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 2026  febbraio 15 Domenica calendario

Noemi: "Sanremo mi è servito a ritrovare me stessa"

Nella foto grande qui a destra, Noemi sembra giocare a fare un po’ la snob modaiola, la sophisticated lady de Noantri che un po’ se la tira, quasi pensasse: «Sanremo? Quest’anno andateci voi, io resto a Cortina». Al telefono, invece, è sempre la stessa: risata fragorosa, voce squillante e risposta pronta (tranne per alcune domande un po’ così, accolte da silenzi talmente lunghi da far pensare alla caduta della linea). La 44enne cantante romana ha da poco pubblicato un nuovo singolo, Bianca, scritto per lei da Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari (con lui hanno lavorato anche Etta e Paga, il pezzo fa parte dell’album Nostalgia), e al momento conduce ogni venerdì su Rai Radio 1, assieme al giornalista Patrizio Ruviglioni, il programma Non solo parole.
Quest’anno cosa è successo, Conti non l’ha presa al Festival o non si è proprio presentata?
«Per carità, dopo otto partecipazioni quest’anno non me la sono sentita: meglio lasciare un po’ di spazio anche agli altri. Però sono molto curiosa di sentire le canzoni, ci sono tanti artisti giovani».
Ha già ascoltato qualcosa?
«Mi piace Mara Sattei e la sua Le cose che non sai di me».
Gioca in casa: avete duettato in “Gran rumore” nel suo nuovo album “Che me ne faccio del tempo”, uscito venerdì 13. Facile.
«Vabbè, siamo amiche. È bello anche il pezzo di Tommaso Paradiso. Non ho sentito quella di un’altra amica come Rosalba (Arisa, ndr), però confido in lei: sa sempre sorprendere. E poi mi piace Serena Brancale. Io tifo per le donne, spero che vadano bene: Sanremo è sempre Sanremo».
Allora sia sincera: dopo aver condotto il concertone del 1° Maggio 2025, quest’anno all’Ariston le sarebbe piaciuto fare altrettanto almeno per una sera?
«Oddio, adesso credo sia un po’ troppo per me, forse quando sarò più grande...».
Ha 44 anni: lo sfizio da togliersi adesso quale potrebbe essere?
«La prima cosa che mi viene in mente è una barca a vela».
Lei, che al Dams si è laureata in regia televisiva e cinematografica, una sua storia da raccontare per un film, non ce l’ha?
«No. Ho delle poesie che scrivo da quando sono piccola, ma sono molto private e resteranno tali. A me piace dipingere più che scrivere. Per un film dovrei avere un’urgenza che al momento non ho. La verità è che mi basta la musica».
Nel 2024 però ha recitato nella serie Netflix “Adorazione” di Stefano Mordini: dopo, non ha avuto più offerte?
«In qual caso ho accettato proprio perché il regista era Stefano (autore nel 2021 anche del film “La scuola cattolica”, tratto dal libro di Edoardo Albinati premiato con lo Strega nel 2016, ndr), che è super bravo. Dopo me ne sono arrivate un paio ma non mi hanno convinto le trame. Va bene così. Sono serena, non dovrei dirlo perché come molte persone del nostro ambiente anch’io sono scaramantica, ma è un buon periodo. Sono riuscita a riacciuffare le cose che mi interessavano della mia vita e del mio lavoro. Negli ultimi anni ho fatto scelte importanti e anche azzardate».
Tipo?
«A parte il mio corpo, che ovviamente era condizionato dalla testa, mi sono messa davanti allo specchio, mi sono guardata, e mi sono chiesta chi volevo essere».
La risposta?
«Il Sanremo del 2018 fu il punto più basso, non mi piaceva niente di me. Realizzai che non volevo più essere portata dal vento, dagli altri, volevo decidere da sola le cose della mia vita. E in più scoprii di soffrire di derealizzazione, un disturbo psichico causato dallo stress e caratterizzato da attacchi di panico e da una scarsa connessione emotiva con l’esterno».
Quanto è durato?
«Un paio di anni, perché all’inizio non volevo andare dal terapeuta, poi con i miei tempi mi sono fatta coraggio – perché cambiare è difficile – mi sono messa in discussione, mi sono curata e ho cercato di capire meglio me stessa, come persona e artista. Alla fine mi sono presa le mie responsabilità, cosa mai fatta prima, e quindi ho preso il controllo di me stessa».
