La Stampa, 15 febbraio 2026
Italiani divisi sullo scandalo americano per sei su dieci anche Trump è coinvolto
C’è un’Italia che crede al coinvolgimento di Donald Trump nello scandalo Epstein e un’altra che lo assolve. A prevalere è la prima: il 60,0% degli italiani è convinto che il presidente americano sia coinvolto nello scandalo sessuale legato a Jeffrey Epstein. All’interno di questo fronte, il 10,6% ritiene che il coinvolgimento sia marginale, una lettura che trova particolare riscontro tra gli elettori dei partiti oggi al governo. Non a caso, nell’area dell’esecutivo un elettore su tre della Lega (30,3%) è convinto che Trump non abbia alcuna implicazione nella vicenda che continua a tenere con il fiato sospeso numerose figure di primo piano della scena internazionale. Eppure, fotografie, testimonianze e documenti emersi con l’apertura dei file hanno più volte accostato il nome del miliardario americano a quello di colui che sarebbe poi diventato presidente degli Stati Uniti, alimentando dubbi, sospetti e una narrazione che continua a evolversi, portando alla luce nuove rivelazioni giorno dopo giorno. Le vicende di Jeffrey Epstein e della sua ex compagna Ghislaine Maxwell continuano a colpire profondamente l’opinione pubblica italiana, e non solo per la loro dimensione giudiziaria. A renderle così pervasive è una combinazione di fattori politici, culturali e mediatici. In Italia esiste una diffidenza storica verso i potenti che “se la cavano sempre”, e questo caso sembra contenerne tutti gli ingredienti: feste, miliardari, politici, celebrità internazionali, donne affascinanti, reti di influenza e, sullo sfondo, il sospetto del coinvolgimento di apparati di intelligence. L’idea che persone ricchissime possano commettere crimini gravissimi restando impunite tocca un nervo scoperto in un Paese in cui il tema della giustizia a due velocità è profondamente radicato nell’immaginario collettivo. Non è solo una storia americana: è una vicenda che gli italiani riconoscono, perché somiglia a molte altre già viste. La narrazione del caso Epstein è diventata un crocevia perfetto tra giornalismo investigativo, social media, teorie del complotto, spionaggio e – purtroppo – anche criminalità e violenza documentata. In questo contesto, quasi un italiano su due (46,2%) ritiene che lo scandalo possa indebolire ulteriormente la figura dell’ex presidente americano, già al centro di forti contestazioni per le sue politiche. A resistere a questa lettura sono soprattutto gli elettori del centrodestra, a conferma di come il caso venga interpretato anche attraverso lenti ideologiche e geopolitiche. Di segno opposto, infatti, l’atteggiamento degli elettori del Partito democratico (67.0%), di Alleanza Verdi e Sinistra (57.0%), di Italia Viva (89.0%) e di Azione (73.0%), che si dicono largamente convinti di un possibile indebolimento internazionale di Donald Trump anche a causa di questa vicenda. Più sfumata, invece, la posizione dell’elettorato del Movimento 5 Stelle (44.0%), che pur collocandosi nell’area dell’opposizione esprime maggiori dubbi sugli effetti politici dello scandalo. Il caso Epstein si inserisce in una fase storica in cui la fiducia degli italiani verso gli Stati Uniti è in calo. Non si tratta solo di Donald Trump o di un singolo scandalo, ma di una percezione più ampia: quella di un Occidente che predica valori universali mentre fatica a fare i conti con le proprie ombre. Jeffrey Epstein diventa così una prova simbolica dell’idea che “l’intero sistema è marcio”, un sistema che protegge sé stesso prima delle vittime. Anche se la vicenda nasce oltreoceano, il coinvolgimento – diretto o indiretto – di figure europee e internazionali rafforza la sensazione di uno scandalo globale. Gli italiani percepiscono di far parte di questo mondo e temono che le ricadute, politiche e morali, non siano affatto lontane. Sui social network il caso Epstein prospera perché risponde perfettamente alle logiche dell’algoritmo: potere, sesso, segreti, immagini iconiche, vittime innocenti e una morte mai del tutto chiarita. La mancanza di verità definitive alimenta un flusso continuo di contenuti, dove informazione e disinformazione si mescolano e dove la sfiducia verso le versioni ufficiali diventa carburante narrativo. In un Paese abituato ai misteri irrisolti, alle mezze verità e ai silenzi di Stato, la morte di Epstein – ufficialmente un suicidio, ma segnata da clamorose falle nella sorveglianza – riattiva una cultura profonda del sospetto, figlia del diffuso sentimento del “non ce la raccontano giusta”. Jeffrey Epstein è morto, Ghislaine Maxwell è in prigione a scontare la sua pena, tuttavia la rete attorno è rimasta in gran parte intatta. Tutto ciò fa pensare che quando la responsabilità collettiva viene ridotta a pochi colpevoli, possibilmente estromessi subito dalla scena sembrerebbe una punizione di pochi per salvarne molti altri, ma a che prezzo? Al centro di tutto resta tuttavia l’aspetto più terribile: lo sfruttamento sessuale di minori, le reti organizzate, i silenzi e le coperture del potere. Sentiamo parlare di “scandalo”, “file”, “liste”, ma raramente di stupro, abuso, violenza sistemica… Il linguaggio addolcisce ciò che è già durissimo rendendolo più “digeribile”. Su questo tema le divisioni politiche si assottigliano, l’indignazione è trasversale, priva di colore ideologico, perché tocca una ferita che colpisce chiunque. Le vittime diventano il punto di rottura di ogni giustificazione, il limite invalicabile oltre il quale la politica perde ogni alibi. Il caso Epstein interessa gli italiani perché racconta una storia che già conosciamo: quella di un potere opaco, di servizi segreti che sfiorano la trama, di vittime dimenticate e di verità che faticano a emergere. È uno specchio inquietante in cui l’Occidente – e noi con esso – è costretto a guardarsi. Forse il caso Epstein non ci ossessiona perché non sappiamo cosa sia successo, ma perché intuiamo benissimo cosa potrebbe essere accaduto e temiamo che nessuno abbia davvero interesse a dimostrarlo. Resta la domanda più scomoda, quella che rende questo scandalo ancora vivo: la verità verrà mai chiarita fino in fondo, o resterà sepolta insieme a chi avrebbe potuto raccontarla.