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 2026  febbraio 16 Lunedì calendario

Board of Peace, voterà il Parlamento. Il centrosinistra attacca Meloni

Telefonate con le alte cariche dello Stato, triangolazioni con gli uffici tecnici del governo e del Parlamento, messaggi continui con Antonio Tajani. Tornata da Addis Abeba Giorgia Meloni inizia subito a gestire la presenza dell’Italia, come membro osservatore, nel Board for peace. In Etiopia aveva dato la notizia, a Roma lavora al dossier. E di prima mattina – dopo i contatti con i presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa – decide la strada da intraprendere: sulla presenza dell’Italia alla Casa Bianca domani ci saranno le comunicazioni del governo in Parlamento con voto finale. Una decisione che però non placa la furia delle opposizioni.
«È un modo di tentare di aggirare la nostra Costituzione che è molto chiara e dice che l’Italia può partecipare solo in condizioni di parità. Ma io sono stupita dal fatto che neanche su questo Meloni è riuscita a scontentare Trump, allontanando l’Italia da quello che stanno facendo gli altri Paesi europei», attacca la segretaria dem Elly Schlein. Che aggiunge: «Giorgia Meloni vuole umiliare la tradizione diplomatica di questo Paese per non scontentare Trump». In linea il leader del M5S, Giuseppe Conte: «Meloni continua a infangare l’Italia pur di compiacere Washington. Dopo avere offerto copertura politica e militare al governo di Netanyahu adesso degrada il nostro Paese al ruolo di “spettatore” di un progetto di speculazione immobiliare che non sembra offrire nessuna prospettiva di reale riscatto a una popolazione palestinese martoriata da anni di vessazioni e da ultimo falcidiata da un genocidio. Meloni può fare tutti gli inchini che vuole. Ma li faccia a titolo personale. Non in nome dell’Italia». Duro anche Carlo Calenda: «Il Board of peace è una congrega di dittatori, affaristi e approfittatori guidato a vita da Trump e affidato a Kushner, che ha presentato un progetto delirante di sviluppo immobiliare stile Palm Beach, sulle macerie di Gaza. I palestinesi non sono neppure contemplati. Il fatto che Giorgia Meloni abbia deciso di trascinarci, sia pure come osservatori, in questo obbrobrio, offende la dignità dell’Italia e degli italiani».
Ora si attende la comunicazione che sarà letta da Tajani in Aula. La premessa nota a tutti (a partire dal Quirinale) è che Roma non può entrare nel board per motivi costituzionali. Il voto legittimerà l’indirizzo politico del governo di voler comunque esserci in una posizione mediana: da osservatori. Superato l’aspetto formale, Meloni apre un altro file: chi andrà alla Casa Bianca a nome dell’Italia? Le quotazioni interne al governo ieri davano la presenza di Tajani all’80 per cento, con un rimanente ed esile 20 per cento sull’ipotesi premier. La Grecia per esempio sarà alla Casa Bianca, ma non con il premier Mitsotakis. La decisione ufficiale sarà presa nella prossime ore. Roma aspetta anche le mosse di Berlino. Esempio accademico: se Merz partecipasse al summit anche Meloni andrebbe. Ma sono ragionamenti ancora sospesi e molto, molto ipotetici. È convinzione della nostra diplomazia che scendere sotto il livello di un ministro degli Esteri – inviando un vice o un diplomatico – suonerebbe come uno sgarbo nei confronti del padrone di casa che presiede il Board: Donald Trump. Il cui nome domani risuonerà in Parlamento, associato a quello di Meloni.