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 2026  febbraio 15 Domenica calendario

Meloni: “Merz sbaglia sugli Usa. Italia nel Board da osservatore”

Tra l’andata e il ritorno da Addis Abeba si è inceppato il «motore italo-tedesco» sognato da Giorgia Meloni. Con la Germania di Friedrich Merz resta la sintonia su un tema non banale, la competitività europea, ma l’idea di una convergenza Roma-Berlino a tutto campo, in grado di soppiantare lo storico asse tra Germania e Francia, appare quantomeno appannata al termine della trasferta etiope della premier. Meloni non ha voluto partecipare alla conferenza sulla sicurezza di Monaco, da dove proprio Merz ha attaccato Trump e l’ideologia Maga, rilanciando sui social (con tanto di tag) una foto con Emmanuel Macron e il britannico Keir Starmer. Mentre in Baviera il grosso dei leader continentali discuteva di Ucraina e delle relazioni tormentate tra le due sponde dell’Atlantico, la premier era indaffarata qui, per un doppio summit: quello tra Italia e Africa, per rilanciare il suo piano Mattei, e per partecipare alla riunione annuale dell’Unione Africana, invitata come ospite europeo.
Dalla Mandela Hall, gigantesca sede dell’Ua, Meloni prende le distanze dal cancelliere tedesco, pur di non sconfessare Trump. È una doppia mossa, quella della premier, che mette a verbale anche un annuncio non scontato: l’Italia parteciperà al controverso Board of peace di The Donald, anche se con il rango minore di “Paese osservatore”. Un modo per tenere un piede dentro a questa para-Onu privata orchestrata dal tycoon, senza però aderire pienamente, anche perché questa seconda ipotesi, l’ingresso a tutto tondo, avrebbe sollevato problemi con la Costituzione, sempre tutelata dal Colle. E avrebbe comportato l’esborso di un miliardo di euro, la fiche per accomodarsi ufficialmente al tavolo.
Parlando con quattro quotidiani, tra cui Repubblica, la premier commenta la “frattura tra Ue e Usa” dichiarata da Merz ieri l’altro in Baviera. «Siamo in una fase molto complessa e particolare dei rapporti tra Europa e Stati Uniti – ammette Meloni – Credo che Merz faccia una valutazione corretta quando dice che l’Europa deve occuparsi di se stessa, fare di più per esempio sulla sicurezza, costruire la colonna europea della Nato. Dopodiché io penso che dobbiamo lavorare a una maggiore integrazione tra Europa e Usa, per valorizzare quello che ci unisce piuttosto che quello che può dividerci». Sin qui nessuno strappo con Berlino. A sentire la presidente del consiglio, l’Europa deve «lavorare per tornare effettivamente un attore forte», anche perché, riconosce, «viviamo in un’era geopolitica in cui di certezze non ce ne sono più moltissime». La distanza da Merz arriva però quando le viene chiesto se condivide le critiche del cancelliere alla cultura Maga. «No, direi di no – ribatte Meloni – queste sono valutazioni politiche, ogni leader le fa come ritiene, ma non è un tema di competenza dell’Ue».
Subito dopo Meloni annuncia che l’Italia in qualche forma parteciperà alla riunione del Board of peace prevista giovedì a Washington. Al varo dell’organismo, il 22 gennaio a Davos, non si era presentata. E Trump non le aveva concesso un bilaterale sulle alpi svizzere. Ora dall’Etiopia la premier manda segnali di ricucitura. «Siamo stati invitati come paese osservatore, per noi è una buona soluzione rispetto al problema che abbiamo della compatibilità costituzionale con l’adesione». In Medio Oriente, la situazione è «molto fragile, credo che una presenza italiana ed europea sia necessaria quindi risponderemo positivamente all’invito». Per stessa ammissione della premier però non è ancora chiaro «a quale livello» si terrà il summit negli Usa, cioè se con i leader o con i ministri degli Esteri, in quel caso partirebbe Antonio Tajani. Al momento quest’ultima ipotesi sembra essere la più probabile. «Immagino ci saranno anche altri paesi europei, non saremo gli unici – conclude la premier – Ne stiamo parlando». Contatti con le altre cancellerie, dunque, in particolare con «la sponda est»: Grecia, Malta, Cipro. Non è chiaro se proprio Merz parteciperà, oltre a Macron. Von der Leyen non ci sarà: manderà la commissaria al Mediterraneo, Dubravka Šuica.