repubblica.it, 15 febbraio 2026
Che ci facciamo qui? A centinaia (tutto esaurito) in un capannone ai cantieri navali di Brooklyn in una notte polare? Il biglietto costava 200 dollari, per assistere a una serata di “Sumo+Sushi”
Che ci facciamo qui? A centinaia (tutto esaurito) in un capannone ai cantieri navali di Brooklyn in una notte polare? Il biglietto costava 200 dollari, per assistere a una serata di “Sumo+Sushi”. Ora, dato che a New York esiste un ristorante giapponese in ogni isolato non era la confezione di pesce crudo (bevande a parte) l’obiettivo ma, per esclusione, il sumo. Chiamateli Osaka Globetrotters. Girano l’America di città in città, piantano il tendone, si fanno fotografare in costume davanti al monumento simbolo del luogo, poi salgono sul palco e inscenano l’antica e nobile arte, tra filosofia e wrestling. Un circo extralarge.
Il loro Barnum è Konishiki, l’unico straniero, nato alle Hawaii, entrato nell’olimpo del sumo quando pesava 280 chili e ora promoter e speaker di queste serate. Novanta minuti, sei lottatori, tanta birra. Il pubblico americano è così: qualsiasi sport è un intervallo tra alcol e cibo, siano fettine di tonno o ali di pollo. Questo è molto giovane e in maggioranza composto da donne. Guardo la platea più ancora del ring: sono venute qui per vedere i corpi impossibili di uomini che si allenano per ore a stomaco vuoto, poi ingeriscono 5000 calorie, ma sono inaspettatamente agili, perfino flessibili. Profili montagnosi, linee morbide: corrono brividi quando si tolgono le vestaglie, ancor più quando, con una mossa proibita, Kamiyama detto Ruru (200 kg) cerca di deconcentrare Ohtani detto Ohtani (200 kg) srotolando la cintura colorata che gli copre l’unica parte non esposta.
Una ventenne in pelliccia domanda all’amica: «Secondo te, come se lo trovano?». L’altra non risponde, filma col cellulare. Eppure, le dimensioni non contano: nel sumo non ci sono categorie per stazza, tutti contro tutti. Dovrebbe essere uno stile di vita, un’auto-scultura, equilibrismo sul filo del peso. Samurai disarmati per duelli a imbuto: anni di preparazione per incontri che durano meno di 20 secondi. Esci dal cerchio e tutto finisce. Sfiori il tappeto e tutto finisce. La sola grandezza possibile è restare in piedi, al centro del proprio destino. Vincere è accettarlo, non sfidarlo. Il naturale contrario di Hajato detto Osaka Jo (210 kg) è Lindsey Vonn. Si cade inciampando nei propri confini. Nel tempo che condanna il body shaming gli Osaka Globterotters coltivano la diversità, la ostentano, ne fanno bandiera e vanno a piantarla in terra straniera, nella patria dell’equivoco. Questi sei potrebbero fare a pezzi le centinaia che li guardano divertiti. Ma non c’è battaglia, non filma Tarantino: è solo esibizione. Purché paghiate a peso d’oro.