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 2026  febbraio 15 Domenica calendario

Bare Knuckle Boxing. Sakara: non siamo tipi da trattare con i guanti

Più di un pugno in piena faccia, poté il caotico traffico del Grande raccordo anulare di Roma. «Mi mette ko», dice Alessio Sakara, uno dei nomi più famosi nel mondo degli sport da combattimento e da qualche anno anche volto noto della televisione. Uno che a 44 anni ha deciso di combattere in quella che in America è diventata una disciplina seguitissima, la bare knuckle boxing, ovvero i combattimenti a mani nude.
Ora, per capire di cosa stiamo parlando, basta elencare il bilancio dell’ultimo match che gli è valso il titolo di campione mondiale dei mediomassimi: una dozzina di punti per ricucire la testa, il labbro e l’arcata sopraccigliare; lividi sparsi; una notevole dispersione di sangue; un taglio alla mano. «Ma quello me l’hanno fatto i denti del mio avversario…». Che adesso ha urgente bisogno di un dentista. Ora quello che in America è diventato un fenomeno è arrivato anche da noi. Al punto che il colosso delle tv a pagamento Dazn ha deciso di trasmetterne gli incontri. A fargli passare l’Oceano è stato Gabriel Rapisarda, proprietario di una società di distribuzione di alcolici e bevande energetiche che al suo fianco può contare su Conor McGregor, fighter notissimo delle Mma (mixed martial arts) e anche delle cronache giudiziarie.
Rapisarda un anno e mezzo fa ha finalizzato un accordo con la Bkfc, la più importante federazione americana di bare knuckle boxing per poter organizzare una serie di incontri in Italia. Il primo si è tenuto a Firenze lo scorso luglio dove sul ring è salito Andrea Bicchi. A Roma, poi, Sakara ha battuto Christian Camozzi. Nella Capitale c’erano ottomila persone, compresi, a bordo ring, personaggi dello spettacolo come Maria De Filippi e dello sport come Alessandro Del Piero. A cui, assicura Rapisarda, due uomini di 100 chili che «si pistano come l’uva» non hanno dato fastidio. «Il prossimo evento si terrà a maggio e ci sono tre città in lizza: Milano, Roma e Napoli».
A questo punto bisogna fare un passo indietro e tornare al 2018. Fino a quel momento i combattimenti a mani nude erano clandestini. Niente regole, un giro di scommesse illecite, al posto del ring garage o scantinati. E molta gente a vederli. Ma dove c’è interesse c’è business. Arriva così il momento di uscire dall’illegalità e dare una veste rispettabile ai combattimenti. Nasce il Bare Knuckle Fighting Championship (Bkfc), campionato fondato da David Feldman (affiancato da qualche anno da Conor McGregor), uno che aveva il combattimento nel Dna, non fosse altro perché aveva organizzato incontri di boxe prima di passare alle Mma.
Il primo Stato Usa a riconoscere la boxe a mani nude è il Wyoming. Da lì in poi seguiranno gli altri. Ma c’è un problema: bisogna rendere “più presentabile” la disciplina. Per questo vengono stilate delle regole: i round sono cinque di due minuti ciascuno; le mani devono essere chiuse e i colpi indirizzati a testa e busto (mai a collo, nuca o reni); non sono consentiti calci, gomitate, ginocchiate o prese; non si può colpire l’avversario al tappeto.
Il non avere guantoni rende tutto piuttosto cruento. Ovvio che, visto che si tratta di ossa della mano contro ossa del viso, il sangue scorra rapido e copioso. Cosa che però, giura chi combatte e chi organizza, non vuol dire una maggiore pericolosità rispetto alla boxe. Spiegano infatti che l’imbottitura dei guantoni attutisce i colpi aumentando il numero di quelli che si incassano: mentre a mani nude i colpi sono di meno e i ko molto più frequenti. Quindi i combattimenti più brevi. Onde evitare rischi, però, a bordo ring c’è un numeroso staff medico.
In realtà, parlando con Sakara, sembra che la cosa che preoccupa di più chi combatte siano le fratture alle mani: «Se tiro un pugno e prendo in testa l’avversario, senza la protezione dei guantoni rischio di rompermi il polso. Per questo bisogna essere molto precisi. Mentre la guardia deve essere stretta per proteggersi dai colpi diretti». Uno dei punti fondamentali della preparazione è il condizionamento delle ossa della mano per creare un callo il più resistente possibile: «Faccio il sacco a mani nude, aumentando via via la potenza dei colpi».
Insomma, combattere senza guantoni sarà anche meno pericoloso del pugilato ma è anche vero che, continua Rapisarda, «ancora oggi molti fighter si rifiutano di farlo a mani nude». Cosa che però non ne arresta la diffusione: gli eventi della Bkfc sono sempre affollatissimi, si combatte anche in Medio Oriente, Europa dell’Est e Sud America. Tra gli sponsor c’è un colosso come OnlyFans. Insomma, di soldi ne girano parecchi. Anche se, assicura Sakara, non sono quelli che l’hanno spinto a salire sul ring: «A me piace combattere, smetterò quando non avrò più voglia di allenarmi o quando troverò uno più giovane che mi mette sotto». Fino a questo momento non è ancora successo.