Corriere della Sera, 13 febbraio 2026
Intervista a Franco Maresco
«Né Chaplin né Rossellini hanno salvato il mondo, figuriamoci se possiamo farlo noi: l’umanità è finita. Lascio agli altri il ruolo di tessitori, per me tengo quello di Penelope che di notte tira il filo e disfa». Parola di sua maestà il Cinismo, ovvero Franco Maresco, il regista che con l’allora sodale Daniele Ciprì rivoluzionò finanche la televisione italiana. Parola che però, a dispetto delle intenzioni, non scoraggia anzi sortisce l’effetto contrario. Premio speciale della giuria alla Mostra di Venezia 2019 per La mafia non è più quella di una volta, l’artista palermitano debutta domani in prima assoluta al Teatro Nazionale – che lo produce – con I poeti non cadono in piedi. L’amaro caso del teatrante Scaldati secondo Franco Maresco. Cofirmato con Claudia Uzzo, lo spettacolo indaga e tenta una restituzione dell’universo poetico di Franco Scaldati, drammaturgo e poeta irregolare, sperimentatore della lingua, un irriducibile rimosso già in vita, incistato come una bolla poetica in una Palermo «apatica e cattiva» che lo ignorava. Così lo hanno raccontato nel Ridotto del Mercadante, il direttore Roberto Andò e lo stesso Maresco, in una conversazione densissima, il cui incipit è stato affidato all’incontro tra Scaldati e Enzo Moscato, autore al quale proprio Andò ha dedicato lo spettacolo Non posso narrare la mia vita.
Due registi che lavorano su due poeti e drammaturghi, in un confronto impastato di lingue del Sud fattesi «carne» del teatro, di visioni sconfinanti che, almeno una volta si sono incontrati in scena: «Avvenne nel 2005, al Teatro Garibaldi di Palermo che era molto legato a Carlo Cecchi: qui – ricorda Maresco – portarono in scena il dittico Passo a due con Sonno e sogni scritto, diretto e interpretato da Franco Scaldati e Spiritilli di Moscato». Sullo schermo scorrono le rare immagini di quell’incontro di lingue. «Le girò un mio amico che era lì – spiega il regista palermitano – e ricordo che Franco era anche un po’ competitivo». Eppure il grande tributo che Napoli ha offerto a Moscato dopo la sua morte, avvenuta nel 2024 – l’intitolazione della Sala Assoli, le rassegne e lo stesso omaggio di Andò – non hanno avuto un corrispettivo nel caso di Scaldati. «È stato dimenticato già in vita: anche Leoluca Orlando che pure è stato il sindaco della primavera di Palermo, ha fatto solo promesse.
E se il suo archivio è stato messo in salvo si deve a un leghista: l’assessore alla cultura della Regione». La storia è emblematica. «Le carte di Scaldati stavano marcendo nell’umido e rischiavano di essere divorate dalle tarme. Tutti gli appelli a Orlando furono inascoltati. Così gli eredi decisero di metterle in salvo alla Fondazione Cini di Venezia. Capito? Le carte di un grande siciliano stanno in Veneto! Il giorno in cui il furgone era carico e in partenza, l’assessore leghista voleva fermarlo, ma era tardi. D’accordo con gli eredi ha poi finanziato l’opera omnia di Franco Scaldati, pubblicata da Marsilio che in questo caso è solo lo stampatore». Melino Imparato, storico attore dello scrittore siciliano e «reperto» del suo teatro, racconta: «Franco fino alla fine ha scritto con l’Olivetti e usava il bianchetto per correggere gli errori. Così i fogli spesso sono attaccati tra loro: alla Fondazione Cini dovranno avere una cura speciale per le sue carte. Qualche inedito? Certo, ce ne sono ancora». Tra cui, dice Maresco «alcuni appunti su Falcone. Franco non era un militante, non entrava nelle polemiche e fu criticato, voglio dirlo con Sciascia, dai professionisti dell’antimafia. Quando Palermo è stata Capitale della Cultura, al suo lavoro non andò un euro: nella città di cui rappresentava l’anima in maniera struggente non c’è nemmeno un luogo che lo ricordi». I poeti non cadono in piedi, al Mercadante fino al 15 febbraio, sarà poi a Gibellina mentre per l’anno prossimo Andò annuncia l’allestimento di Il pozzo dei pazzi di Scaldati in coproduzione con il Biondo. Sul palco del Mercadante con Maresco Umberto Cantone, Aurora Falcone, Melino Imparato, Ernesto Tomasini. Le scene sono di Nicola Sferruzza e Cesare Inzerillo; le musiche di Salvatore Bonafede; i video di Francesco Guttuso per Lumpen Film; il disegno luci di Carmine Pierri.