Il Messaggero, 14 febbraio 2026
FdI sperimenta il "cervellone" con l’IA per preparare i suoi parlamentari
La premessa è d’obbligo: scagli la prima pietra chi è senza sistemi di intelligenza artificiale a portata di mano. Onorevoli e senatori inclusi. Sì perché mentre il dibattito tra “apocalittici e integrati” prosegue, nella “cassetta degli attrezzi” di molti politici – fuori dalle distorsioni dei deep fake – è entrata anche l’IA: qualcuno la usa per approfondire, altri per revisionare discorsi o realizzare infografiche. Mai nessun partito, però, aveva pensato di ideare un sistema ad hoc in grado di sistematizzare le proprie posizioni su ogni tema, ad uso e consumo immediato dei parlamentari. Mai nessuno prima di Fratelli d’Italia.
Il «nome» del sistema, assicurano i pochi al corrente della notizia, va ancora scelto. La base di partenza saranno i tanti – tantissimi – dossier che il centro studi del partito, guidato dal meloniano Francesco Filini, produce periodicamente: dall’Ucraina alla giustizia, passando per l’economia e le grandi questioni europee. Un “cloud” fatto tutto di documenti, e integrabile anche da singoli esponenti ferrati su specifiche materie: su ciascuno di questi file caricati si baserà l’intelligenza artificiale generativa – il modello scelto è Gemini – per rispondere alle domande degli onorevoli interroganti.
Basterà scaricare l’applicativo e interrogare il “cervellone” digitale meloniano: Come la pensa Fdi in materia di dazi? E sulla guerra in Medio-Oriente? La risposta, con la posizione di partito, sarà subito servita. L’applicazione è in fase di sperimentazione avanzata: dopo la messa a punto e le prime prove a via della Scrofa, ora toccherà ai parlamentari: a molti che siedono nei banchi di Fdi è pervenuta una mail per avviare la registrazione sul sistema. «Sarà ad uso interno», spiegano dal partito, dove il paragone che va per la maggiore è quello di una «biblioteca» partitica al passo con l’evoluzione tecnologica. Ma è chiaro che, alla vigilia del ritorno alle urne nel 2027, oltre che da database attivo, fungerà da arma di preparazione elettorale a prova di talk show ostici o eventi su materie diverse da quelle trattate di solito. Minimizzando il rischio di scivoloni o sortite personali. Con una postilla cara a quelli che lavorano al progetto: tutti i documenti “archiviati” saranno scritti di tutto pugno dal centro studi o da membri del partito. Insomma, da umani.
Se in Fdi ci si «struttura» pure sull’IA, negli altri partiti, comunque, non si sta a guardare. Qualche passo in avanti, pure se “nell’ombra”, si starebbe muovendo dalle parti del Nazareno. Fonti del Pd riferiscono di sperimentazioni in corso, anche se l’investimento prioritario, al momento, resta sulla formazione di coloro che saranno chiamati a usare i nuovi strumenti. Un po’ come nel Movimento 5 stelle. Che, dell’IA, ha fatto uno dei suoi temi bandiera. Basti pensare a “Idia”, la kermesse organizzata dai pentastellati per riflettere sulle conseguenze sociali, lavorative ed economiche dell’uso dell’IA. All’ultima tappa, organizzata a settembre scorso a Napoli, al fianco di Giuseppe Conte, si sono alternati anche professionisti, esperti e personalità di spicco del panorama scientifico, tecnologico e politico. Da via di Campo Marzio, in ogni caso, giurano che «altre applicazioni» non sono al momento allo studio. Stesso spartito anche per Forza Italia, dove non manca chi cerca di stare al passo con i tempi. Uno fra tutti, Paolo Emilio Russo, tra i primi a interrogarsi, all’indomani della riproduzione di Gaza Riviera fatta da Trump, su come l’IA influenzerà anche le prossime campagne elettorali. Sensibilità e casi isolati, per il momento. Fatta eccezione per la Camera che, sulla spinta del presidente Lorenzo Fontana e della vice Anna Ascani, ha messo a punto il suo “Depuchat": un chatbot, realizzato con l’Università di Roma Tre che, attraverso l’IA generativa, mira a rendere maggiormente appetibili, anche graficamente, dati e informazioni relativi alla Camera e ai suoi organi, rendendola una “casa di cristallo” per i cittadini. Oggi, alla DepuChat si affianca il cervello IA di via della Scrofa. Molti, tra gli scranni di maggioranza e opposizione, restano ancora scettici sullo strumento: «Onorevole lei usa l’intelligenza artificiale?» «Pensiamo prima a quella naturale». Sipario.