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 2026  febbraio 16 Lunedì calendario

«Sistema para-mafioso al Csm». Anm e opposizione contro Nordio

Nuovo affondo del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che questa volta parla di «meccanismo para-mafioso» alla base della scelta dei componenti del Csm. Ne segue un nuovo, ancor più violento, profluvio di polemiche già al livello di guardia dopo le frasi del procuratore Nicola Gratteri sui «mafiosi» che voterebbero sì. «Il Guardasigilli è irresponsabile, ha superato il limite. Meloni ne tragga le conseguenze», invocano a una sola voce Pd, M5S e Avs.
Nordio consegna le sue riflessioni al Mattino di Padova: «All’interno del Csm tra le correnti della magistratura c’è una consorteria autoreferenziale che solo il sorteggio può eliminare». Quindi il parallelo con le organizzazioni criminali: «Quando si elegge il Csm, iniziano le telefonate. E quando un magistrato va davanti alla sezione disciplinare, può trovare chi gli ha chiesto il voto. Se non ha un “padrino” è finito, morto». Il sorteggio previsto dalla riforma sulla quale i cittadini devono pronunciarsi al referendum di marzo, sarebbe l’unica soluzione: «Il sorteggio rompe questo meccanismo “paramafioso”, questo verminaio correntizio».
Parole irricevibili per i giuristi schierati per il no, per il sindacato delle toghe – «Il ministro offende la memoria delle vittime di mafia e avvelena i pozzi», insorge l’Anm – per i membri laici del Csm: invita Nordio «al rispetto» Ernesto Carbone (area centrosinistra), sollecita a restare sul merito Enrico Aimi (area Forza Italia). Del resto solo due giorni fa FdI aveva ancora apertamente sollecitato a non politicizzare il referendum: il timore è che un muro contro muro potrebbe favorire il no.
Ma le affermazioni del Guardasigilli inevitabilmente incendiano ulteriormente il dibattito politico già molto vivace. «Paragonare mafiosi e magistrati è inaccettabile – dice la segretaria del Pd, Elly Schlein – ci aspettiamo che Giorgia Meloni prenda le distanze e che il ministro si scusi». Altrettanto duro Giuseppe Conte, presidente del M5S: «Dopo che per giorni la maggioranza ha gettato fango su Gratteri, ora il governo getta fango e ombre sulle istituzioni e sui servitori dello Stato. Tutto pur di portare a casa una riforma che salvi i politici dalle inchieste». Si riferisce a Nordio come «ministro indecente» Angelo Bonelli (Avs): «La destra ha superato ogni limite. Fermiamo questa deriva antidemocratica». Per Nicola Fratoianni, «Meloni dovrebbe dare a Nordio il benservito». È Osvaldo Napoli di Azione a mettere in relazione le dichiarazioni di Nordio con il contesto: «L’algoritmo di Palazzo Chigi suggerisce di alimentare la polemica sul battibecco Nordio-Gratteri per nascondere il disastro della conferenza di Monaco sulla sicurezza». Il leader della formazione centrista, Carlo Calenda, invoca uno stop a tutte le parti che si fronteggiano. Stessa esortazione di Maurizio Lupi (Nm): «Abbassiamo i toni».
Al fianco del ministro si schierano FdI e FI. Tace la Lega. «La sinistra, in primis il Pd, – sostiene il dirigente meloniano Fabio Rampelli – ha sempre considerato alcuni gangli dello Stato roba propria. Un para Stato da manovrare. Ora temendo di perdere quella egemonia, alza la canizza». Enrico Costa (FI), invece, rileva una contraddizione tra le prese di posizione dei dirigenti di M5S e Pd e le dichiarazioni provenienti in passato dalla loro area: «Schlein e Conte dimenticano che fu l’ex procuratore Roberti, europarlamentare pd, a definire il Csm di Palamara, “mercato delle vacche”».
Ma, dopo ore di intemerate furibonde al suo indirizzo, è lo stesso ministro Nordio a tornare sulle sue parole. E non per mitigarle: «Non capisco tanta indignazione scomposta. Altri esponenti del “partito del no” si sono espressi, a suo tempo, in modo anche più brutale». Quindi promette: «Ne faremo un elenco e lo pubblicheremo».