la Repubblica, 15 febbraio 2026
Viminale condannato, risarcito migrante trasferito dall’Italia in Albania: è la prima volta
Un risarcimento di 700 euro per il mese illegittimamente trascorso nel cpr di Gjader. La sentenza del 10 febbraio scorso firmata dal giudice Corrado Bile del tribunale di Roma è la prima a condannare il ministero dell’Interno per un trasferimento di migranti da un Cpr italiano a quello in Albania, costituisce un precedente ed è destinata ad aprire un nuovo fronte di scontro con il governo in piena campagna per il referendum sulla giustizia.
Il trasferimento del migrante in Albania, secondo i giudici del tribunale di Roma, ha “inciso direttamente sui diritti fondamentale convenzionalmente e costituzionalmente tutelati”.
Ma ecco i fatti. Il 10 aprile scorso, il migrante in questione, un algerino di 50 anni e in quel momento trattenuto al Cpr di Gradisca d’Isonzo, viene improvvisamente trasferito. Gli viene comunicato che la sua destinazione è il Cpr di Brindisi, invece (fascette ai polsi per tutta la durata del viaggio) viene portato in Albania. Glielo dicono solo 48 ore dopo il suo arrivo. L’uomo, che vive in Italia da 19 anni, ha una compagna italiana e due figli minorenni, è tra le altre cose impossibilitato a vedere la sua famiglia che vive nel nord Italia. Come molti altri, a Gjader presenta una richiesta di asilo, il suo legale Gennaro Santoro fa ricorso e il 9 maggio i giudici – come prevede la legge nelle more dell’esame della sua richiesta di asilo – dispongono la sia liberazione.
Da qui la richiesta di risarcimento del danno non patrimoniale subito, ora per la prima volta riconosciuta dal tribunale di Roma.
La notizia scuote l’opposizione. “Un cittadino algerino, da quasi vent’anni in Italia con famiglia e figli, trasferito a sorpresa nel centro in Albania è ora da risarcire – commenta Francesco Boccia, presidente dei senatori Pd – È questo il risultato effettivo delle politiche sull’immigrazione dell’esecutivo: decisioni forzate, contenziosi, e un danno economico che ricade sulle casse pubbliche. Il caso del risarcimento non è un episodio isolato, ma il simbolo di una linea costruita più sugli annunci che sulla solidità giuridica. L’Italia paga il prezzo di scelte improvvisate che non risolvono i problemi e indeboliscono la credibilità del Paese. Dopo quattro anni, il bilancio è chiaro: il centro in Albania, presentato come svolta epocale, diventa il paradigma di una politica migratoria inefficace e costosa con un lo sperpero economico senza precedenti. I fatti – conclude Boccia – parlano più degli slogan”.
“L’operazione-farsa del governo sui centri di reclusione in Albania produce non solo un immane spreco di soldi pubblici ma anche eclatanti violazioni di legge. Come quella accertata dalla sentenza di alcuni giorni fa con cui il Tribunale di Roma ha condannato il Ministero dell’Interno per avere effettuato il trasferimento nella struttura di Gjader in Albania di un cittadino algerino di 50 anni detenuto nel Cpr di Gradisca d’Isonzo. Il tutto senza un provvedimento scritto motivato e verso una destinazione diversa da quella comunicata. È sempre più evidente che il governo sul versante delle politiche migratorie colleziona un fallimento dietro l’altro, con provvedimenti-bandiera che hanno basi giuridiche inconsistenti, infrangono diritti convenzionalmente e costituzionalmente tutelati e non risolvono nessun problema concreto”. Così il senatore del Pd Dario Parrini, vicepresidente della commissione Affari costituzionali a palazzo Madama.
“Non solo i centri in Albania sono un costoso flop, ma ora iniziano a essere una vera e propria beffa: il governo è stato condannato a risarcire un migrante trasferito illegalmente dal cpr di Gradisca a quello di Gjadër, ledendo i suoi diritti diritti fondamentali costituzionalmente tutelati, come deciso dal tribunale di Roma. Se pure si tratta di una cifra irrisoria, 700 euro, a pagare saranno i contribuenti italiani che vedono aggiungere un altro capitolo di spesa a loro carico per la sadica propaganda di Giorgia Meloni”. Lo afferma il segretario di Più Europa Riccardo Magi.