Corriere della Sera, 16 febbraio 2026
Ddl stupri, la protesta delle piazze: «Si reintroduca il consenso»
Lo slogan è stato lo stesso, in tutte le tante piazze d’Italia dove ieri si è manifestato contro il Ddl Bongiorno: «Senza consenso è stupro». Molte le donne a dire no a questo disegno di legge, molti anche i giovanissimi. Pochi gli uomini, gli adulti perlomeno. A organizzare la manifestazione diverse associazioni femministe con l’appoggio della Cgil.
La protesta è stata contro Giulia Bongiorno, senatrice della Lega, perché è stata lei che in Senato ha preso in mano il testo della legge sulla violenza sessuale già approvato alla Camera all’unanimità. E lo ha cambiato, modificando un concetto cardine della legge: lo stupro non verrà più considerato tale quando non c’è il «consenso libero e attuale», bensì quando l’atto viene compiuto «contro la volontà» della donna.
«È davvero grave che Giorgia Meloni non sia stata all’accordo che era stato preso», ha tuonato la segretaria del Pd Elly Schlein, ricordando che per approvare all’unanimità il testo della Camera lei aveva stretto un patto bipartisan con la premier. Per questo Schlein si è rivolta direttamente alla premier: «Chiedo a lei e a tutto il centrodestra di tornare sui propri passi e di reinserire il consenso in quella legge, così non è votabile. E noi appoggeremo in ogni modo tutte le manifestazioni».
Milano e Roma, Napoli e Bologna, Trieste: migliaia e migliaia hanno sfilato in piazza in una data molto simbolica. Era infatti il 15 febbraio quando trent’anni fa veniva modificato il codice Rocco e la violenza sessuale diventava un reato contro la persona. Fino a quel momento era stato considerato un reato «contro la morale». Capofila dei cortei è stata la rete Dire, che gestisce centri antiviolenza in tutta Italia. E con Dire anche l’associazione Non una di meno, e altre come La casa delle donne maltrattate di Milano. Le manifestanti hanno intenzione di andare avanti. In occasione della prossima giornata di protesta, il prossimo 28 febbraio, tutte le forze verranno fatte confluire a Roma.
«Il Ddl Bongiorno è pericoloso», ha decretato dalla piazza di Roma Cristina Carelli, presidente di Dire: «La formulazione del Ddl rischia di fornire alibi e giustificazioni riconducibili al “non avevo capito”. Anche il no della donna diventa oggetto di valutazione e interpretazione».
È stata Laura Boldrini, ex presidente di Montecitorio del Pd, a presentare alla Camera il testo che modifica l’attuale legge sulla violenza sessuale. Adesso è convinta: «Giorgia Meloni e Giulia Bongiorno hanno tradito il patto bipartisan per sottomettersi alle pressioni di Salvini e della parte più maschilista e retriva del loro elettorato».