 polmone). Prima di essere operati, i pazienti hanno sostato in lista di attesa 20,2 mesi per il rene, 3,7 mesi per il fegato, 10,7 mesi per il cuore, 8,4 mesi per il polmone e 7,8 mesi per il pancreas. I tempi si allungano (fino a 3 anni per il rene) se si considerano i malati che per particolari condizioni devono attendere di più. A metà febbraio – come riportato dal sistema informativo del ministero della Salute – erano in coda 8.560 persone: nell’ordine le richieste riguardano rene, fegato, cuore, polmone, pancreas e intestino.
In campo pediatrico il tempo medio d’attesa per il cuore è di 90 giorni per i casi urgenti e di 11 mesi nel programma ordinario. Per il rene il tempo d’attesa varia da 43 giorni in urgenza a 20 mesi in regime ordinario. Come previsto anche per gli adulti, quando nella piattaforma nazionale non viene segnalata la disponibilità di un donatore compatibile viene allertato il sistema «Foedus», un’organizzazione internazionale europea basata sullo scambio di organi tra i Paesi aderenti. È il risultato di un’azione congiunta partita dall’Italia nel 2013, con la quale vengono scambiati organi in eccedenza non utilizzati all’interno del Paese di provenienza del donatore. Oggi al progetto aderiscono – oltre all’Italia – Francia, Spagna, Svizzera, Lituania, Repubblica Ceca, Regno Unito, Romania, Slovacchia, Polonia, Portogallo, Cipro, Bulgaria, Grecia, Irlanda, Lettonia e Moldavia. Il nostro Paese ha attuato inoltre accordi bilaterali, in particolare con la South Alliance for transplant, network dell’area mediterranea. La guida di «Foedus» è attualmente affidata, in base al sistema di rotazione, al direttore del Centro nazionale trapianti Giuseppe Feltrin. La ricerca di un cuore da dare al bimbo di Napoli sta coinvolgendo tutti i centri della rete internazionale. Se la disponibilità di un donatore dovesse essere segnalata, ci vorrebbero poche ore per compiere i test dovuti, verificare la compatibilità reale dell’organo e procedere al trasporto.
Oggi in Italia è facile esprimere le proprie volontà sulla donazione di organi. La modalità preferita dai cittadini è la registrazione della propria scelta al momento del rinnovo della carta di identità in Comune: a metà febbraio il 66,1% dei cittadini aveva espresso il consenso. Meno battuta la via degli sportelli presso le Asl. Il terzo canale istituzionalizzato è quello dell’Aido (Associazione nazionale donatori di organo), che ha visto aumentare le sottoscrizioni grazie all’introduzione di Spid e firma digitale per esprimere il consenso. Attraverso i tre canali, hanno manifestato la volontà di donare gli organi un totale di 25.525.841 cittadini. Tutti i dati vengono inseriti nel sistema informativo del ministero della Salute, che vengono consultati quando nelle rianimazioni si accerta un decesso. Se non esiste alcuna traccia delle volontà espresse, a decidere sono i familiari.