Percorso che di solito è fatto di tanti no, più o meno faticosi se non addirittura dolorosi, giusto?
«Esatto».
Il più importante qual è stato?
«Riuscire a fare una divisione tra famiglia e lavoro, uscire dal bozzolo e trovare un nuovo equilibrio. Dopo un po’ di sofferenza alla fine devo dire che stiamo tutti meglio».
Parla di suo padre e sua sorella?
«Sì. Loro due sono stati con me fin dall’inizio della mia avventura musicale. Adesso che mi sono affrancata sono riuscita a recuperare un rapporto anche più equilibrato con loro».
Suo marito, invece, suona sempre con lei?
«Sì, certo. Per fortuna, Gabriele riesce a sopportarmi (ride, ndr).
In fondo, la vita artistica e quella personale sono due rette parallele che non sempre viaggiano insieme. Io per un periodo sono andata più avanti a livello professionale che personale e di sicuro non mi ha aiutato il fatto di chiamarmi Veronica e avere un nome d’arte come Noemi (il nome di sua madre, ndr), una separazione che mi ha portato a perdere tante cose per strada e poi a rincorrerle per recuperare».
In quest’ottica, l’equivoco più ricorrente su di lei qual è stato?
«Essere molto timida e passare per stronza».
Nella canzone “Bianca” una strofa fa “sì, con il senno di poi sono tutti bravi a indovinare, a immaginare, a migliorare, tutti tranne noi": parla proprio di deficit e inadeguatezza, giusto?
«Sì. E anche dei tanti sempre pronti a sentenziare “lo sapevo, l’avevo detto” etc. Mi piace con le mie canzoni divertire, ma anche far riflettere e, se serve, piagne (ride, ndr).
C’è una persona senza la quale oggi non sarebbe qui?
«Sì. Mia sorella Arianna. Nel 2009 fu lei a iscrivermi a X Factor, io non avrei mai avuto il coraggio».
Un po’ come dicevano una volta le partecipanti a Miss Italia...
«È vero. Però giuro che è così. Qualcuno che ti aiuta a fare cose che non faresti mai, ci vuole».
Cosa le è venuto meglio finora?
«La collaborazione con Vasco e Gaetano Curreri, che nel 2011 scrissero per me Vuoto a perdere, colonna sonora del film Femmine contro maschi di Fausto Brizzi».
Dopo, a loro due, ha mai chiesto altre canzoni?
«No. Vasco e Gaetano quando vorranno, sanno che io ci sarò sempre».
Adesso oltre alla radio cosa fa?
«Mi riposo e preparo il tour estivo, dieci date e due eventi teatrali a dicembre a Roma e Milano. Per il resto mi piace fare radio. E non mi devo truccare né vestire bene».
A Roma ha fatto la tedofora per Milano-Cortina 2026: in tv ha visto l’inaugurazione di Milano?
«Sì, che bella. E che risate... Fra Mariah Carey e Matilda De Angelis ho avuto un attimo di esitazione pure io... (ride, ndr)».
Da Sanremo 2025 a oggi per lei è cambiato qualcosa?
«Ho capito che me la posso cavare da sola, so fare questo lavoro e sono esattamente dove voglio essere. L’ho capito il 20 dicembre con il concertone al PalaEur (con lei c’erano Gigi D’Alessio, Simona Brancale, Francesco Gabbani, Carl Brave, Fabrizio Moro, Federico Zampaglione e Gaeano Curreri, ndr). Alla fine mi sono data una pacca sulla spalla: “Brava, è tutto a posto”.
Andrà al seggio per il referendum costituzionale sulla giustizia del 22 e 23 marzo?
«Certo. Tutti dobbiamo farlo».
È per il Sì o il No?
«Confesso: non lo so. Mi devo informare. Non sono preparata».
Si sente rappresentata da una premier come Giorgia Meloni?
«Che lei sia premier è un risultato importantissimo, nessun’altra donna era mai arrivata lassù. Per il resto la mia visione politica è diversa dalla sua. Infatti, mi fa piacere che dall’altra parte ci sia la Schlein. Due donne generose che per la politica hanno fatto tante rinunce».
E qual è stata la rinuncia più importante che ha fatto lei?
«Oddio, ci devo pensare: sono lenta e anche pigra. Sembrerà una cazzata, ma all’inizio per almeno cinque anni ho eliminato il tiramisù. Per me, un incubo».