il Fatto Quotidiano, 15 febbraio 2026
Da Riina a Messina Denaro, in libertà 30 eredi dei boss
Dopo gli anni passati in carcere e al 41bis, molti padrini, figli di boss, killer e gregari, sono tornati in libertà. Tra chi ha finito di scontare il debito con la giustizia, chi, grazie alle leggi vigenti ha visto scadere i termini di custodia cautelare in attesa della sentenza definitiva. Altri hanno ricevuto permessi premio grazie alla riforma sui benefici penitenziari per i mafiosi, non al 41 bis, anche se non hanno mai collaborato con lo Stato. Non si sono dissociati, né pentiti.
L’ultimo a rientrare a Palermo dopo aver scontato la sua pena è Pietro Tagliavia, appartiene ad una gens mafiosa di tutto rispetto, il padre Francesco è all’ergastolo per via D’Amelio e via dei Georgofili.
In libertà per aver espiato la condanna ci sono altri pezzi dello stesso mandamento di Brancaccio-Ciaculli: Claudio D’Amore, Nino Sacco, Giuseppe Caserta, a cui si aggiungono Antonino Lo Nigro, Johnny Lucchese, Francesco Paolo Clemente, e Giovanni Sirchia di Passo di Rigano. Altro rampollo di famiglia a piede libero per fine condanna è Calogero Lo Piccolo, erede del mandamento di Tommaso Natale-San Lorenzo, fratello di Sandro e figlio di Salvatore, entrambi all’ergastolo.
In libertà perché sono scaduti i termini di custodia cautelare invece Giuseppe Di Giovanni del clan di Porta Nuova, mentre ha già espiato la sua condanna il fratello Tommaso. A Corleone è tornata Maria Concetta Riina, figlia del capo dei capi Totò, sottoposta all’obbligo di dimora dopo l’arresto a Firenze per estorsione aggravata. In casa non ha trovato il fratello minore Salvatore, espiata la condanna di 8 anni per mafia, ha vissuto tra Padova e Corleone, per poi spostarsi in Spagna. Nella vecchia roccaforte di Riina-Provenzano-Liggio, è tornato Rosario Lo Bue, già ritenuto erede dei corleonesi, mentre a Misilmeri ha fatto ritorno Francesco Lo Gerfo. Entrambi hanno pagato il debito con la giustizia. A San Cipirello è rincasato Romualdo Agrigento, figlio del boss Giuseppe al 41 bis, che ha ottenuto la liberà vigilata dopo la condannato all’ergastolo. È stato uno dei carcerieri e assassini del piccolo Giuseppe Di Matteo. A luglio scorso a Castelvetrano è riapparsa Anna Patrizia Messina Denaro, sorella della primula rossa Matteo. Ha finito di scontare la condanna a 14 anni e 6 mesi e si è ricongiunta al marito Vincenzo Panicola, libero dopo 8 anni.
La mappa degli scarcerati passa da Caltanissetta dove sono scaduti i termini della detenzione per Carmelo Antonio Bontempo, finito sotto inchiesta perché ritenuto figura guida della mafia nissena.
Anche alle pendici dell’Etna, da due anni è in libertà Roberto Vacante, ha finito di scontare la sua condanna dopo la detenzione al 41 bis e la confisca di 15 milioni. Sposato con Irene Santapaola, nipote del padrino Nitto, ha reinvestito i proventi della famiglia mafiosa dei Santapaola-Ercolano.
Dal 2023 è libero anche Lorenzo Pavone, ha pagato il debito con la giustizia dopo le condanne per mafia ed estorsione, ritenuto a capo della cellula di Picanello degli Santapaola-Ercolano. Senza dimenticare un’altra figura chiave del panorama mafioso catanese, Giovanni Comis, scarcerato nel 2022 dopo aver scontato la sua pena, anche lui considerato organico del clan Picanello, a cui sono stati confiscati 2,5 milioni di beni legati alle attività discografiche. Incideva gli album dei cantanti neomelodici, tanto amati dai boss.
La recente escalation di intimidazioni, con bombe carta esplose nelle saracinesche di attività di ristorazione a Siracusa, hanno riacceso l’attenzione in un territorio dove la mafia è stata spesso ritenuta ‘in sonno’. Nell’ultimo anno, due uomini di punta del clan Santa Panagia sono tornati in libertà dopo aver espiato la condanna: l’ex reggente Giancarlo Cavarra, che ha scontato 19 anni di carcere, e il suo gregario Umberto Piantini. Lo scorso anno sono balzati agli onori della cronaca i diversi permessi premio concessi ai mafiosi. A partire da Vito Brusca, nipote di Bernardo Brusca e cugino di Giovanni; e Girolamo Buccafusca già referente di Porta Nuova. Altro permesso è stato concesso a Ignazio Pullarà, già capomafia di Santamaria di Gesù; a Raffaele Galatolo, fratello di Vincenzo Galatolo della famiglia dell’Acquasanta; e a Giovanni Formoso, fedelissimo dei fratelli Graviano, già condannato all’ergastolo per la strage via Palestro a Milano. E ancora a Paolo Alfano, legato a Totò Riina e condannato nel maxiprocesso a 17 anni, oltre all’ergastolo per due omicidi.
Ma gli uomini di Cosa nostra non vanno certo in pensione. Come insegnano i numerosi i casi di boss che dopo anni di detenzione sono tornati a tenere le redini degli affari mafiosi. L’ultimo è stato l’83enne Francesco Bonura, dopo cinque anni di libertà è finito di nuovo in carcere nel 2025 con l’accusa di essere il referente di Passo di Rigano. Prima è toccato all’ottantenne Settimo Mineo, liberato nel 2013 e arrestato nel 2018 perché pronto a ricostituire la cupola. Salvatore Sal Catalano dopo 25 anni di carcere negli States, è tornato a Palermo per finisce in arresto per estorsione nel 2024. Infine c’è ‘u dutturi’ Giuseppe Guttadauro, cognato di Messina Denaro, condannato nel “caso Cuffaro”, tornato libero nel 2012 e arrestato per mafia 2022 insieme al figlio a Roma.