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 2026  febbraio 15 Domenica calendario

Venduti quasi 1,3 milioni di biglietti e occupazione degli spalti sopra l’85%

«Milano Cortina Halfway». Ieri mattina, in una conferenza stampa al Main media centre di Milano, l’amministratore delegato della Fondazione Milano-Cortina, Andrea Varnier, e il Chief Games operations officer, Andrea Francisi, hanno tracciato un bilancio dei Giochi invernali 2026 a metà del percorso, appunto, molto positivo. Specie della luce della complessa macchina organizzativa che è stata messa in moto per realizzare le prime Olimpiadi sostenibili e diffuse, con due “capitali” e una pluralità di venue da tenere insieme in un perimetro alpino pari a 22mila chilometri quadrati.
«Siamo consapevoli di essere pionieri in questo modello di Giochi. Sapevamo che avevamo molte sfide e dopo una settimana la maggior parte ci sembrano superate – ha rimarcato Varnier –. L’esperienza delle Olimpiadi diffuse, con tutta la difficoltà di muovere persone in contesti geograficamente complessi è stata finora positiva. Questo modello credo possa essere un riferimento in futuro soprattutto sulle Alpi. Anche se per noi la vera sfida era quella di essere certi che in ognuno dei luoghi si sentisse l’atmosfera olimpica e credo che chiunque sia andato a Bormio, Anterselva o Cortina, questa atmosfera l’abbia vissuta».
I numeri corroborano queste percezioni. Verso le sedi di gara in montagna, ad esempio, sono stati finora trasportati attraverso il sistema di bus e navette predisposto dalla Fondazione oltre 70mila spettatori con una media di attesa inferiore ai dieci minuti.
Ancora più significative le cifre della biglietteria. Solo nella giornata di venerdì sono stati venduti 92.500 tagliandi, con una domanda che cresce giorno per giorno, soprattutto da parte del pubblico locale, alimentata dal successo della manifestazione e anche dalle vittorie dell’Italia Team. Gli stranieri, infatti, hanno acquistato in anticipo i biglietti, in prevalenza dagli Stati Uniti, dalla Germania, dalla Svizzera e dal Nord Europa, per seguire le discipline più amate nei singoli paesi.

Nell’insieme sono stati venduti più di 1,27 milioni di biglietti e si registra un’occupazione media delle sedi di gara dell’85% rispetto alla capienza disponibile. Bormio sede dello sci alpino maschile guida la classifica con il 94,5% di riempimento, le arene di Milano (Forum di Assago, Rho Fiera e la Santagiulia Ice hockey Arena ieri praticamente piena non solo per la sfida pomeridiana persa dall’Italia con la Finlandia) sono piene al 90% e Anterselva all’88,7. Per quanto riguarda le discipline, un po’ a sorpresa, per il debutto olimpico dello sci alpinismo la prossima settimana è atteso il sold out, mentre lo speed skating (pattinaggio di velocità) ha raggiunto il 94%, il salto con gli sci il 90% e lo slittino l’87% di occupazione. Queste percentuali potranno ulteriormente migliorare rendendo raggiungibile il target di ricavi collegato alla voce ticketing della Fondazione sopra i 200 milioni.

«Il sold out è un concetto relativo, perché bisogna tener conto di vari fattori a seconda delle venue, dalla sicurezza alla visibilità dei vari posti», ha precisato Varnier, che sulla politica dei prezzi, spesso discussa alla vigilia per l’onerosità di alcuni eventi, ha aggiunto: «Complessivamente l’andamento delle vendite ci conferma che la politica è corretta. Ci sono moltissime sessioni a prezzi accessibili, poi è normale che ci siano delle sessioni più richieste con prezzi in linea con il mercato dei grandi eventi sportivi».

D’altro canto, i sei fan village gratuiti allestiti dalla Fondazione con il supporto degli sponsor durante la prima settimana sono stati visitati da 150mila persone.

Non solo spettacolo live, però. I Giochi di Milano Cortina si stanno rivelando un successo anche dal punto di vista televisivo e mediatico. La piattaforma digitale dei Giochi ha macinato fin qui 46 milioni di reazioni social, tre milioni di interazioni, con un aumento del 292% dei follower e 89 milioni di utenti tra sito e app. Il sito Olympics ha raggiunto quota 7,4 miliardi di social engagement. I broadcaster, da Warner Bros. Discovery alla Rai (share medio del 16% e una quota di under 35 del 20%), stanno ottenendo ottimi riscontri. Non è il momento, però, di adagiarsi.
«Siamo soddisfatti – ha concluso Varnier – ma manca ancora metà strada e dobbiamo restare concentrati. Meno si parla di noi, più siamo contenti. Significa che stiamo facendo il nostro lavoro».