Domenicale, 15 febbraio 2026
La faccia di Galileo emerge dal volto di Tolomeo
Tutti conoscono la celebre immagine che apre il Dialogo sopra i due massimi sistemi (1632) di Galileo. È l’incisione realizzata da Stefano della Bella per l’antiporta del volume: la pagina illustrata che, nei libri del Seicento, precedeva il frontespizio e offriva al lettore una chiave visiva dell’opera. A sinistra vi compaiono Aristotele, vecchio e stempiato, e Tolomeo con il turbante; a destra, separato da loro, Copernico con il tricorno di canonico.
Una distanza che non è soltanto spaziale, ma concettuale, e che riassume in immagine il conflitto tra sapere tradizionale e moderno. In questo modo, la scena anticipa ciò che accadrà nel corso delle quattro giornate del Dialogo: un’animata discussione in cui il sistema eliocentrico di Copernico si contrappone a quello geocentrico di Aristotele e Tolomeo.
Pur essendo universalmente nota, questa incisione nasconde tuttavia un dettaglio curioso, che può forse sfuggire: i volti di Aristotele, Tolomeo e Copernico hanno le medesime sembianze e rispecchiano tutti la fisionomia dello stesso Galileo. L’impressione suscitata è quindi che Galileo sia contemporaneamente Copernico, Aristotele e Tolomeo. Non solo nel senso, quasi ovvio, che è sempre lui ad esprimere le loro dottrine, ma in uno più profondo: le conosce molto bene dall’interno e le valuta con acume, individuandone gli elementi da accettare e quelli da rigettare.
L’interpretazione suggerita dall’antiporta trova oggi riscontro concreto nell’esemplare dell’Almagesto postillato da Galileo, rinvenuto da Ivan Malara nel fondo magliabechiano della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. È la testimonianza tangibile che Galileo, negli anni giovanili, aveva letto e studiato il testo di Tolomeo, analizzandone con cura i dettagli tecnici e le complesse dimostrazioni matematiche. Con questa scoperta, Malara – già autore di un documentato libro sul tema (Galileo’s and the Almagest, c. 1589-1592, Palgrave-Macmillan 2024) ha provato che l’innovativa scelta copernicana di Galileo era radicata in una precisa e meditata conoscenza dell’opera di Tolomeo.